Home Cronaca Valle Faul nel degrado: fontana sporca e viali scomparsi tra piante secche.
Valle Faul nel degrado: fontana sporca e viali scomparsi tra piante secche.

Valle Faul nel degrado: fontana sporca e viali scomparsi tra piante secche.

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Viterbo, 12 marzo 2024 – Altro che Risveglio, evocato da quel gigante di Seward Johnson, nell’atto di riemergere dal suolo messo dall’ex amministrazione Marini in mezzo al prato: per valle Faul servirebbe una vera e propria resurrezione che il miracolo della natura riuscirà a compiere forse solo in parte. Dopo il recupero attuato grazie al progetto Plus,  che l’ha sottratta alla mappa delle “terre selvagge”, inserendola negli spazi urbani, non si può dire che, a distanza di anni, questo luogo stia vivendo il suo massimo splendore.

Le aiuole che delimitano i viali di Valle Faul.

Alle tinte fosche dell’inverno, da sole anche suggestive, si sovrappongono quelle dell’incuria, del degrado e dell’abbandono, dipingendo un quadro  desolante. Seppure la primavera riuscirà a passare un colpo di spugna sulle tinte spente della natura morta che si prepara al nuovo ciclo,  l’impressione è che servirà molto di più per togliere a Valle Faul quella patina opaca che pare essersi depositata su aiuole e viali a causa non dei cicli stagionali, ma per l’assenza della mano dell’uomo.

Piante morte, molte schiacciate in terra,  una spessa coperta di foglie secche, un’esplosione di vegetazione selvaggia, tutto cancella la geometria e la brillantezza dei vialetti pedonali di quella che dovrebbe essere la porta di ingresso per i turisti della città. Parcheggio gratuito e due ascensori che catapultano i visitatori immediatamente nel cuore del centro storico, la candidano in modo incontrovertibile ad essere proprio questo. Valle Faul è il primo impatto con la città per chi non la conosce. E non è dei migliori.

La vasca della fontana piena di acqua ferma e sporca.

Al centro della grande area di sosta la moderna fontana a cerchi con una grande vasca si prepara a fare gli onori di casa con una quantità di acqua stagnante, putrida, scura, sporca e maleodorante. A intervalli regolari si succedono i grandi pioppi che tra questo mese e il prossimo, faranno sapere se sono ancora vivi. Si pensa di sì. Intorno, però, c’è chi non ce l’ha fatta. Alberi ed alberelli, fiori e siepi sono rimasti stampati contro il cielo, con le loro secche braccia protese verso l’alto, nell’ultimo saluto all’estate passata. Non ne vedranno un’altra. Altre piante accartocciate e implose su se stesse. Intorno le venature artificiali della terra che avrebbero dovuto dissetarle: l’impianto di irrigazione, forse anch’esso andato, molto prima di loro. Non si vede un goccio d’acqua. E chissà da quanto. C’è, però, chi resiste contro ogni avversità: i prunus di viale Armando Diaz che hanno sostituito i grossi pini che mettevano a rischio la sede stradale. Tagliati tra la disperazione generale che ne invocava la salvezza, per i loro successori non si è registrato altrettanto interesse. Con l’arrivo della primavera alcuni sono fioriti, altri no. Morti. Nell’indifferenza generale. Ma l’ostinazione di quelli che sono sopravvissuti riaccende ora un faro su questa fila di alberi. Un commento arriva dalla consigliera comunale, Laura Allegrini (FDI): “I pini erano stati tolti su indicazione delle Ferrovie dello Stato, che avevano richiesto alberi alti massimo quattro metri. Purtroppo i prunus non sono stati adeguatamente manutenuti. Solo alcuni stanno fiorendo. Mi auguro che venga fatta al più presto una corretta manutenzione, perché se si lasciano crescere daranno la bella fioritura che possiamo già ammirare a piazza Crispi e a Valle Faul.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.