Zingaretti (Pd): “Con Orlando per amore del Pd. Renzi ci ha resi soli contro il mondo. L’80% della nuova generazione ci ha votato contro”
«Si possono fare le stesse cose che ha fatto Renzi senza creare il deserto intorno?», secondo Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, la risposta è “sì” e per questo ha deciso di sostenere la candidatura di Andrea Orlando alla segretaria nazionale del Partito Democratico. Il numero uno della regione, affiancato dai due consiglieri regionali Riccardo Valentini ed Enrico Panunzi, ha illustrato in una veloce ed esaustiva conferenza stampa presso la sede del Pd i motivi della sua scelta.\r\n\r\n«C’è la presa di una posizione netta da parte mia in questa battaglia congressuale”, dice rivolto alla platea, dove si vede il presidente della Provincia, Mauro Mazzola, l’assessore alle Politiche Sociali al Comune di Viterbo, Alessandra Troncarelli, il sindaco di Canino , Lina Novelli, il segretario provinciale Andrea Egidi e tanti altri. «I cittadini sono stanchi, c’è confusione anche nel vocabolario della politica», dice Zingaretti, «Il congresso non è uno scontro con qualcuno, ma il metodo con cui affrontare argomenti e soprattutto nodi rimasti aperti. Non ho mai partecipato a una riunione di corrente, perché credo a un partito unito, ma penso che sia anche giusto, quando c’è un congresso, tornare a ragionare e a mettere in campo le idee più forti, i problemi e, soprattuto le soluzioni».\r\n\r\n«Siamo molto preoccupati per l’incredibile livello di divisione, parcellizzazione, conflittualità delle forze di centrosinistra dentro il PD – prosegue Zingaretti – . È un problema molto serio che sta dando la percezione di un’implosione in corso. Orlando può aprire una fase di cambiamento in un partito troppo segnato da frammentazione, che ha umiliato, a volte, la stessa funzione dei militanti e delle persone, come dimostra l’abbandono in cui versano i nostri circoli. O cambiamo, o all’esterno arriverà il messaggio che non vogliamo capire. Orlando ha detto che se verrà eletto segretario, farà il segretario del Pd. Sembra addirittura una cosa strana. Ma è proprio questo che serve. Dobbiamo ricominciare a investire sui gruppi dirigenti, sulla cultura politica unitaria, sul senso di responsabilità».\r\n\r\n«O ricostruiamo un’alleanza competitiva o la storia delle elezioni è già scritta – continua Zingaretti – Abbiamo bisogno di ritrovare due parole, “pluralismo” e “unità”, e che esse camminino insieme. Quando il Pd ha parlato con una sola di esse, le cose sono andate male. Se il più forte decide, e gli altri devono accettare, succede quello che sta avvenendo. Serve un leader che ricostruisca una coalizione ampia, per essere pronti con le sfide della legge elettorale di Camera e Senato, e soprattutto con gli appuntamenti delle consultazioni amministrative nei Comuni. Se continuiamo con questo quadro di frammentazione, solitudine, e contrapposizione questo grande partito rischia molto. I sondaggi ci dicono che i famosi primati di un tempo, sono veramente di un tempo».\r\n\r\n«È importante riconquistare credibilità agli occhi di chi ci percepisce lontani dalle proprie condizioni di vita – sottolinea Zingaretti – C’è nella gente la percezione dell’abbandono. Cito un punto che mi ha molto colpito: la progressività delle imposte. È stata sempre una dei baricentri della cultura di centrosinistra, un criterio di equità. Lo abbiamo cancellato applicando l’Imu indistintamente a chi aveva una casa a piazza di Spagna e a chi una comune abitazione, introducendo, così, di fatto, una disuguaglianza. Non abbiamo pensato che per milioni di italiani c’è la preoccupazione di non arrivare a fine mese. Se manca un criterio di gradualità nella politica fiscale, trasferiamo la ricchezza dalle fasce più deboli a quelle più alte. Non voglio fare processi a nessuno, ma c’è il problema di capire perché 80% dei giovani, cioè la nuova generazione, ci ha votato contro. C’è una rottura. Come la ricostruiamo? Sosteniamo Orlando per ritornare nelle piazze con lo slogan per cambiare. Vogliamo dare segnali di ricostruzione di un partito nuovo, moderno. Ho pensato di avere fatto tante cose come amministratore, poi esco per strada e mi sento dire che stiamo sempre a litigare o che non ci siamo quando la gente ha bisogno».