Aumento tariffe acqua, Micci incalza: «Frontini chiede piano risanamento, poi accetta una relazione».
Viterbo, 20 novembre 2022 – Si chiama adeguamento tariffario, ma alla fine sarà un aumento, tra l’8,4 e il 12,9% delle tariffe del servizio idrico. Un adeguamento che la sindaca Frontini, durante la riunione dell’Ato, che si è tenuta lunedì 14 novembre a Palazzo Gentili, ha chiesto di motivare all’interno di un piano di risanamento aziendale con dei chiari obiettivi di performance. Fin qui la vicenda non fa una piega. Qualcosa, però, secondo il consigliere comunale di Viterbo, Andrea Micci (Lega), ha iniziato ad incresparsi, quando, a fine seduta si è votato all’interno dell’Ato. Il leghista Micci ha riaperto la vicenda nel consiglio comunale di Viterbo del 17 novembre, dove ha interrogato la sindaca sul punto: «Prima di deliberare qualsiasi aumento tariffario – ha detto – lei ha chiesto un documento specifico, un piano di risanamento, previsto dall’ex art 14 del Testo Unico delle società partecipate. Alla fine della seduta dell’Ato, però, ha votato di dare mandato alla società di predisporre delle relazioni che spiegassero l’ impatto sull’andamento societario di eventuali aumenti, uno del 9 e uno del 13%. Le relazioni non sono un piano di risanamento aziendale. Lo avete specificato bene. Glielo hanno anche chiesto: “Volete il piano di risanamento aziendale“?, avete detto “No, bastano due relazioni“. Micci rivendica, inoltre, l’unico voto contrario espresso da un sindaco della Lega all’aumento delle bollette, ossia da Fabio Bartolacci. «Le do merito – ha proseguito Andrea Micci in consiglio comunale rivolto alla sindaca – che inizialmente ha chiesto la presentazione di un piano aziendale. Successivamente, però, la società ha risposto che in tempi brevi avrebbe predisposto due relazioni e vi siete accordati su questo. Alla luce dell’ordine del giorno che abbiamo votato in consiglio comunale – ha proseguito – lei, sindaco, non doveva votare alcun aumento della tariffa, anche alla luce del fatto che ha presentato un ricorso amministrativo contro la decisione di aprire alla cessione del 40% delle quote sociali. Disse anche che c’erano tante altre soluzioni, qui in consiglio comunale le abbiamo chiesto quali fossero, ma non abbiamo ricevuto risposte. Ci sembrava di avere individuato tre strategie: Ato unico, cessione del 40% delle quote e recupero della morosità, che finalmente sta facendo. Non posso pensare, però, – ha detto Micci – che la soluzione sia mettere un’altra volta le mani nelle tasche dei cittadini, aumentando le tariffe di Talete. Già anni fa ci dissero che andava fatto, perché Arera ci avrebbe dato i soldi. Le abbiamo aumentate, ma i soldi non si sono visti. Non vorrei, ora, che tutto ciò si ripetesse. Ogni volta che si manifesta una difficoltà, si ricorre allo strumento più semplice,cioè aumentare le bollette». Frontini ha replicato: «Non mischiamo le pere con le mele», ha detto riguardo al fatto che «Secondo il sistema di calcolo, la tariffa deve coprire il costi del servizio». Frontini, poi, ha rivendicato di aver tenuto una «posizione ferma», e che prima di votare l’adeguamento tariffario, vorrà vedere «un piano di risanamento o qualcosa che gli assomigli molto». E, dunque, anche le relazioni citate durante l’Ato che, però, secondo Andrea Micci non sarebbero la stessa cosa. Frontini è tornata a parlare di «ricapitalizzazione», soprattutto se la società, in caso di cessione del 40% del capitale sociale ai privati, dovrà presentarsi al mercato, dove un’azienda sana ha evidentemente un valore maggiore di una in difficoltà. Ricapitalizzare, dunque, per non “svendere” Talete al socio, seppur di minoranza, privato. Certo è che qualunque decisione il comune di Viterbo prenderà, la situazione dovrà essere «chiara e cristallina», ha ribadito la sindaca insieme alla volontà di «mantenere la gestione del servizio in ambito pubblico», posizione che al momento sarebbe prioritaria rispetto a tutte le altre.La sindaca ha chiesto, inoltre, un aggiornamento della relazione predisposta dall’amministratore unico quando il caro energia era un’emergenza, «Ora è meno pesante rispetto a come appariva ad agosto», ha detto. Frontini ha informato, inoltre, di avere tenuto «numerose interlocuzioni» con l’Egato finalizzate a capire «gli impatti degli aumenti tariffari», ma di avere ottenuto come sola risposta la «necessità della parziale privatizzazione della società», senza prima fare «un’analisi generale della effettive possibilità di rilancio e di risanamento». Frontini poi ha aperto un’altra questione e cioè che in passato la tariffa non abbia sempre coperto i costi. C’è poi l’imminente presa in carico dei restanti Comuni con l’ingresso di impianti che necessiteranno di investimenti e, dunque, genereranno maggiori costi. Ma Micci ha insistito sull’aumento tariffario: «Se i costi dell’energia non sono più così pressanti, allora perché aumentiamo ancora la tariffa? Non ce la beviamo più, non siamo disposti ad accettare nuovamente questi salti nel buio» ed è tornato a chiedere un piano di risanamento aziendale». «Spero che il Comune lo pretenda – ha detto Micci – e che lei sindaca non si accontenti di due relazioni».