Viterbo in Festa, Corbucci: «Troppo comodo così. Non metto soldi per far fare bella figura alla sindaca».
Viterbo, 21 aprile 2023 – Dal comune di Viterbo un “grazie e arrivederci”. Grazie per Viterbo in festa, e arrivederci al prossimo anno con Viterbo in Fiore. Forse. Perché come diceva qualcuno, “di doman non vi è certezza”. Viterbo in festa? «Troppo comodo», dice Daniele Corbucci del negozio di abbigliamento a via Matteotti. «Nessuno mi è venuto a dire nulla. Però ho letto un comunicato su un gruppo di commercianti circa l’acquisto di una margherita da mettere in vetrina. Ma uno che viene casualmente a Viterbo e vede la margherita si chiede il perché», dice Corbucci, «So che per Viterbo in Fiore sono stati tagliati fondi e non si farà. Ci è stato proposto a noi commercianti di occuparci della propria via e piazza allestendo a nostre spese. Io ho detto troppo comodo così. Siamo qui, esistiamo, da 70 anni, lavoriamo da mattina a sera, ma cinque euro per far fare bella figura alla sindaca, non li metto», dice Corbucci. «C’è un assessore al commercio. Ma ha mai fatto un giro per i negozi, almeno nelle vie principali, a sentire che bisogni e che necessità ci sono?», si chiede. Viterbo in Festa sta per tagliare il nastro della sua prima edizione, tra entusiasmi e musi lunghi, voglia di fare e polemiche, ombre e luci. In zona Corso sarebbero diverse le defezioni: «Devo aprire nei giorni festivi per fare cosa? Lo faccio se ci sono eventi che mi portano gente. Ma qui, con questa situazione – dice Ivan, titolare di un negozio di abbigliamento, parlando del crollo del passeggio al Corso – perdiamo anche la dignità di lavoratori. Dobbiamo restare in negozio, pagare affitto, luce, stipendi, per cosa? Basta guardarsi intorno. Il vuoto». In Largo Cesare Battisti, invece, si starebbero organizzando con delle iniziative proprie al di fuori di Viterbo in festa. Pure a San Sisto non tira una bella aria: «Non siamo stati scelti come una delle piazze che parteciperanno a Viterbo in Festa. Qualcuno mette le piante, qualcun altro no. La manifestazione, a quanto sappiamo, parte da piazza Fontana Grande», dicono i commercianti. Ma la presidente della Pro Loco, Irene Temperini, organizzatore dell’evento insieme a Tetraedro, chiarisce: «La manifestazione era stata pensata “per il quartiere San Pellegrino», «C’è, chi è voluto esserci. Non abbiamo escluso nessuno. Avevamo pensato di fare la manifestazione solo a San Pellegrino e durante il ponte del due giugno», spiega ancora Temperini. Poi l’annuncio del Comune di non fare quest’anno Viterbo in Fiore e da qui l’idea: «Ci siamo detti, facciamolo nel week end del primo maggio, non possiamo lasciare questo buco – prosegue Temperini -. Quando lo abbiamo detto pubblicamente, hanno aderito altri pezzi di città. Sono gli altri che si sono aggiunti, quindi non ci si può lamentare che qualche quartiere sia stato escluso. Non è così. Con le nostre forze avevo pensato di organizzare solo a San Pellegrino, non avremmo mai pensato di fare una cosa del genere» dice Temperini che in una comunicazione sui social, specifica anche il ruolo del comune di Viterbo che, nonostante abbia rinviato Viterbo in Fiore, contribuirà a Viterbo in Festa con «17 mila euro di servizi e 1.500 euro alla Pro loco che non bastano neanche per pagare il piano della sicurezza», dice Temperini, «Non ci paga nessuno». Nessuna polemica, precisa la presidente della Pro loco. Tra le “luci” della manifestazione, ci stanno quelle che accenderanno le circa 65 realtà associative che hanno aderito, mettendo soldi ed energie, per creare ciascuna la propria iniziativa. Online il programma della tre giorni 29, 30 aprile e primo maggio. Tra le zone interessate San Pellegrino, Pianoscarano, da piazza Fontana Grande al Sacrario, passando per piazza del Comune, poi via Roma, Corso, via dell’Orologio vecchio, la Crocetta. Ma il disimpegno dell’amministrazione comunale con il rinvio di Viterbo in Fiore al prossimo anno pare proprio non essere piaciuto quasi a nessuno. Dopo un Natale giudicato da molti sottotono, Viterbo in Fiore poteva essere un’occasione di riscossa. Ma no. «Non ci sono né soldi né tempo» avevano detto da Palazzo dei Priori. «Scuse» secondo l’opposizione: con dieci mesi dall’insediamento e circa 500 mila euro spesi per Natale, sembra un “l’alibi” che non tiene secondo Lega, Fratelli d’Italia, Pd. C’era forse una volontà politica di depennare Viterbo in Fiore. È stato chiesto anche in consiglio comunale. Una domanda che resta appesa a un’altra: se i privati da soli sono riusciti a fare questo con soldi propri e in poco tempo, come ha fatto il Comune a non riuscire a organizzare Viterbo in Fiore in dieci mesi?