Viterbo, 18 novembre 2022 – Da possibile terzo scalo del Lazio, in sostituzione di Ciampino, ad aeroportino di collegamento con Roma – Urbe: nel piano nazionale degli aeroporti presentato dall’Anac, le aspettative di Viterbo risultano notevolmente ridimensionate. Si potrebbe dire che tutto il male non viene per nuocere, in questo caso, però, forse il ridimensionamento è un po’ esagerato. Se da un lato ospitare il terzo scalo del Lazio, cozza con quel modello di sviluppo che sembra insito in quel dna viterbese che elegge il turismo lento, il paesaggio naturalistico, il termalismo, la quiete del borgo medioevale a propria eccellenza, un aeroporto turistico di più piccole dimensioni, invece, sarebbe la ciliegina sulla torta di Viterbo come meta turistica, soprattutto per quella fascia medio – alta di visitatori che la nuova Amministrazione Frontini pare voler captare. Ma nel piano dell’Anac, a Viterbo, del dolce resta solo qualche briciola: un piccolo scalo di collegamento a servizio della Capitale. Solleva la questione in consiglio comunale il consigliere della Lega Andrea Micci: «L’Enac ha presentato a ottobre 2022 il Piano nazionale aeroporti, sulla base delle linee guida redatte dal precedente ministro Giovannini – dice – Sulla base di queste, hanno fatto un cosa che a mio avviso reputo gravissima per Viterbo: hanno relegato lo scalo viterbese ad un semplice collegamento con l’aeroporto di Roma Urbe. Una stupidaggine, una inutilità completa. È come se ci avessero detto che l’aeroporto non lo faremo mai. Non vogliamo essere come Ciampino, ma possiamo immaginare un modello aeroportuale come quello di Perugia. Possiamo puntare a questo. In questo piano, però, si fa una retromarcia paurosa su quello che era il precedente piano 2019, il quale, dopo una serie di criticità rilevate su Ciampino, individuava Viterbo come possibile terzo scalo del Lazio. Una scelta strategica fondamentale. Qualcuno oggi sorride a sentir parlare di aeroporto. Pare una cosa molto lontana, ma oggi c’è un scadenza: lunedì 21 novembre è il termine ultimo per presentare osservazioni. Io so che il comitato aeroporto Viterbo ha scritto al sindaco Frontini, allegando alla propria lettera le osservazioni che vorrebbe depositare – prosegue Micci – Ha scritto anche a tutti i sindaci della Tuscia e ha trovato anche il favore del presidente dell’ Interporto di Orte e del sindaco di Civitavecchia. Ci stiamo muovendo in un contesto infrastrutturale che si sta rimettendo in moto. Il ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, sta cercando di salvare 10 miliardi di investimenti, tra cui quelli sulla ferrovia Roma nord, sul raddoppio della Cassia bis, sul completamento della Orte Civitavecchia. Dobbiamo dare un segnale. Ho visto le osservazioni avanzate dal comitato e mi sembrano fondate. Se il Comune non ci mette il timbro, perdiamo un’opportunità». La sindaca comunica di avere incontrato il comitato: «Mi sono riservata di analizzare il tutto», dice Chiara Frontini. «Questa amministrazione – spiega – punta sulla sostenibilità ambientale, sul turismo lento. La nostra visione non è compatibile con il terzo scalo del Lazio. Con altri sindaci stiamo scrivendo una memoria e delle osservazioni per il progetto del parco eolico che dovrà sorgere tra Montefiascone, Celleno e Viterbo, figuriamoci il terzo scalo del Lazio. Non la vogliamo, comunque, prendere sotto gamba, ma vogliamo studiare tutte le carte». Andrea Micci, però, puntualizza: «Non mi sono spiegato – dice – nel precedente piano era previsto il terzo scalo del Lazio, in questo si prevede solo il collegamento con Urbe di Roma, nelle osservazioni fatte dal comitato non si propone Viterbo come terzo scalo del Lazio. Ma nel nuovo piano siamo passati da questo a praticamente il nulla. Nessuno chiede di avere un modello come Ciampino», dice ancora Micci, rilanciando l’urgenza di puntare a qualcosa che sia a misura del contesto viterbese e delle sue prospettive di sviluppo a medio e lungo termine.