Home Cronaca San Pellegrino in Fiore, Malè: «Pronti a donare il marchio, ma solo al Comune».
San Pellegrino in Fiore, Malè: «Pronti a donare il marchio, ma solo al Comune».

San Pellegrino in Fiore, Malè: «Pronti a donare il marchio, ma solo al Comune».

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Viterbo, 2 marzo 2023 – Dopo la macchina di Santa Rosa, c’è San Pellegrino in Fiore tra le tradizioni più longeve e radicate nel tessuto cittadino. Trentatré edizioni concluse nel 2019. Una storia interrotta, come tante altre, dalla pandemia. Ma, a differenza di altri eventi, per San Pellegrino in Fiore la fine dell’emergenza non ha significato la ripresa della manifestazione. Nel 2019 anche l’ente autonomo San Pellegrino in Fiore, quello che la gestiva, ha chiuso i battenti, e l’evento è rimasto orfano di chi l’aveva non solo creato, ma anche organizzato in questi anni con competenza ed esperienza. Con l’arrivo della nuova Amministrazione Frontini si pensava che San Pellegrino in Fiore, marchio registrato a nome degli organizzatori, riprendesse, riformulato in Viterbo in Fiore. E, invece, a due mesi dalla tradizionale data del primo maggio in cui esso si teneva, l’annuncio deflagrante dell’Amministrazione comunale: quest’anno non si fa. A dare la notizia l’assessore allo Sviluppo Economico, Silvio Franco, che ha rinviato l’evento nel 2024 per mancanza di “soldi” e “tempo” necessari per organizzarlo secondo elevati standard qualitativi. La notizia è esplosa come dinamite tra cittadini e commercianti, scatenando una vera e propria rivolta.

Dopo due anni di pandemia, la città non vuole aspettare un altro anno ancora per rientrare nella normalità delle cose, scandita anche  da appuntamenti come San Pellegrino in Fiore. Dopo un Natale poco esaltante, l’annullamento della kermesse floreale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oltre quaranta realtà, con la pro loco, all’annuncio di Franco dell’annullamento di Viterbo in Fiore, si sono organizzate e, come tutta risposta, hanno annunciato che San Pellegrino sarà comunque in “festa”. Un treno che la sindaca ha preso, annunciando “una sinergia” con il Comune, ancora da capire in che forma, alla manifestazione che doveva chiamarsi proprio così: “San Pellegrino in F…a”. , ma che, vista la larga partecipazione, è diventata Viterbo in festa. Oramai, peró,  i cocci sono fatti. Per San Pellegrino in Fiore, o Viterbo in Fiore o come si chiamerà bisognerà aspettare il 2024. Per quest’anno le sorti della città, il primo maggio, sono affidate ai volenterosi commercianti, cittadini e associazioni che si sono messi in campo. Comunque andrà, la loro è già una vittoria, perché apre una crepa nel muro del silenzio verso certe politiche che sembrano sempre più distanti dal sentimento cittadino. Ieri un’altra notizia, la decisione dell’ex ente autonomo San Pellegrino in Fiore di donare il marchio registrato al comune di Viterbo. «Abbiamo pensato di donare il logo della manifestazione al comune di Viterbo – dice il presidente dell’ex ente autonomo, Armando Malè -. Affidandola al Comune, pensiamo di perpetuarne la storia, impedendo che essa vada dispersa». Gli ex organizzatori, quindi, sarebbero disponibili a donare il marchio solo al Comune, e ad una sola condizione: «Che l’evento non venga snaturato, ma mantenga i connotati che lo hanno contraddistinto in questi anni, ossia quello di una mostra florovivaistica», dice Malè.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.