Home Cronaca Chiusi fino al 1° giugno, protesta dei parrucchieri. «Svaniti un terzo dei guadagni annuali».
Chiusi fino al 1° giugno, protesta dei parrucchieri. «Svaniti un terzo dei guadagni annuali».

Chiusi fino al 1° giugno, protesta dei parrucchieri. «Svaniti un terzo dei guadagni annuali».

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Viterbo, 6 maggio 2020 – Non solo bar e ristoranti, anche i parrucchieri scendono sul piede di guerra per chiedere di tornare a lavorare prima possibile. La data fissata, per ora, resta il 1° giugno anche per  i parrucchieri portando a tre mesi, il periodo di chiusura imposta dalle misure anti contagio da Covid19. Periodo che per i bar e i ristoranti si è parzialmente interrotto dal 4 maggio con la possibilità di effettuare il servizio da asporto. Ma la situazione rischia di diventare per tutti drammatica. Non solo per la lunga chiusura, con le spese da sostenere e gli incassi praticamente a zero, ma anche per le condizioni con cui avverrà la riapertura, garantendo  l’inevitabile e necessario distanziamento sociale e, dunque, riducendo il numero di coperti, per quanto riguarda i ristoranti, e il numero di clienti presenti nel negozio, per i parrucchieri. Senza contare le spese che dovranno sostenere tutti per osservare le prescritte misure di sicurezza all’interno dei loro locali (plexiglass, gel igienizzanti, dispositivi di sicurezza e riorganizzazione degli spazi). Dopo la protesta dei ristoratori, inizia a farsi sentire anche quella dei parrucchieri:  si moltiplicano i flash mob in tutta Italia per chiedere una riapertura anticipata rispetto al 1° giugno.  A Pistoia una trentina di persone hanno manifestato davanti alla Prefettura, mentre a Torino estetiste e parrucchieri si sono radunati davanti al palazzo della Regione in piazza Castello per chiedere garanzie (Fonte Il Messaggero). «Considerando utenze e fornitori a giugno le spese saranno intorno ai 15000 euro – dice Lucia De Rosa, titolare di High Quality il negozio di parrucchiere in via Genova a Viterbo -. A questi si aggiunge il mancato introito di questi tre mesi che si potrebbe quantificare pari a un terzo del guadagno annuo. Il governo per frenare i contagi ci ha, infatti, imposto la chiusura nel periodo per noi più favorevole, con la Pasqua e altre cerimonie che si tengono in questi mesi. A tutto ciò – prosegue De Rosa – sommiamo pure le tasse che comunque prima o poi dovremo pagare. Il quadro, insomma, non è dei migliori anche per il nostro settore.  Ad aggravarlo c’è anche il fatto che per uscire da questa situazione, l’unica via che ci si prospetta è quella dell’indebitamento.  La mia è un’azienda solida – spiega – è aperta da oramai vent’anni, quindi se questa chiusura non si prolungherà ancora di più ne usciremo anche se faticosamente. Ma molti non ce la faranno e decideranno di non riaprire più».

Tiziana Mancinelli

mancinellitiziana@gmail.com

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.