Viterbo, 9 novembre 2020 – Chiusi i centri commerciali, il centro storico respira. Nel primo week end che i grandi distributori hanno dovuto tenere la saracinesca abbassata, per quel che concerne i negozi, non il reparto alimentari, la città dentro le mura antiche ha visto riempirsi i percorsi della
passeggiata festiva. Una sorta di rivincita. Dopo anni di spopolamento, dovuto anche all’innegabile attrazione, soprattutto in inverno, della grande distribuzione fuori le mura, con ambienti climatizzati e ampi parcheggi. Complice, va detto, anche la temperatura mite: un autunno dolce, quasi una primavera mascherata, ha portato nell’ultimo fine settimana molte persone, tra cui numerosi giovani e anche tante famiglie, a riempire i vicoli della Viterbo antica, cercando ristoro nei bar, dove hanno affollato i tavoli all’aperto nelle vie e piazze del centro storico. Ma anche negli altri week end, il quartiere medioevale, ha visto parecchie persone in giro, grazie alle temperature ancora clementi che hanno reso preferibile per molti una bella passeggiata all’aperto, piuttosto che destinazioni al chiuso, per prendere una boccata d’aria nei giorni dei confinamenti “raccomandati”. Una città viva, insomma, nonostante le restrizioni, comunque rispettate, un centro storico popolato, come in una bella favola, che non ha potuto evitare di
ricalcare fino alle fine: alle 18 in punto, come la mezzanotte di fiabesca memoria, ai tempi del Covid, finisce il “grande ballo” e tutti a casa. O meglio, tutti si sono dovuti alzare e andarsene dai bar, perché a quell’ora cessa, secondo l’ultimo dpcm, la somministrazione ai tavoli. Un’imposizione che per molti ha significato rientrare nelle proprie abitazioni, alcuni dopo una breve passeggiata in una città che dopo il tramonto è costretta a spegnersi e ad offrire più poche attrattive. Non sono mancati i mugugni e i commenti critici di chi ha dovuto interrompere un piacevole aperitivo alle 18, come se l’allinearsi delle lancette dell’orologio in posizione verticale al centro del quadrante, decretasse il risveglio di un antico spettro, rievocando fatali profezie che nel 2020 “rintoccano” tutte in quel nome: Covid19 – Sars2.
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