Viterbo, 17 maggio 2024 – “Via i tossici dal Sacrario”: un cartello bianco scritto a penna lasciato attaccato a un tronco di un albero tra la fine di via Marconi e l’inizio di piazza Martiri d’Ungheria. Forse un gesto esasperato da parte di chi necessariamente deve fruire della centralissima piazza cittadina, trovandosi costretto a rapportarsi con situazioni di degrado. E sono tanti: residenti, commercianti, ma anche viterbesi e turisti che utilizzano il più grande parcheggio cittadino a ridosso del centro storico, chi lavora in questa porzione di città o vuole fare una passeggiata in quello che ha tentato di diventare il boulevard cittadino ma che, invece, diventa sempre più la porta d’accesso all’inferno del Far West, dove le risse e gli atti vandalici sono oramai pressoché all’ordine del giorno. Un teatro della vita reale portata in scena nel suo lato più desolante, una pellicola continua su cui sfila la violenza, ma anche l’emarginazione, la disperazione e l’abbandono di chi è scivolato ai margini della società. Un triste spettacolo, anche per chi, suo malgrado, se ne è reso protagonista con scelte di vita sbagliate. Ma certamente un brutto film dalla visione obbligata per quanti, residenti, commercianti e cittadini in generale, pur non avendo acquistato il biglietto, si trovano costretti a guardarlo, con la preoccupazione di restarne fuori dovendo fruire di questa parte di città. Mentre sullo sfondo resta ad annaspare l’affannoso tentativo delle istituzioni di un ritorno alla decenza, da ritenersi inutile visto il protrarsi della situazione, il degrado imperante e inarrestabile in cui sta sprofondando il Sacrario, sta sedimentato un concetto di normalità al di fuori di ogni dimensione della civiltà, dove a rischiare di diventare emarginati sono proprio quelli che ancora coltivano i valori del decoro e della compostezza.