Home Attualità Ordinanza “erronea”: Comune costretto a risarcire chi aveva diffidato per “inconvenienti igienici”.
Ordinanza “erronea”: Comune costretto a risarcire chi aveva diffidato  per “inconvenienti igienici”.

Ordinanza “erronea”: Comune costretto a risarcire chi aveva diffidato per “inconvenienti igienici”.

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Viterbo, 21 maggio 2024 – “Oltre al danno, pure la beffa”: ordinanza sindacale “erronea”, Comune costretto a risarcire il titolare di un’attività commerciale al quale aveva intimato di intervenire riguardo a “inconvenienti igienici causati in due appartamenti”. Non solo. La somma di 1222 euro diventa un debito fuori bilancio che ha costretto a convocare una commissione consiliare ieri mattina alle 8:30, durata pochi minuti, con esborso del costo di funzionamento, per votare la pratica. L’unica all’ordine del giorno. Nella vicenda si inserisce anche la mancata nomina di un difensore legale che rappresentasse il comune di Viterbo nel procedimento in corso.  Insomma una vicenda dai contorni grotteschi, secondo la Lega. “Ci troviamo di fronte all’ennesima commissione lampo, con una sola pratica, ma con il medesimo costo per le tasche dei cittadini”, dice il consigliere comunale Andrea Micci (Lega).Durante la discussione, inoltre, è emersa la completa incapacità di questa giunta”, prosegue, “da un’ordinanza sindacale giudicata erronea da parte del Tar del Lazio, in un procedimento dove, peraltro, il Comune non si è nemmeno costituito, sono derivate delle spese per l’ente. A queste si sono aggiunte quelle di una commissione convocata solo per questa pratica e durata pochi minuti, ma che i cittadini pagheranno lo stesso. Oltre al danno, pure la beffa. Continua lo sperpero di soldi pubblici”, conclude Andrea Micci. La vicenda inizia nel 2020 quando il “Nucleo Ambiente della Polizia locale trasmette alla Asl una relazione” riguardo a degli “inconvenienti igienici in due appartamenti causati da un’attività commerciale”, riporta l’atto di riconoscimento del debito fuori bilancio. Parte una “diffida dirigenziale all’amministratore di condominio” di “eseguire nell’immediatezza gli interventi tecnici necessari a tutelare l’incolumità, l’igienicità e la salubrità delle persone e delle cose”. La problematica permane. Segue, quindi, “un’altra diffida dirigenziale”, anche questa senza esito, “nei confronti del titolare dell’attività”. A questo punto, “il 28 aprile 2023”, parte “l’ordinanza della sindaca verso l’amministratore dell’attività e la società proprietaria dell’immobile”, provvedimento contro il quale il titolare promuove “ricorso al Tar del Lazio, notificato in data 19 settembre 2023. L’ufficio Pubblica Incolumità – riporta ancora l’atto del Comune – comunica la necessità di costituzione in giudizio in difesa dei propri diritti, tuttavia l’Ufficio Servizio Legale (del Comune) viste le tempistiche non riesce a nominare un difensore”. Il Tar, quindi, “annulla il provvedimento impugnato, condannando il Comune di Viterbo a rifondere al ricorrente le spese e gli oneri accessori”. Pare che l’ordinanza firmata dalla sindaca fosse “deficitaria”, comunque erronea.  A pagare, quindi, sarà il Comune, che ieri ha dovuto iscrivere un nuovo debito in bilancio per lo stesso importo.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.