Rifiuti nucleari Tuscia, Valeriani: “No, contro vincoli paesaggistici. In nessun Paese vicini alla Capitale”.
Viterbo, 11 gennaio 2021 – L’ipotesi di accogliere rifiuti nucleari nella Tuscia non è ancora scongiurata, ma ha buone possibilità di restare sulla carta. Non solo perché l’indicazione di otto Comuni del viterbese da parte della Sogin che dovrebbero ospitare ben 22 dei 66 siti nazionali è solo “indicativa” e “potenziale”, ma anche perché essa non può prescindere dalla consultazione del territorio, che in questo caso sta dando una risposta unanime e decisamente negativa. Un forte “No” all’ubicazione del deposito nazionale delle scorie radioattive nel Lazio, quindi anche a Viterbo, arriva pure dalla Regione con l’assessore Massimiliano Valeriani. Un posizione motivata da due pilastri: “La scelta del Lazio per lo stoccaggio delle scorie radioattive non ha tenuto conto dei vincoli paesaggistici individuati nel nostro PTPR e del piano regionale dei rifiuti – spiega alla videoconferenza organizzata in Provincia stamattina per discutere del tema con il sottosegretario, Roberto Morassut, i consiglieri provinciali, i sindaci dei Comuni interessati, oltre a diversi rappresentanti di categoria. “Questo è un territorio fragilissimo – puntualizza Valeriani – ricco di beni paesaggistici importanti. Ci sono vincoli che prevedono tutta una serie di limitazioni per insediamenti impiantistici“. La presenza di rifiuti radioattivi contrasterebbe, secondo Valeriani, anche con “Il Piano regionale dei rifiuti che è norma vigente del regolamento regionale”. Il Lazio poi, ricorda l’assessore, “È una Regione che si è già misurata con il nucleare, a differenza di altre che non l’hanno mai fatto e che vanno considerate in un quadro complessivo di distribuzione nazionale”. Ma c’è un altro dato che depone contrariamente alla scelta del viterbese come deposito di scorie radioattive: “In nessun Paese esso viene collocato a pochi chilometri dalla Capitale. Non avviene da nessuna parte. Non ci sono impianti di questo tipo a pochi chilometri da Berlino, Parigi, Londra, Madrid. Sono almeno a 500, mille chilometri, e si comprende il perché: è, evidentemente, un tema di sicurezza nazionale. Quando la Sogin ha reso note le località a nome della giunta ho preso posizione. La storia di questo Paese la dobbiamo ricordare tutta. Nel Lazio la storia del nucleare inizia nel 1963 con la prima centrale a Latina. Delle 4 centrali nucleari che per 30 anni hanno prodotto energia, due erano nel Lazio o immediatamente al confine. Quindi il Lazio sa di cosa si parla quando si dice nucleare”, conclude Valeriani, lanciando un messaggio preciso: Il Lazio ha già dato.