Home Cronaca Cosa è accaduto dietro il Trasporto del 3 settembre.

Cosa è accaduto dietro il Trasporto del 3 settembre.

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Viterbo, 8 settembre 2025 – Una telefonata preoccupante del Prefetto alla sindaca intorno alle 18 del tre settembre, “frantuma” il clima fino a quel momento sereno della festa e getta, inizialmente, l’ombra di un possibile  attacco terroristico in corso sul Trasporto. Ipotesi che con il passare delle ore si dissipa sempre di più, fino ad essere accantonata nei giorni successivi all’arresto dei due cittadini di nazionalità turca, trovati con delle armi proprio quel pomeriggio, prima di quella telefonata, all’interno di un B&B sulla salita di Santa Rosa, a una manciata di metri dal monastero, epicentro della festa e tappa finale del Trasporto.

Ma cosa è avvenuto in quelle ore che vanno dall’arresto dei due uomini alla partenza di Dies Natalis?

Facchini di Santa Rosa sfilano in città.
Facchini di Santa Rosa sfilano in città.

La sindaca Chiara Frontini racconta cosa è accaduto. “Ho fatto tutto il corteo fino alla fine”, dice riguardo alla sfilata del Giro delle Sette Chiese, partita proprio il tre settembre alle 14:30 dal teatro dell’Unione, mentre sulla salita di Santa Rosa stava avvenendo l’arresto dei due uomini di nazionalità turca. “Siamo arrivati al boschetto, dove ho salutato i facchini, dopodiché mi sono diretta in centro”, dice la sindaca riguardo al luogo ubicato in cima alla salita di San Crispino, tappa finale del Giro delle Sette Chiese, dove i facchini incontrano le famiglie, cenano, e poi vanno in ritiro. Dopo aver fatto visita al ritiro la sindaca si dirige verso il centro.  “Era mia intenzione andare a casa a cambiarmi per ricevere gli ospiti a Palazzo dei Priori, andando, però, prima a controllare la situazione “sedie”, spiega Frontini.

L’unico motivo di una qualche tensione che si era registrato in quella giornata, era stato, appunto, l’applicazione dell’ordinanza di rimozione delle sedie che i viterbesi, per tradizione, sono soliti collocare su via Cavour e via Garibaldi per alleviare la lunga attesa per assistere al trasporto. Quel giorno, 3 settembre, dalla mattina fino al tardo pomeriggio, le forze dell’ordine erano passate più volte a controllare la situazione percorrendo su e giù il tratto via Cavour, via Garibaldi, mentre il camioncino del Comune  era passato ed era riuscito a portare via un centinaio di sedie, riferiscono i presenti, in gran parte quelle lasciate incustodite. Una novità rispetto agli altri anni in cui l’ordinanza era rimasta lettera morta, e seppure nel rispetto delle norme, l’azione di rimozione delle sedie ha lasciato dietro di sé proteste e malcontento tra il numeroso pubblico che già dalla mattina aveva iniziato a riempire vie e piazze.

Mentre la sindaca, dunque, si sta dirigendo proprio verso quello che fin dalla mattina era sembrato il tratto più “caldo” del percorso, quello, peraltro, che Dies Natalis percorre subito dopo essere uscita dal ponteggio di San Sisto per il suo primo “Sollevate e Fermi”, arriva una telefonata. “Ero da poco entrata a Largo San Sisto, erano circa le 18 e ricevo la telefonata del Prefetto. Mi dice che è assolutamente necessario che io vada in Prefettura. Lì per lì mi sono trovata un po’ spiazzata. Era una telefonata un po’ strana – ricorda Frontini – non sapevo se fosse collegata alla questione delle sedie o altro, per cui ho chiesto delle motivazioni, ma il Prefetto, giustamente, mi ha detto che avremmo dovuto parlarne di persona. Così sono andata in Prefettura. C’era il comitato riunito”, dice Frontini. Nel recarsi in prefettura la sindaca è assalita da pensieri e perplessità.  “Non sapevo molto cosa aspettarmi, mi sembrava un po’ esagerato per qualsiasi cosa potesse venirmi in mente e, invece, la motivazione era più che pregnante per una riunione così urgente.  Mi è stato illustrato il quadro e condiviso le ipotesi con i pro e i contro. Non ricordo esattamente le prime parole che mi sono state rivolte quando sono entrata, ma il senso era: ‘sindaca, abbiamo un problema. Mi è stata, quindi, rappresentata la situazione e le varie incognite”, continua Frontini.  A quel punto le ipotesi sul tavolo potevano essere solo due:  annullare il trasporto e rinviarlo oppure farlo.

