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Malè: “Questo non è San Pellegrino in Fiore”.

Malè: “Questo non è San Pellegrino in Fiore”.

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Viterbo, 24 agosto 2025  – “Senza fiori non è San Pellegrino in Fiore”. Semplice, chiaro, lineare. Soprattutto se a dirlo, è colui che l’ha ideato, Armando Malè, quello che ha lanciato il progetto che ha messo radici nel cuore dei viterbesi, tanto che oggi è la manifestazione più importante e, potremmo dire, forse la più amata, dopo il Trasporto di Santa Rosa.

Armando Malè: “Non è San Pellegrino in Fiore senza fiori”.

Ho ceduto il marchio al Comune per amore della città – continua Malè – è per essa che la manifestazione è nata. Ho anche dato la mia disponibilità per dare qualche consiglio, ma nessuno mi ha chiamato“.

San Pellegrino in Fiore fa parte di quegli appuntamenti in cui la cittadinanza si ritrova, si riconosce, riannoda i legami dell’appartenenza. Non sono semplici manifestazioni, sono il collante di una comunità. E agli occhi di questa, il volto più familiare e più amato di San Pellegrino in Fiore, sono appunto i fiori che “sbocciano” sulle pareti grigie di peperino. Senza nulla togliere alle piante officinali, ai fiorellini  di campo, che nelle mani giuste in queste due edizioni, 2024 e 2025, sono stati capaci di grandi imprese. Non abbastanza, però, da cancellare quel senso nostalgico per quei fiori grandi, colorati, sfarzosi, che nella storia recente di San Pellegrino in Fiore, sono rimasti vittime dell’equivoco di sembrare pacchiani e inadeguati solo perché associati ad alcune edizioni  che non hanno brillato. Oggi, però, è necessario riportare la tradizione dentro i binari in cui non solo si è affermata, ma è diventata una di quelle più amate dai viterbesi e dai turisti. Perché quanto questo amore potrà durare senza i fiori, è difficile prevederlo, ma forse sarebbe opportuno non cercare di scoprirlo.

Nel 2024  lavanda, mirto, gelsomino, margherite, mughetti, agrifogli, bocche di leone, cavolo rosso, broccoli e verza.

San Pellegrino in Fiore non è questo”, dice Malè riguardo alle due ultime due edizioni nate dal concorso di idee, lanciato per la ripartenza della manifestazione. In campo nel 2024 lavanda, mirto, gelsomino, margherite, mughetti, agrifogli, bocche di leone, cavolo rosso, broccoli e verza nel 2024. Nel 2025 è toccato a piante officinali, graminacee, essenze campestri. “Gli architetti hanno fatto un bel lavoro”, osserva, “ma la manifestazione, per come era stata concepita, aveva un altro volto. Aveva i fiori”. Non è stato sempre facile portarli nelle vie e nelle piazze quando a organizzare era ancora l’ente autonomo, dovendo fare i conti con fondi striminziti, rispetto a quello che si sarebbe voluto realizzare.  “Spendevamo non più di 100 mila euro, il contributo messo dal Comune arrivava quasi a 50 mila – ricorda Malè – il resto lo trovavamo presso altri enti e congli sponsor. Con il budget di adesso”, dice,”sarei riuscito a realizzare il San Pellegrino in Fiore che ho sempre sognato, ma che non sono mai riuscito a concretizzare, proprio per la limitatezza dei fondi”. Nelle ultime due edizioni, il contributo del Comune è molto aumentato conil budget complessivo della manifestazione che ora si aggira intorno ai 20 mila euro. Paradossalmente, però, ora che i soldi ci sono, i fiori sono spariti. La maggior parte dei fondi finiscono, infatti, su intelaiature, supporti, tralicci, che danno forma alle complesse scenografie, piuttosto che sui fiori.  “Sono state due edizioni più artistiche, ma meno popolari, la gente che viene a San Pellegrino in fiore, però, vuole vedere i fiori”, ribadisce Malè. E poi, chi l’ha detto che i fiori non sono artistici? Pensiamo ai girasoli di Van Gogh, ad esempio, ai bouquet floreali di Jan  Brueghel il Vecchio, al tripudio di ninfee, papaveri, iris, glicini, rose rampicanti, peonei e girasoli nell’impressionismo di Monet solo per citarne alcuni. Ora la domanda è: quanto continuerà a restare nel cuore dei viterbesi un San Pellegrino senza fiori? Forse è il caso di iniziare a chiederselo. Magari prima della prossima edizione.

Tiziana Mancinelli

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.