Viterbo, 9 marzo 2021 – Violenza verbale e fisica sulle donne, insulti sessisti. Chi può essere d’accordo con una cosa simile? La condanna è universale. Nei confronti di tutte le donne. Dalla leader di un partito, alla “sindaca” del più piccolo Comune, alla commessa di un negozio. L’insulto ha, indistintamente, una gravità senza graduazione. Non può averla. Perché ogni donna è degna di rispetto, indipendentemente da ciò che fa, che è o che rappresenta. Se è famosa o una sconosciuta. Anzi, proprio in quest’ultimo caso, la violenza di genere è più grave e pericolosa, proprio perché resta nell’ombra. Certo è che quando si introducono dei distinguo si rischia di imboccare una strada scivolosa, che dalle “nobili” altezze di un’ idea, come la condanna della violenza, può scaraventare nei bassifondi del battibecco del quartierino politico. Allora ognuno ha le sue donne da difendere, quelle di destra, quelle di sinistra, quelle di centro, ogni bandiera meritevole di essere innalzata, ma così, a scadere diventa la bontà dell’intenzione, esaurendo le ore di consiglio comunale retribuite dai contribuenti senza produrre nulla di concreto per la città.

Per carità, ogni dibattito, anche squisitamente politico, ha la sua sacrosanta motivazione, ma forse bisognerebbe restare un po’ più con i piedi per terra, dedicare più tempo a decidere l’azione cittadina e un po’ meno a disquisire sull’ideologia, chiamata a partecipare più proficuamente in altri consessi, dove ha anche un ruolo più concreto, vedi l’approvazione del Codice Rosso. E così, un’intera seduta di consiglio comunale se ne va dietro un braccio di ferro sull’elenco delle donne da inserire nell’ordine del giorno che condanna la violenza contro di esse. Fratelli d’Italia, nella seduta di consiglio precedente, aveva proposto un ordine del giorno che condannava gli insulti a Giorgia Meloni, approvato dal consiglio comunale. Massimo Erbetti (M5) avrebbe voluto inserire altri nomi, ma il capogruppo di Fratelli d’Italia, Luigi Buzzi, si è opposto: «Così si diluisce il contenuto dell’ordine del giorno». E allora Erbetti ci prova nel consiglio comunale successivo, quello di stamattina, appunto, ma si alza il capogruppo della Lega, Andrea Micci, e chiede di fare un ordine del giorno generale che condanni la violenza contro tutte le donne, senza inserire «Nomi e cognomi», o, se proprio ci devono essere, «Almeno non siano di una sola parte politica». Nell’ordine del giorno proposto oggi da Erbetti, infatti, si citano ad esempio i casi di Lucia Azzolina, Virginia Raggi e Liliana Segre. «O ce li mettiamo tutti o nessuno», sottolinea Micci. Ad Erbetti qualcosa non torna. Riavvolge il nastro al consiglio precedente. «Quando è stato votato l’ordine del giorno per la condanna agli insulti a Meloni, volevo presentare un emendamento per inserire altri nomi e mi avete detto di no, di portarlo separato in un altro consiglio. E ora che lo porto, mi dite di no?», contesta il grillino. E così si scopre che pure l’ordine del giorno per la Meloni, tra i banchi di maggioranza, non è stato votato da tutti con salti di gioia. «Su questi temi il mio voto sarà sempre di astensione – annuncia Walter Merli (Lega) -. Non sono contro la donna, ci mancherebbe altro, ma la nostra città ha bisogno di altro.

