Home Cronaca Cena dei veleni: “Le gravissime minacce hanno costituito all’evidenza un reale turbamento dell’attività politica dell’intero consiglio comunale”.
Cena dei veleni: “Le gravissime minacce hanno costituito all’evidenza un reale turbamento dell’attività politica dell’intero consiglio comunale”.

Cena dei veleni: “Le gravissime minacce hanno costituito all’evidenza un reale turbamento dell’attività politica dell’intero consiglio comunale”.

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Viterbo, 7 gennaio 2025 – La vicenda giudiziaria scaturita dalla cena dei veleni prosegue. La Procura della Repubblica ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Roma contro la sentenza 238 del 20 dicembre 2024 del Tribunale di Viterbo che ha dichiarato il “non luogo a procedere” nei confronti degli imputati Chiara Frontini e Fabio Cavini, in relazione al reato agli stessi ascritto “perché il fatto non sussiste”, si legge nel ricorso presentato dal pm Massimiliano Siddi.

Con grande superficialità argomentativa – è scritto nel ricorso – certamente non consona ad una questione giuridica tanto gravida di implicazioni politico sociali, il giudice, senza neppure procedere al vaglio complessivo della fattispecie contestata, ha risolto “gordianamente” il problema escludendo alla radice la sussistenza dell’elemento costitutivo della minaccia. E proprio questa radicale esclusione che desta il maggiore stupore, poiché sulla sussistenza dell’ipotesi base della minaccia neppure il GIP, che aveva rigettato la richiesta di giudizio immediato con riferimento alla fattispecie ex art. 338 c.p., aveva sollevato alcun dubbio  od obiezione”.

Secondo il ricorso il giudice avrebbe dimostrato di “perdere completamente di vista il contesto complessivo del fatto e, soprattutto, di non avere minimamente percepito il vero significato del discorso che gli indagati volevano rappresentare alla persona offesa Bruzziches, in uno scenario particolarmente vulnerabile, quale quello del proprio ambiente domestico, alla presenza anche della di lui coniuge, e dietro la parvenza strumentale di una finta colloquialità”.

“Lascia  davvero esterrefatti – prosegue il ricorso – il fatto che il giudice nell’analizzare il quadro complessivo della conversazione, da un lato affermi che il modus operandi che costituisce la cifra dell’agire politico del Cavini sia espressione di un concetto agevolmente sintetizzabile come “macchina del fango”, ma dall’altro esclude, pressoché apoditticamente, che quella stessa evocazione della “macchina del fango” per quanto astrattamente configurabile come minaccia, fosse riferita direttamente al Bruzziches”, continua il ricorso.  Il pm descrive come “confusa, disorganica e fumosa” la “ricostruzione del giudice che non tiene conto dell’impulso chiaro, preciso, coerente che i coniugi Frontini e Cavini hanno impresso alla conversazione per perseguire anche a costo di formulare esplicite minacce, le proprie finalità politiche“. Nel ricorso il pm sostiene che  dalla conversazione avvenuta a casa Bruzziches: “Si può nitidamente intravedere quale fosse l’intento effettivo della coppia Frontini – Cavini: quello di ricondurre a più miti consigli il Bruzziches, il cui attivismo, quale consigliere delegato al patrimonio e quale componente critico della maggioranza consiliare, iniziava a costituire un problema serio per la Sindaca“. “Si evince, senza ombra di dubbio che il destinatario di dette minacce fosse Bruzziches”, sostiene il ricorso.

In pratica “la tesi che si sostiene nell’atto che si impugna” specifica, è che “Cavini avrebbe rappresentato a Bruzziches il proprio modus operandi definito in sentenza come un vero e proprio decalogo della sua attività politica, ma lo avrebbe fatto in via del tutto astratta e disancorata da una situazione reale specifica avente Bruzziches stesso come destinatario diretto, indiretto e/o implicito”. Secondo il pm, invece è chiaro, per contro, che quella gravissima confessione aveva, in realtà, una finalità intimidatoria specifica e determinata, ovvero, quella di indurre lo stesso Bruzziches a desistere dai propri propositi scissionisti   o comunque nell’adoperarsi per la creazione di un gruppo consiliare autonomo.  Secondo il pm “la costituzione del nuovo gruppo” era “una questione assolutamente attuale e all’ordine del giorno” e la stessa preoccupava “non poco la sindaca ed il marito, attesa l’insistenza dialettica riservata da loro, in particolare a questo tema“.   “Interferire con gravi minacce su questo tipo di dinamica, ovvero coartare la volontà anche di uno o più consiglieri con riferimento alla loro libera determinazione di costituirsi in gruppo autonomo, turba inevitabilmente l’attività dell’intero consiglio comunale, alterando alla radice la stessa funzione della rappresentanza. Ciò in quanto la composizione politica del consiglio che scaturisce dall’interferenza alla condotta minatoria, potrebbe non rispecchiare l’assetto politico che i rappresentanti del popolo intendano liberamente e legittimamente darsi”.  “Le gravissime minacce prospettate al consigliere Bruzziches  – continua il pm Siddi – e, per suo tramite, alla consigliera Chiatti e a chiunque altro  indistintamente, se ne deve inferire, intendesse alterare gli equilibri della maggioranza costituendo nuovi gruppi, hanno costituito all’evidenza un reale turbamento dell’attività politica dell’intero consiglio comunale, atteso che, a seguito di esse, le dinamiche della rappresentatività dell’organo nel suo complesso sono state potenzialmente alterate anche rispetto a scelte future”.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.