Viterbo, 6 maggio 2020 – Quando si sono assunti il rischio di impresa, forse nessuno di loro avrebbe mai pensato all’arrivo di una pandemia di proporzioni globali, senza precedenti nella storia recente. Eppure il Covid-19, uno scenario vissuto finora solo nei film apocalittici, si è concretizzato. L’intero mondo si è fermato. L’Italia, più di ogni altro. Colpita in maniera pesante dal virus. E se ora i contagi vanno via via scemando, grazie alla grande civiltà degli italiani che, salvo alcune eccezioni, hanno accettato di rinchiudersi a casa, di mettere in pausa le loro vite, comprese le loro attività, il ritorno alla normalità rischia di tradursi in un “The Day Afternoon”. Incassi azzerati per la quasi totalità delle aziende italiane, grandi e piccole, i negozi, i professionisti. Se questo è il passato, il futuro non si prospetta migliore. Il virus è ancora là, in strada, pronto ad aggredire. Bisogna ancora difendersi. Chiedendo nuovamente un sacrificio alle attività: meno clienti nei locali, adozione di misure di sicurezza. Riaprire non significherà recuperare i guadagni perduti. Almeno inizialmente sarà una sfida a restare a galla, almeno per un po’, prima di sperare in una nuova fase espansiva dell’economia ora prevista in forte recessione. Ma su quali aiuti possono contare gli imprenditori italiani e viterbesi? L’unica strada che finora sembrerebbe aprirsi è quella di contrarre debiti. Non proprio una rosea aspettativa per chi non ha incassato, ha sostenuto delle spese, e presto dovrà pagare le tasse. Dal governo, secondo quanto riferito da alcuni commercianti viterbesi, non si è visto un euro. «Io sono una persona ottimista, ma lo stato d’animo non è dei migliori – dice la titolare della gelateria “Un Sacco Buono” -. Manca la convivialità con il proprio cliente, l’impossibilità di avere un rapporto diretto, sociale, è tutto distaccato. Tutto ciò non fa bene all’umore. Peggiorato dal fatto che non stiamo ricevendo aiuti concreti da chi ci governa. La mia attività, tra virgolette, è più fortunata. Ho la possibilità di vendere una vaschetta di gelato che il cliente si porta a casa. Ma per tantissimi altri colleghi che gestiscono bar e ristoranti la situazione rischia di diventare veramente drammatica. Speriamo di farcela. Ma se non riceviamo aiuti concreti, sarà veramente difficile. Ad oggi non abbiamo visto assolutamente nulla. I famosi 600 euro c’è chi è riuscito ad averli e chi no. Hanno parlato di finanziamenti alle piccole e medie imprese di 25 mila euro, ma vi posso assicurare che sono stati in pochissimi ad accedervi. Non è assolutamente vero quello che ci hanno detto che era una procedura snella e veloce. Ci sono tantissimi paletti come in precedenza». Ad essere certe in questi mesi di chiusura sono state solo le spese: «Non ci è stato bloccato alcun tipo di pagamento. Noi chiediamo degli aiuti seri. Dopo due mesi di chiusura la bolletta dell’Enel è arrivata, così anche quella dell’acqua e abbiamo dovuto utilizzare i nostri risparmi personali. Ora si ricomincia da zero. Tutto quello che ci viene comunicato è a libera interpretazione. Si parla di tante cose, ma di notizie dirette e certe ne abbiamo veramente poche. Tutto per sentito dire. Siamo in balia delle interpretazioni. Si spera solo nel buonsenso delle persone. C’è grande preoccupazione che la curva del contagio possa risalire e farci ripiombare nel lockdown». A sottolineare la mancanza di aiuti da parte dello Stato anche Claudio del Blu Bar di Piazza Crispi: «Io sono stato chiuso due mesi e non ho visto un centesimo da parte del governo – dice -. Ora speriamo che la gente arrivi. Possiamo solo lavorare con l’asporto. Dallo Stato, però, non è arrivato assolutamente niente. E anche in questi mesi che siamo stati chiusi abbiamo continuato a pagare le spese, sia quella nostre personali, sia quelle aziendali».