Viterbo, 23 marzo 2020 – Covid19: le misure di contenimento stanno funzionando? Il verdetto lo consegnerà la settimana che inizia oggi. L’11 marzo è cominciato il blocco, seppur parziale, delle attività economiche con conseguente isolamento delle persone in casa. Poiché il virus ha 14 giorni massimo di incubazione, intorno al 25 marzo si dovrebbe registrare il picco, dopo il quale il numero dei positivi dovrebbe iniziare a diminuire. Se questo avverrà, vuol dire che restare a casa ha dato i suoi frutti.. Del resto, in assenza di un vaccino, l’ unica via di fuga dall’epidemia è sembrata quella di arrestare il contagio, annullando i contatti tra le persone. Ieri, dall’inizio dell’epidemia, si è registrata la prima diminuzione di nuovi contagiati, passati da 4821 del 21 marzo a 3957 del 22 marzo. Un segnale incoraggiante, ma ancora insufficiente per poter dire che il virus sta regredendo. I prossimi giorni confermeranno o smentiranno questa prima, timida, inversione rendendola o meno definitiva. Ma anche quando il contagio inizierà a decrescere e il Covid19 avrà arrestato la sua corsa, resta l’incognita del dopo. Cosa si potrà o non si potrà fare? L’Italia è stata toccata per prima dal contagio, ma ora esso si sta manifestando anche negli altri Paesi europei. Quando l’Italia sarà entrata nella fase regressiva, altrove il virus potrebbe trovarsi nella sua piena espansione e con la libera circolazione delle persone si è visto come anche un solo, nuovo, paziente zero sarebbe sufficiente per gettare nuovamente il Paese e tutta la popolazione nel baratro dell’epidemia. Insomma, spezzare la catena del virus, anche quando questo rallenterà, in un mondo dove la globalizzazione si è spinta ai massimi livelli, non sarà un’impresa di poco conto. Va considerato anche che, secondo studi effettuati dalla Cina, almeno un terzo dei contagiati sarebbe asintomatico. Infetti latenti che possono a loro volta trasmettere il virus ad altri. Tutto ciò fa ragionevolmente presumere che il ritorno alla normalità sarà molto graduale. Ma anche che molte cose potrebbero cambiare. Iniziare a riaprire qualche bar, ristorante, a ridosso della stagione estiva, non significherà spalancare le porte del Paese a tutto il mondo, soprattutto quando una parte di esso, gli altri paesi europei, potrebbe trovarsi nella fase più turbolenta del virus. Solo l’isolamento, ad oggi, ha evitato il replicarsi dei drammatici scenari visti nel Nord Italia anche al Centro-Sud del Paese. Ad oggi, dunque, con il picco che ancora non è arrivato, sembra piuttosto improbabile che il 3 aprile tutti i divieti e le misure di contenimento cadranno. Come sembra, invece, altamente possibile che alcuni modelli di vita sperimentati in questo periodo di emergenza potranno radicarsi, tipo le forme di comunicazioni a distanza, il telelavoro. La propensione a viaggiare sarà ancora quella di prima? Il 2020 anche senza il virus, potrebbe rivelarsi uno spartiacque tra quello che siamo stati prima e quello che saremo da oggi in poi.