Consiglio comunale: no ai rifiuti radioattivi. La politica fa scudo in difesa della Tuscia.
Viterbo 22 gennaio 2021 – Consiglio comunale di Viterbo compatto contro la realizzazione di un deposito nucleare nella Tuscia. Prospettiva destinata a scontrarsi, tra le altre cose, con la recente candidatura di Civita di Bagnoregio nella lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Una riprova dell’importanza del patrimonio naturale, ambientale e storico della Tuscia, che si riafferma un po’ in tutti i comuni viterbesi, ciascuno con la propria tipicità, legata all’integrità del paesaggio, dalla quale dipende anche l’agricoltura di qualità e il turismo. Così ieri anche da Palazzo di Priori si è levato
un coro unanime di no, senza distinzione partitica. Posizione che si è tradotta nell’approvazione di un ordine del giorno unitario. Con questo documento si impegna il sindaco a «Porre in essere tutte le iniziative volte a manifestare la netta contrarietà del Comune di Viterbo all’individuazione del sito per il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi nel territorio provinciale. Di voler appoggiare ogni iniziativa che sarà portata avanti da Regione, Comuni, Università ed enti di ricerca presenti sul territorio, bio – distretto della via Amerina e delle Forre, e comunque di tutti i soggetti portatori di interessi qualificati, che andranno nella medesima direzione del presente atto». Con questo ordine del giorno si chiede, inoltre «al presidente della giunta regionale e al consiglio regionale una forte presa di posizione contro qualsiasi tentativo di stoccaggio di scorie e l’installazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in nessuna delle 22 aree del Lazio individuate dalla proposta di
Cnapi». Il consiglio comunale solleva, inoltre, una problematica emersa sin dall’inizio, e cioè il breve lasso di tempo concesso al territorio per presentare delle osservazioni. Da qui il documento sottoscritto all’unanimità rileva che: «i termini di 60 giorni, concessi per le osservazioni, sono inadeguati, in quanto non permettono di svolgere le opportune valutazioni ed osservazioni da parte degli enti interessati e di avanzare pertanto nelle opportune sedi la richiesta di elevare tale termine a 180 giorni anche in considerazione dell’attuale stato emergenziale derivante dalla pandemia in corso». Si chiede, inoltre, « al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nell’ambito degli esistenti tavoli per la trasparenza per la dismissione delle attività nucleari, l’immediata convocazione di un tavolo relativo all’ubicazione in una delle aree individuate nel territorio della provincia viterbese del deposito nazionale di rifiuti nucleari, in cui sia garantita la presenza degli istituti tecnici, enti di ricerca e/o società interessate oltre che quella di tutte le amministrazioni locali coinvolte, al fine di avviare un dialogo sul tema e affinché i territori interessati siano pienamente coinvolti in ogni processo decisionale». Infine il consiglio comunale delibera di «impegnare il sindaco quale rappresentante dell’ente a costituirsi nelle fasi della consultazione pubblica nell’ambito della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, parco tecnologico, ai sensi del decreto legislativo n. 31 del 2010 e negli eventuali ricorsi giurisdizionali amministrativi». Si dà, inoltre «mandato al sindaco per tutte le azioni istituzionali ed eventualmente amministrative e giudiziarie utili a rappresentare questa delibera in qualunque sede» Da Palazzo dei Priori, dunque, si è levata una voce unanime. Un segno forte, deciso. La politica, mette da parte le divergenze, e unita solleva uno scudo in difesa della Tuscia. Senza dubbio l’ordine del giorno contrario all’arrivo dei rifiuti radioattivi che ha visto l’adesione di tutte le forze politiche, è un punto fermo, un paletto fondamentale a chi aveva visto nel viterbese un terreno fertile per piazzare il deposito del materiale radioattivo.