Viterbo, 3 settembre 2024 – La prima macchina costruita interamente a Viterbo, la prima ad avere un traliccio in alluminio, ma anche la prima che rompe con la tradizione recente e torna all’antico, alle prime Macchine, quelle in grado di illustrare una storia, quella di Rosa. Questo, e tanto altro, è Dies Natalis. Dietro di lei ci sono 80 Macchine studiate dall’ideatore per arrivare a lei. Tra tutte, una in particolare: quella di Papini recante alla base la ricostruzione della scena di papa Alessandro IV che ordina a un uomo di scavare per recuperare il corpo di Rosa per poi trasferirlo al monastero dove tuttora è custodito, diventa il lampo dell’ispirazione di Ascenzi nella creazione di Dies Natalis. Alla sua base è riportato il momento in cui Rosa muore che è anche quello della sua rinascita nel mondo dello spirito. La narrazione di Dies Natalis inizia così e si intreccia, come sempre accade, anche con le storie di oggi. Come quella del capofacchino Sandro Rossi, ricoverato in ospedale e operato d’urgenza al cuore. Ora sta bene, ma non potrà guidare la Macchina di Santa Rosa che, per questo, è stata affidata al suo “secondo” Luigi Aspromonte.
I facchini si ritroveranno oggi alle 12:30 al teatro dell’Unione, per poi iniziare il giro delle sette chiese. E proprio durante il raduno potrebbero esserci già delle sorprese. La prima riguarderebbe proprio Sandro Rossi che ha trovato il modo, nonostante l’assenza fisica, di stare anche oggi vicino ai suoi facchini. Tra poche ore si saprà anche come. È facile presumere, però, che il capofacchino abbia voluto recapitare un saluto e un incoraggiamento ai suoi, prima del Trasporto di Dies Natalis, dal momento che l’esordio di una nuova Macchina è sempre pieno di incognite, impattando inevitabilmente sullo stato d’animo di chi dovrà caricarsela sulle spalle. Difficile credere che Sandro Rossi oggi non faccia sentire in qualche forma la sua presenza. In attesa di sapere cosa accadrà nel raduno, è certo che saranno comunque momenti carichi di emozione con l’abbraccio virtuale del capofacchino alla formazione che stasera solleverà Dies Natalis. In questo contesto si inserisce anche il cammino umano ed emotivo di Luigi Aspromonte, catapultato dall’imprevisto ricovero in ospedale di Sandro Rossi, alla guida del Trasporto, ruolo in cui sarebbe voluto entrare in maniera certamente meno brusca e drammatica. “Abbiamo fatto tutti quadrato intorno a lui”, dice Massimo Mecarini, “A iniziare da me, le guide, e a distanza di qualche metro ci sarà anche Lorenzo Celestini, che ha una bellissima esperienza da Presidente e capo facchino. Con lui basta un gioco di sguardi, una parola. Questo ci conforta. Gigi ha ottenuto, poi, una risposta forte da parte dei facchini”. L’assenza di Sandro Rossi ha richiamato in campo, più di quanto si vede ogni anno, quella catena fisica, emotiva e psicologica che c’è tra i facchini e che sarà la vera protagonista di questo 3 settembre. Se dal punto di vista tecnico il trasporto è stato messo al sicuro, resta lo sfondo emozionale.

“Per me l’assenza di Sandro è una mancanza abissale”, dice Mecarini, “In questi anni siamo stati molto uniti, ma il nostro legame è precedente, siamo andati a scuola insieme, siamo amici fin dalle elementari”. Un’amicizia che si è poi trasformata in un binomio fortissimo del Sodalizio. “Dal 2007”, dice Mecarini, “eravamo l’uno per l’altro. Il giorno prima del Trasporto – ricorda – vedevi questo cristianone che si agitava. Dovevi prenderlo con le pinze. Ma anche Luigi è un fratello e ha le competenze necessarie per portare a termine questo trasporto”. In questi giorni Mecarini è stato spesso da Sandro Rossi in ospedale: “Ci tenevo a fargli sentire la mia presenza e, attraverso me, anche quella di tutto il Sodalizio”. Il capofacchino in carica resta Sandro Rossi, fino a febbraio 2025. Poi si vedrà. Al momento, all’ordine del giorno del Sodalizio, c’è solo un punto: “Riportare a casa Rosa”. A incoraggiare i facchini, alla prova generale del primo settembre, anche l’ideatore Raffaele Ascenzi: “Ci siamo impegnati tutta l’estate, abbiamo lavorato tutti i giorni, per potervi dare una macchina perfetta”, ha detto. “Quando ce n’è una nuova, so che i facchini stanno con le orecchie dritte. Sappiamo, però, di avere fatto una macchina ancora più performante delle altre”, dice Ascenzi, ricordando come il trasporto, diverse volte nel passato, abbia avuto luci e ombre: lo stop di Volo d’Angeli che non riuscì a finire il percorso, ma seppe ripartire alla grande l’anno dopo, l’incidente ad Ali di Luce quando crollò il ponteggio durante un brutto temporale: “Riuscimmo a tirarla fuori”, ricorda Ascenzi. Dies Natalis a differenza dell’altra Macchina, ha resistito alla tempesta di pochi giorni fa, e lo ha fatto oscillando nel vento, senza fare resistenze alle forti raffiche, ma assecondando la furia degli elementi, uscendone infine illesa. Ed è quello che accade a volte nella vita, quando bisogna accettare il destino e andare avanti, come faranno oggi i facchini, privati improvvisamente e inaspettatamente del loro capo facchino storico, un riferimento psichico ed emotivo, oltre che tecnico, ma che dovranno ugualmente sollevare Dies Natalis conducendola al monastero di Santa Rosa. Perché il Trasporto, come la vita, va avanti.
