Viterbo, 8 febbraio 2022 – Tutti con tutti e con nessuno, girandola di candidati sindaco, alleanze fluide: a pochi mesi dalle elezioni per il comune di Viterbo sono pochissimi i tasselli che hanno trovato il loro posto. Uno di questi è l’asse Fratelli d’Italia e Lega, alla quale si aggiunge Fondazione. Nel perimetro del centrodestra, a breve, potrebbe arrivare anche qualche altro spumeggiante e inaspettato “protagonista”. Nella metà campo del centrosinistra dovrebbe coagularsi l’opposizione in consiglio comunale, a parte Viterbo 2020. E cioè: Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Giacomo Barelli. Rispetto al contesto nazionale, Viterbo, nonostante la caduta del Comune, pare un’isola felice, sempre che non arrivino nella Tuscia i contraccolpi del violento scontro all’interno delle coalizioni e dei partiti. Nel centrodestra si è aperta una voragine di chilometri tra Fratelli d’Italia da una parte e Lega e Forza Italia dall’altra. Se dopo il Quirinale il centrodestra piange, il centrosinistra non ride, per non parlare del Cinque Stelle, salito agli onori della cronaca in queste ultime ore per il ricorso vinto da alcuni militanti che renderebbe inefficace la nomina di Giuseppe Conte a leader del Movimento. Anche dentro il Pd le contrapposizioni non mancano. Insomma un marasma generale che, almeno per ora, pare tenersi lontano dalle mura cittadine viterbesi. In questa oasi di “quiete” tra i Cimini, Lega e Fratelli d’Italia vanno a braccetto, tanto che la prima ha subito dato la sua disponibilità per una eventuale candidatura del deputato Mauro Rotelli a sindaco di Viterbo: l’asso di briscola che Fratelli d’Italia potrebbe decidere di calare sul tavolo per piazzare la bandierina sullo scranno più alto di Palazzo dei Priori. In questo caso il Carroccio rinuncerebbe a presentare dei propri nomi in considerazione del fatto che a correre per lo scranno più alto di Palazzo dei Priori sarebbe un deputato, giovane, e con un corposo curriculum politico. Ma la benedizione della Lega alla candidatura di Rotelli non significa che lo scranno di sindaco sia stato già attribuito a Fratelli d’Italia. Se, infatti, venisse meno la candidatura del parlamentare viterbese, la partita tra meloniani e leghisti per esprimere un proprio candidato sindaco si riaprirebbe. La Lega da parte sua ha già reso noto che in caso di forfait di Rotelli, presenterebbe un proprio nome: Claudio Ubertini. Insomma, tolto il parlamentare viterbese, i giochi si riaprirebbero completamente, anche se la guerra delle rose, visti i recenti trascorsi al Quirinale, ha già dimostrato di non portare bene. Per questo dalle parti della Lega ci sarebbe una certa volontà di accelerare i tempi e sapere entro una decina di giorni che partita si sta giocando, ossia capire se Rotelli è in campo, oppure no, caso, quest’ultimo che potrebbe rimescolare le carte. Anche al centro è il momento delle riflessioni, con Forza Italia che dovrà decidere che strada prendere dopo aver imboccato quella del Pd a Palazzo Gentili e con un leader nazionale, Silvio Berlusconi, in grande spolvero, deciso a ricostruire e rilanciare un centrodestra alternativo alla sinistra. A Forza Italia proprio da questa settimana si dovrebbe iniziare a discutere del comune di Viterbo, vedremo con quale esito. Ad oggi non è esclusa nessuna strada, anche se il recente “matrimonio” con il Pd a Palazzo Gentili pare procedere a gonfie vele. Ma c’è anche la concreta possibilità che gli azzurri viterbesi tornino nel perimetro di centrodestra. La ricucitura, visto come si è consumata la rottura, sembrerebbe materia per veri maghi della politica. Lo strappo è stato terribile e doloroso, alcuni rapporti personali si sono lacerati, fino a rompersi completamente. Se in politica non c’è nulla di definitivo, è altrettanto vero che ogni operazione ha i suoi costi: e quella del ricompattamento del centrodestra con Forza Italia sembra passare obbligatoriamente dalla Provincia di Viterbo, dove gli ex alleati Lega e Fratelli d’Italia tornerebbero a chiedere agli azzurri di abbandonare il Pd. Ma dalle parti di Forza Italia non sarebbero per niente disposti ad accettare ultimatum di questo tipo, né altri. A meno che sia proprio il cavaliere a imporre ai suoi la direzione da prendere sui territori, soprattutto se andrà in porto quel progetto di partito federale con la Lega che sembra diventato il chiodo fisso di Salvini dopo il Mattarella bis e la rottura con Giorgia Meloni.