Teatro dell’Unione, centro di produzione, Antoniozzi: “Non c’è nessuno che mette i soldi”.
Viterbo, 14 ottobre 2023 – Trasformare il teatro dell’Unione in un centro di produzione: una bella idea che è sempre stata il cavallo di battaglia di Alfonso Antoniozzi che l’ha urlata in parecchie occasioni a chi governava dai banchi dell’opposizione, dove sedeva fino a giungo del 2022 insieme all’attuale sindaca Chiara Frontini, prima di entrare nell’esecutivo di Palazzo dei Priori. Un’idea che non fa una piega. Finché se ne parlava. E basta. Perché ora che l’ex consigliere di opposizione Antoniozzi fa l’assessore alla Cultura, tocca con mano alcune difficoltà a realizzarla. Come è accaduto, del resto, a chi l’ha preceduto, ex amministratori, anche loro, magari, con qualche bella idea, rimasta poi sulla carta, ai quali il patto civico Viterbo 2020 e la sua leader Frontini non ne hanno risparmiata nemmeno una: valanga di critiche un po’ per tutti. Come sulla stessa scelta di affidare il teatro all’Atcl, operata nel 2017 dall’allora sindaco Leonardo Michelini. Criticata, ieri, dall’Antoniozzi consigliere comunale di opposizione, rivalutata, oggi, dall’Antoniozzi assessore culturale, come lui stesso ha riconosciuto nell’ultima seduta di consiglio comunale. Insomma, senza Atcl, il teatro dell’Unione: “chiude”. E il centro di produzione? “Senza lilleri non si lallera”, ha detto lo stesso Antoniozzi che con questa frase si consacra sull’Olimpo, “disgraziato” degli amministratori locali: tante belle idee, a volte, però impercorribili, senza colpa. “L’assessore alla Cultura vorrebbe che il teatro diventasse un ente produttivo – ha detto nell’ultima seduta di consiglio lo stesso Antoniozzi -. Ma non ci sono soldi, posso continuare a ripetere questa cosa all’infinito, ma il territorio non si dimostra interessato a metterci denaro su questa cosa. Non è possibile che non ci sia nessuno che voglia mettere dei soldi per far diventare questo teatro un generatore di indotto, di stipendi, di posti di lavoro, d’arte, di cultura”. Chissà, forse, è stato anche per questo che chi l’ha preceduto sul faticoso banco del governo cittadino aveva deciso di affidare il teatro ad Atcl. E, oggi, pure Antoniozzi lo riconosce: “La soluzione di Atcl che vi siete inventati e che io non amavo, nell’ottica di realizzare un teatro produttivo – ha detto all’ex maggioranza ora opposizione – è una mano santa. Essendo di fatto una pubblica amministrazione gemella, un nostro pezzetto, poiché è l’Associazione Teatrale Comuni d’Italia di cui noi (Comune ndr) siamo soci, ci consente, ad esempio, di fare il concerto di Capodanno, perché se lo facesse l’ufficio, questo non assolverebbe più all’ordinaria amministrazione. Se poi, gli imprenditori viterbesi si svegliassero una mattina e decidessero di investire i loro danari per far diventare il teatro un centro produttivo, le porte dell’assessorato saranno aperte. Ma oggi Atcl non schioda dalla gestione del teatro dell’Unione, perché significherebbe chiuderlo”, ha concluso Antoniozzi. Bisogna, insomma, governare per comprendere che a volte, tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare, un po’ per tutti. Anche per quelli capaci o che si ritengono tali.