Dobbiamo occuparci di lavoro, di strade, di illuminazione, di verde, dei commercianti che se la stanno passando male, del turismo che è fermo. Dobbiamo parlare di argomenti che hanno impatto sulla città, lasciamo le cose politiche ai politici veri e concentriamoci sulle cose della città, Non stiamo dando un bel segnale ai cittadini viterbesi. Anche l’ordine del giorno per Giorgia Meloni non l’ho votato con tanto fervore. Però adesso questa cosa sta prendendo una brutta piega. Ognuno vuole portare i suoi personaggi. I suoi colori politici. A questo gioco, io non ci sto più. Ci sarà sempre la mia astensione».
«Condivido le parole di Massimo Erbetti – dice Andrea Micci riguardo all’ordine del giorno presentato dal pentastellato – condanna e massima solidarietà a chi subisce insulti sessisti e violenza. Ma non si possono citare donne appartenenti solo a una parte politica. Che dire allora di Lucia Borgonzoni che è stata anche minacciata, Mara Bizzotto, deputata della Lega, anche lei insultata. Se c’è possibilità di aggiungere altri nomi all’ordine del giorno, bene, altrimenti ne approviamo uno generico, senza riportare nomi di donne».
Ma c’è il precedente di un ordine del giorno a favore di Giorgia Meloni, Barelli lo richiama: «Abbiamo votato un analogo atto a favore della leader di Fratelli d’Italia, Volevo vedere se al suo posto c’era Laura Boldrini, usata da Salvini come pungiball. Evitiamo questa pagliacciata a favore delle donne che sanno difendersi benissimo quando serve. È stato un errore approvare l’ordine del giorno solo per la Meloni. Apposta non ho partecipato al voto. Che sia stato un errore lo dimostra la discussione di oggi», conclude Barelli.
«Non sono io che faccio il partigiano – ribatte Micci – ma chi mette nomi e cognomi. Non condivido che ci sia solo una parte politica. Mi onoro di far parte di un partito come la Lega che ha approvato il Codice Rosso». «Evidentemente ci sono donne di serie A e donne di serie B – ribatte Erbetti – Nel precedente consiglio il capogruppo di Fratelli d’Italia, Luigi Buzzi, non ha voluto aggiungere altri nomi accanto a quello di Meloni, dicendo che sarebbe stato diluito il contenuto, impegnandosi a votare in un momento successivo gli altri. Ma oggi questo non avviene. Sta accadendo quello che temevo». Ma Andrea Micci rimarca la distanza tra Lega e Fratelli d’Italia: «I proponenti (ndr FDI) – dice – non erano d’accordo sull’inserimento di altri nomi».

A questo punto interviene il presidente del consiglio, Stefano Evangelista: «I partiti che vogliono proporre solidarietà solo per i propri leader o esponenti politici non è un bello spettacolo». E taglia la testa al toro: «A questo punto, facciamo così, ad ogni consiglio potete esprimete solidarietà ciascuno per le donne del proprio partito». Nella discussione tutta al maschile, intervengono infine anche le donne: «Il linguaggio sessista non ha colore politico – dice Lina delle Monache – quell’odg per Meloni non era assolutamente opportuno né appropriato. Avete creato un precedente. Io ho dichiarato che non doveva riportare un esponente politico. È stato fatto un errore la volta scorsa e non avete ascoltato il mio appello e quello di tante altre donne. La solidarietà va espressa verso tutte. Così si creano disagi e scorrettezze». «Io ero su questa linea – replica ancora Micci -. Ero convinto che avremmo fatto un odg generale per condannare la violenza su tutte le donne oggi. Però si fanno nuovamente nomi di una sola parte politica. Non lo condivido». Replica pure Alvaro Ricci, capogruppo del Pd: «Volevo rifiutarmi di intervenire. Ragionamento squallido». Pure Chiara Frontini dello stesso avviso: «Mi imbarazza il dibattito che sta avvenendo stamattina in un consesso dove non si riesce ad andare sopra alla propria appartenenza politica in un argomento serio come la condanna della violenza fisica e verbale verso le donne. Non ci interessa partecipare a una discussione che ha preso una piega inaspettata, spero non voluta da parte di qualcuno. È grave minare una discussione all’interno della quale avremmo potuto finalmente parlare di parità salariale, di politiche di conciliazione fino alle estreme conseguenze delle vittime di violenza. Siamo in un Paese dove non si accetta ancora l’autodeterminazione femminile. Stiamo ancora discutendo se si debba dire consigliere o consigliera. Con la morte nel cuore abbandoniamo l’aula – dice Frontini -. Tutto ciò accade all’indomani della giornata delle donne». Pure Barelli dice di non «partecipare al voto». Risolve la questione Massimo Erbetti che ritira l’ordine del giorno: «Non intendo far proseguire questo discorso vergognoso. Non avrei mai presentato un mio ordine del giorno su una persona in quanto appartenente alla mia parte politica, ma in quanto donna. Volevo evitare che qualcuno mettesse una bandierina sul proprio partito, dicendo così che la sua è più donna di altre». «Presentando un elenco – dice Micci – Erbetti cade nell’errore che la volta scorsa criticava agli altri». Chiude la discussione Sergio Insogna (Fondazione): «Ringrazio Erbetti di aver ritirato l’atto, non è un segno di debolezza, ma di forza. Con questa discussione politica banalizziamo un argomento serio. Non è un bello spettacolo».