Home Cronaca Proteste in centro per i tavoli di fronte a negozi e residenze.
Proteste in centro per i tavoli di fronte a negozi e residenze.

Proteste in centro per i tavoli di fronte a negozi e residenze.

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Viterbo 30 agosto 2021 – Una fila di tavoli impilati attaccati alla parete, sopra un’altra di sedie a gambe all’aria, a qualche metro di distanza un ammasso di tavoli e sedie attaccati gli uni alle altre, un po’ più in là un gruppo di sacchetti della spazzatura lasciati in terra.  Dalla descrizione sembrerebbe un ripostiglio, un posto in cui si ammassano cose alla rinfusa, lontano dagli occhi dalla gente. E, invece, no. La sconcertante immagine è la cartolina di Viterbo che si para alla vista di chi fa il proprio ingresso a piazza San Carluccio nella mattina del 29 agosto 2021, domenica, trenta minuti dopo mezzogiorno. I sacchetti dell’immondizia si sono guadagnati un bel “cartellino rosso”, ma l’espulsione dalla piazza nemmeno per sogno. Sopra c’è un messaggio della Viterbo Ambiente: «La raccolta differenziata è un obbligo di legge e non è facoltativa…» difficile leggere oltre, un pezzo di carta unto si è appiccicato sopra e un nugolo di mosche inferocite disegnano semicerchi nell’aria, litigandosi il banchetto maleodorante.  I sacchetti sono rimasti lì in fila indiana a fianco della chiesa che si affaccia sulla piazza.  Alcuni ristoranti sono chiusi,  così i tavoli sono rimasti nell’area pubblica urbana, uno sopra all’altro, come in un grande ripostiglio a cielo aperto: da far impallidire i parcheggi selvaggi di Viterbo nella migliore stagione di “autolandia”. È questo il biglietto da visita offerto dalla piazza di ingresso al cuore medioevale della città: San Pellegrino. E non mente: addentrandosi nella storica via San Pellegrino file interminabili di tavoli si trovano a destra e a sinistra. Questi, anche a pranzo, sono pieni di gente. E ciò può essere anche un bel segnale, un contesto piacevole, pieno di vita, in cui passeggiare, peccato che i tavoli, in alcuni casi, finiscano quasi per soffocare le altre attività presenti che hanno lo stesso sacrosanto diritto di lavorare senza ritrovarsi i piatti in bocca, seppur con buon cibo. È il caso del laboratorio di ceramica di via San Pellegrino, si fa fatica a scorgere l’ingresso:  sul lato destro della porta campeggia un grande cartello: «Emo finito ‘gni cosa!!! Oggi se magna quello che c’è. Te pare poco?». Il cartello è adagiato su delle fioriere che arrivano quasi al bordo dell’entrata del laboratorio. Sulla sua parte sinistra altri tavoli, con i fruitori seduti proprio di fronte al passaggio di chi vorrebbe magari entrare nella bottega e comprare un piatto di ceramica, ma senza  spaghetti.  Tra le file di tavoli si scorge a malapena pure un negozio di antiquariato: stessa musica. Qualche titolare di negozio alla domanda se sia infastidito da tante “stoviglie” fa spallucce per sottolineare la mimica facciale del pensiero: «Che gli fai?». Ma le lamentele iniziano a farsi sentire. Calandosi nei panni del turista, si prosegue verso piazza San Pellegrino. Prima si incontrava il piccolo gioiello di Piazza Scacciaricci, ora è sparita anch’essa sotto una distesa di tavoli e ombrelloni. Un po’ come Atlantide, la città perduta, sperando che in questo caso, con l’arrivo del brutto tempo, riemerga dal menu. Da piazza San Pellegrino in poi la situazione diventa più tranquilla, finché in un angolo non spunta una fila di secchioni accanto a un mucchio di sacchetti a dirti che “la festa è finita”, si torna al degrado della casella iniziale. Anche in via San Lorenzo tavoli di fronte ai portoni. Insomma ben venga la possibilità data ai ristoratori di apparecchiare all’aperto, soprattutto dopo il lungo stop imposto dalla pandemia, ma forse, non sarebbe una cattiva idea consentire al turista di “postare” sul proprio profilo social non solo un piatto di maccheroni, ma anche le meravigliose architetture del quartiere medioevale, sgombre da tavolinate interminabili, dai sacchetti dell’immondizia “a spasso” per le piazze, e soprattutto restituendo un po’  a tutti, anche ai residenti e a chi fa un lavoro diverso dal ristoratore, di poter usufruire del proprio spazio di esistenza.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.