Nazionale, 4 gennaio 2020 – Crisi di governo dietro l’angolo? Oggi il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (PD), consegnerà la bozza di Recovery plan, e Giuseppe Conte presiederà il consiglio dei ministri il 7 gennaio. In quella sede si vedrà se le ministre renziane, Bonetti e Bellanova, faranno ancora parte della squadra o no. In questo secondo caso si aprirebbe la crisi di governo. Cinque gli scenari possibili.
Rimpasto. Giuseppe Conte apre a tutte le richieste di Italia Viva, raccoglie le modifiche proposte sul Recovery fund, accetta di cedere la delega sui servizi segreti e di accedere al Mes. In questo caso l’esecutivo continuerà la sua corsa con la sostituzione di alcuni ministri.
Conte ter. Le ministre renziane lasciano l’esecutivo. Giuseppe Conte sale al Quirinale senza passare dal voto del Parlamento e Mattarella accetta di dargli un altro incarico, con il quale Conte andrà a cercare i voti in Parlamento per un nuovo esecutivo.
Parlamentarizzazione della crisi. Giuseppe Conte decide di presentarsi subito alle Camere per vedere se ha ancora i numeri.
Nuovo governo giallo-rosso senza Giuseppe Conte. In questo caso l’attuale maggioranza giallo rossa sosterrebbe un nuovo presidente del consiglio e un nuovo esecutivo.
Governo tecnico o di larghe intese. Si formerebbe con forze di maggioranza e di opposizione intorno a una figura autorevole e di spiccato profilo tecnico, per portare la legislatura alla sua naturale scadenza nel 2023, occupandosi di gestire i progetti, fondamentali per il futuro italiano, del Recovery plan oppure traghettare il Parlamento verso il voto anticipato.
Nel caso in cui dovesse materializzarsi l’idea di un governo tecnico di alto profilo, la voce che continua a rincorrersi da mesi è sul nome di Dario Draghi. Dall’ex Bce, però, non ci sono ancora segnali di disponibilità. E così i rumors prendono quota, arricchendo il paniere delle ipotesi con altri nomi, nelle ultime ore si fa anche quello di Marta Cartabia, la presidente emerita della Corte costituzionale, anche lei vista come papabile sostituta di Giuseppe Conte. Nomi, quelli di Cartabia e Draghi, che tornano anche per il toto-Quirinale. La roulette, insomma, ancora gira a tutta velocità, tanto da rendere impossibile qualunque previsione, con il processo decisionale su aspetti cruciali del Paese, ancora tutto in divenire. A rilanciare oggi il nome di Mario Draghi come premier è Affari Italiani: «Ultimissime dal Palazzo – scrive – Mario Draghi avrebbe dato il suo assenso a guidare un governo della ricostruzione nazionale sostenuto da una foltissima maggioranza parlamentare. Secondo le indiscrezioni, Forza Italia e Lega si sarebbero già dichiarate pronte ad appoggiarlo. E oggi perfino la Meloni, in un’intervista al Corriere, si è detta pronta “a dare una mano” al Paese. Ovviamente ci sarebbe anche l’ok di Pd, Italia Viva e buona parte del M5S, Di Maio in testa». Non resta, dunque, che attendere il 7 gennaio, per capire, innanzitutto, se i venti di guerra si tramuteranno in una vera e propria crisi.
I renziani sarebbero decisi a non abbassare il tiro su Recovery Plan, delega sui servizi segreti, Mes. Ma hanno anche puntato il dito sull’insufficienza, a loro dire, del piano vaccinale. Il ministro Bellanova ha alzato la voce sulla necessità di procedere immediatamente con gli indennizzi. Le premesse per rompere il giocattolo dell’esecutivo giallo-rosso che lo stesso Renzi ha creato, ci sono tutte. E la girandola dei nomi per il dopo Conte, continua a girare.