Bagnaccio, Aronne: «No soluzioni tampone», Ubertini: «Diciamolo, prima di 2,3 anni non riaprirà».
Viterbo, 12 ottobre 2022 – «Tanti giri di parole e non si arriva a niente. Bisogna essere onesti e dire le cose come stanno: per riaprire il Bagnaccio c’è bisogno di una variante urbanistica, e dobbiamo dire quanto tempo ci vuole cioè due, tre anni». Irrompe così nella seduta di consiglio comunale straordinario sul termalismo, il capogruppo della Lega, Claudio Ubertini, allontanando con toni realistici la riapertura del Bagnaccio «C’è bisogno di una variante urbanistica – sottolinea l’ex assessore all’urbanistica -. Abbiamo cercato soluzioni anche noi per salvaguardare i livelli occupazionali, ma non ci sono. Toccherete con mano i tempi della Pubblica amministrazione, sono devastanti. Visto che voi siete il cambiamento, vi auguro di cambiarli, ma riuscire a farlo, è solo una triste illusione».
Un passaggio crudo che probabilmente, però, ha acceso un faro sulla reale situazione in cui si trova il sito termale per quel che riguarda i tempi, non brevi, della sua riapertura, come del resto pare trasparire anche dall’esposizione fatta dalla maggioranza Frontini sul termalismo, in particolare sulle ex terme Inps e sulla fruizione, appunto, del Bagnaccio. I nuovi amministratori hanno, però, il merito di avere portato in aula l’idea di un piano strategico che potrebbe condurre a soluzioni strutturali nel tempo, anche se nell’immediato bisognerà, però, rinunciare all’idea del “tutto e subito”.

È la filosofia di fondo anche della posizione dell’assessore all’urbanistica Emanuele Aronne: «La situazione è complessa – spiega in consiglio comunale – ora dobbiamo pensare a quali interventi fare e come farli. Non voglio dare soluzioni senza averle inserite nel piano strategico generale. C’è un abuso, ma ora sono stati ripristinati i luoghi», come risulta dai controlli e dal verbale della polizia municipale. L’obiettivo ora è quello di una «riapertura che duri nel tempo con regole chiare». La precedente amministrazione aveva commissionato una due diligence, ossia uno studio: «Leggerlo è stata una doccia fredda – continua Aronne – si è aperto un mondo che ci ha stretto moltissimo il campo di azione. Abbiamo tentato in tutti i modi di salvare i livelli occupazionali, abbiamo interloquito con tutti nel tentativo di trovare una soluzione. La questione andrà risolta, si andrà poi verso la riprogrammazione di un bando per ridare la sub concessione all’operatore, chiunque esso sarà, mettendolo in condizione di offrire servizi di balneazione libera, ma anche di utili, all’interno di un perimetro normativo, in modo da non avere sorprese in futuro». Aronne ricostruisce la vicenda a grandi linee, i gestori: «dovevano presentare un progetto entro sei mesi dalla sub concessione, quindi il 18 maggio 2018, ma non è arrivato, così come dovevano realizzare la parte pubblica entro due anni. Il comune ha avuto sempre la consapevolezza che qualcosa non andasse». Ora Aronne vorrebbe: «Aprire con lungimiranza. Erano presenti delle irregolarità – spiega – che sono state sanate. C’è un verbale della polizia locale: è stata ripristinata la situazione dal punto di vista della non regolarità urbanistica». Soluzioni strutturali sì, rimedi tampone, no: questo sarebbe l’approccio di Aronne, ma anche dell’assessore allo Sviluppo Economico, Silvio Franco, che ha esposto in consiglio un vero e proprio studio che mette a sistema tutte le dimensioni cittadine con quella termale. «Ad oggi tutta la parte del Bagnaccio è in zona agricola – prosegue Aronne – Non è stato fatto un lavoro di programmazione di quel sito, se vogliamo dare risposte concrete e durature, dobbiamo analizzare qual è il problema e sistemare la parte urbanistica».
Sulle modalità con cui farlo, arrivano, però, le perplessità dell’opposizione sulle proposte della maggioranza. Laura Allegrini (FDI) spiega: «La precedente amministrazione dal 2018 aveva offerto ai proprietari di fare un PUA, ma è stato rifiutato». Più duro Andrea Micci (Lega): «Sembra di essere tornati indietro di 15 anni, pare che non vi siate accorti di quanto è accaduto nel frattempo. Mi risulta che i gestori abbiano presentato un progetto bloccato dall’amministrazione comunale. Concordo che la convenzione poteva essere scritta meglio. Per quanto riguarda i Pua e i piani integrati – replica Andrea Micci alle proposte della giunta Frontini –
sarei curioso di sapere cosa dice il dirigente, perché poi a cascata si riflette tutto sul nuovo bando e sulla riapertura del Bagnaccio», dice, mettendo in dubbio la praticabilità tecnica delle soluzioni proposte dalla maggioranza. Aronne ribadisce di essere in fase “di studio” della questione con gli altri assessori, ma Micci insiste: «Vogliamo sapere come questo sito possa avere possibilità di sviluppo concreto, date risposte generiche e non soluzioni concrete. L’ex assessore all’urbanistica stava portando avanti un piano regolatore termale con una serie di variabili puntuali sui siti termali. Avete valutato?». E qui Ubertini puntualizza: «Dobbiamo dire che il Bagnaccio a marzo – aprile non riaprirà. Ci vuole una variane urbanistica. Prima di due, tre anni non riapre. Ma va detto». Critico pure Alvaro Ricci (Pd) che concorda: «Serve una variante puntuale al piano regolatore, altrimenti non c’è soluzione». Più semplice la questione delle ex terme Inps, senza acqua, non c’è futuro per il complesso: «Completiamo la chiusura delle Zitelle per avere l’acqua per il rilancio delle ex terme Inps», dice Alvaro Ricci.
