Home Cronaca DIA: «Viterbo non più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata».
DIA: «Viterbo non più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata».

DIA: «Viterbo non più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata».

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Roma, 23 settembre 2021 – «La provincia di Viterbo non è  più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata che è alla continua ricerca di nuovi spazi non solo per le tipiche attività criminali ma anche per iniziative imprenditoriali apparentemente legali. Ne sono conferma le misure interdittive emesse dal Prefetto di Viterbo nel semestre che hanno riguardato due aziende con profili di contiguità proprio con la cosca Giampà e il clan nolano Russo» Lo scrive la DIA, la direzione investigativa antimafia, nella relazione del secondo semestre 2020.

«Il territorio della Tuscia – scrive – è contrassegnato dall’operatività di gruppi criminali autoctoni attivi nel narcotraffico, nell’usura e nei reati contro il patrimonio in genere. L’area ha evidenziato negli ultimi anni significative presenze mafiose soprattutto calabresi (in connessione anche con albanesi) e campane dedite prevalentemente a traffici di stupefacenti.

Significativi in proposito gli esiti giudiziari dell’inchiesta “Erostrato” della DDA di Roma (13 gennaio 2019) che aveva accertato la costituzione a Viterbo di un’associazione di tipo mafioso capeggiata da un soggetto contiguo ai lametini Giampà, ma trapiantato nella Tuscia da diversi anni e da un noto narcotrafficante albanese. Il sodalizio mirava al controllo di attività economiche, in particolare locali notturni, ditte di traslochi ed i cosiddetti compro oro, nonché al traffico di stupefacenti, al recupero crediti e alle estorsioni. In tale contesto l’11 giugno 2020 il GUP del Tribunale di Roma ha condannato i due vertici del sodalizio e altri 8 sodali a circa 80 anni di reclusione».

Più in generale, riferito al Lazio, la Dia scrive: «In un panorama socio-economico estremamente complesso come quello laziale, un fattore di rischio di primissimo piano potrebbe essere rappresentato dalla corruzione. Essa si gioverebbe di quel potere relazionale in grado di far dialogare la criminalità in tutte le sue declinazioni con differenti strati della società apparentemente non “inquinati” (amministratori pubblici, soggetti istituzionali, imprenditori, liberi professionisti, etc.) stimolando così trame di diffusa compartecipazione corruttiva che di certo è agevolata da un complesso apparato burocratico. In estrema sintesi, nelle province di Roma e Latina, oltre alla presenza di sodalizi criminali autoctoni e ben strutturati emergono qualificate proiezioni di organizzazioni calabresi, campane e siciliane mentre nel frusinate risulta prevalente la componente di origine camorristica. Le indagini che hanno nel tempo riguardato il viterbese hanno fatto registrare la presenza sporadica di pregiudicati campani e calabresi».

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.