Quella profezia di Marini un anno fa: «Draghi sostituirà Conte, sarà l’uomo della ricostruzione».
Viterbo, 7 febbraio 2021 – Quasi un anno fa, il 31 marzo 2020, Giulio Marini “profetizzava” proprio sulle pagine di Quinta Epoca l’arrivo di Mario Draghi alla guida del governo italiano al momento della ricostruzione post pandemia. (leggi qui) Con il senno del “poi” quelle dichiarazioni appaiono con una lucidità e una puntualità disarmante. All’epoca già circolava il nome dell’ex numero uno della Bce nei palazzi dei poteri romani, evocato in Senato dallo stesso Salvini che lo immaginava a capo del governo italiano. A ripensarci, oggi, si resta esterrefatti di fronte allo stupore e allo sgomento con cui l’annuncio dell’ingresso della Lega nel governo Draghi è stato accolto dai dem, che ieri, appresa la posizione di Salvini, hanno fatto filtrare l’intenzione di dare l’appoggio esterno a Draghi, qualora il Carroccio avesse fatto parte della squadra. Il livore che continua ad animare certa politica, conferma l’urgenza della “medicina” Draghi, non solo per l’economia. Il Carroccio era già sulle orme di Draghi da un po’. È bastato che il suo nome circolasse negli ambienti, per pronosticare già il quadro futuro, come ha fatto Giulio Marini, che oramai conosce bene la politica e i suoi rituali. Chissà che la profezia dell’ex sindaco Viterbo non sia nata sulla conoscenza di qualche retroscena. fatto è che oggi Draghi siede proprio dove lo ha immaginato Marini quasi un anno fa: dietro a un grande tavolo a fare le consultazioni con i partiti per la formazione di un nuovo governo. «La mia ipotesi si è avverata – dice Marini, ridendosela un po’ sotto i baffi -. Era l’unica possibile. L’unica strada che la politica poteva prendere: scommettere su un punto di riferimento dell’economia internazionale per dare credibilità e affidabilità a un progetto di ricostruzione economico – sociale del Paese». La fiducia di Marini verso Draghi acquista un peso particolare, se si pensa che il forzista, ai tempi in cui era parlamentare la negò all’altro Mario: Monti. Oggi spiega il perché: «Monti aveva una missione completamente diversa», dice Marini. Monti doveva tagliare la spesa. «Io non credevo all’epoca alla politica di austerità. Ma oggi Draghi deve fare una politica di rilancio economico. Come prima non ero convinto che l’austerità portasse benefici, ora lo sono del fatto che una politica di rilancio risolleverà la nostra economia. La “ricetta” di Draghi sarà quella di aumentare la spesa pubblica, ma non per la spesa corrente, quanto per modernizzare il Paese». L’ex Bce punterà, infatti, su investimenti ad alto rendimento, in grado di procurare all’Italia le risorse per restituire il debito del Recovery Plan. Non tutto il centrodestra, però, ha rimesso la sua fiducia a Draghi. Se Berlusconi e Salvini sono andati alla sua “corte” senza se e senza ma, la Meloni si è chiamata fuori, restando da sola all’opposizione. «Restare fuori da questo governo, lo ritengo poco corretto nei confronti del Paese – dice Marini che rincara la dose – : Se uno ragiona in termini egoistici, a vantaggio della propria formazione politica per ottenere il proprio beneficio, fa una cosa, a mio avviso, poco etica. Dico questo perché il cittadino, oggi, ha la necessità di sperare nel futuro, quindi si aggrappa alle persone di un certo prestigio e di comprovata competenza. Aderendo a questo governo, possiamo dare la speranza di un futuro ai giovani, certezze agli anziani, possiamo far ripartire l’economia. La gente spera di trovare il salvatore della Patria. L’egoismo della propria etichetta – dice Marini – non solo non serve al cittadino, ma nemmeno gli interessa. Questo consenso nei confronti di Draghi, è lo specchio del Paese. Alla gente non interessa se lo sostiene il Cinque Stelle, Forza Italia, Fratelli d’Italia il Pd. Quel che conta per il cittadino, ora, è ritrovare la speranza di ricostruire il tessuto sociale ed economo del Paese», conclude Marini.