\r\n\r\n«Dobbiamo dare il segnale che in questo partito c’è qualcuno che sui problemi ha un punto di vista. Non per distruggere, ma per amore del Pd scelgo Orlando – afferma Zingaretti – Il Pd è nato per unire i riformismi italiani. Se andiamo divisi, siamo sconfitti, se andiamo uniti possiamo rappresentare una prospettiva per il paese. Nelle prossime ore lanceremo il sito con i “Comitati per cambiare”, che non individuano sedi fisiche, anche tre studenti possono costituirne uno. Quattro anni fa non era semplice – dice Zingaretti in merito alle elezioni regionali del Lazio – e rispetto alla coalizione nazionale abbiamo spostato nella regione 380 mila voti di persone che alle politiche avevano votato altri, ma a livello regionale hanno creduto nell’alternativa di centrosinistra. Ora dobbiamo fare uno sforzo per dire che abbiamo capito i segnali. Salviamo l’Italia dal rischio populista».\r\n\r\n«Tre anni fa non votai la candidatura di Renzi”, dice ancora Zingaretti. E se ora Renzi dovesse avere l meglio su Orlando, il presidente della Regione dice: «Quando c’è un segretario si sta nel partito e si sostiene. Renzi è molto bravo a rappresentare un punto di vista, un po’ meno a fare una sintesi, altrimenti non saremmo in questa situazione. Tante cose non sono state fatte anche perché ogni volta che qualcuno diceva facciamo così, veniva additato come rompiscatole, perché la ricetta già c’era. Paghiamo un po’ questo schematismo. Ho votato sì al referendum, anche se non ero convinto al 100%. Sono invece certo che se fossero stati ascoltati un po’ di più i suggerimenti, non saremmo andati da soli contro il mondo. Questo è stato il capolavoro di Renzi: soli contro tutti. Situazioni che non vorrei si ripetessero anche in futuro».\r\n\r\nPer il consigliere regionale Riccardo Valentini (Pd): «Orlando non è una candidatura contro la persona Renzi. Abbiamo bisogno, però, di un confronto sui temi veri. Per noi significa amore per un partito e una storia. Il Pd è l’unico a non essere un partito azienda legato a una persona sola. Ma è un partito scalabile, lo stesso Renzi lo ha fatto. La Leopolda e il Lingotto sono stati belli dal punto di vista comunicativo, ma intanto i circoli erano chiusi e la gente non si incontrava più. Oggi il Pd è totalmente isolato. Vogliamo aprire l’orizzonte e recuperare i compagni che hanno fatto altre scelte. Al Lingotto non è stata fatta nessuna parola su alleanze e nemmeno su temi importanti. Abbiamo fatto una grande battaglia per togliere l’Imu agricola, senza pensare di applicarla al proprietario di 1000 ettari che magari usufruisce anche di fondi europei. Sono piccole, ma grandi cose, perché toccano il nervo delle persone. Così come anche l’immigrazione. Vedere persone che stanno al bar, anziché inserirli in lavori socialmente utili, ad esempio, non è la nostra visione».\r\n\r\n«Il 4 dicembre è cambiato il mondo – aggiunge l’altro consigliere regionale accanto a Zingaretti, Enrico Panunzi (Pd)- Io sono per il maggioritario, invece siamo piombati in un so cosa, perché è tutto da definire. Una sorta di proporzionale che ha scatenato le fibrillazioni degli ultimi periodi. Dobbiamo prediligere l’ascolto, non gesti di forza di chi dice o si fa così, o niente. Questa non è politica, nemmeno nel maggioritario. Sono stanco dei litigi. Il partito non si scala, lo si fa in una società per azioni. Nel partito si contribuisce a trovare una sintesi. Quello che sta avvenendo nel Lazio credo possa essere utile anche a livello nazionale».\r\n\r\n \r\n\r\n