“Inizialmente – racconta Frontini –  la tendenza generale era sembrata quella di rinviare la manifestazione“. Ipotesi, però, che presenta i suoi rischi: “Dovevamo far sfollare la città, senza nemmeno poter dare troppe informazioni” dice. Vie e piazze intorno alle 18 -19 non sono ancora stracolme, ma di gente ce ne è già tanta. “Avremmo dovuto garantire un corretto deflusso delle persone, senza generare panico o un fuggi – fuggi generale – spiega Frontini – e senza poter rilvelare le informazioni in nostro possesso”.   La preoccupazione, in quel momento, è, quindi, quella di non scatenare il delirio tra la folla, innescando momenti di caos,  durante i quali un qualunque terrorista può colpire più facilmente, e per le forze dell’ordine può rivelarsi più difficoltoso controllare e intervenire. L’esigenza di tenere tutti il più possibile tranquilli è anche il motivo per cui “Non abbiamo detto subito la motivazione del passaggio di Dies Natalis con le luci della città accese”, spiega Frontini. “Ci è dispiaciuto molto sentire i fischi e le proteste delle persone, ma non potevamo fare diversamente, era la conditio sine qua non per effettuare il Trasporto, poiché era quella che consentiva di controllare e gestire tutto al meglio”.  In quelle ore in cui si riunisce il comitato di ordine e sicurezza in Prefettura, il quadro diventa man a mano più chiaro. Intanto vie e piazze iniziano ad essere sempre più piene. “Chiamiamo  il presidente del Sodalizio e il capofacchino, per condividere con loro le nostre riflessioni”, dice ancora Frontini.  Alla fine il Trasporto viene confermato, ma a delle condizioni: la macchina passerà con la città illuminata. Nel frattempo, in quelle ore, arrivano rinforzi da Roma, reparti specializzati, cani antibomba, tiratori scelti, che proseguono, in forme e modi diversi, l’attivià seguita all’arresto dei due uomini nel BB sulla salita di Santa Rosa. Il timore iniziale, infatti, era legato alla possibilità che ci fosse un terzo uomo ancora in giro, avendo trovato un documento, ma non la persona. Considerando tutte queste variabili, infine, effettuare il Trasporto appare l’ipotesi “più sicura” rispetto a quella di far sfollare la città.  “In certi momenti”, aggiunge la sindaca, “c’è anche un po’ di istinto, che qualcuno ha chiamato coraggio. La mia priorità come sindaca – dice Frontini – era quella di pensare alla sicurezza delle persone e dei facchini”. E mentre il quadro in quelle ore si chiarische, l’obiettivo della sicurezza della Frontini “sindaca” finisce con il coincidere con quello della Frontini “Viterbese”, per cui prioritario è che  “La machena a da passa”, esclama lei stessa, in gergo dialettale tipico del luogo. Il coraggio, dunque, resterà forse il tema del Trasporto del Giubileo. Quello dei facchini, che hanno rischiato di essere il primo bersaglio di un ipotetico attacco, quello del sindaco che ha assunto su di sé la responsabilità del Trasporto e quello della città che ad un certo punto ha compreso il momento difficile, pur ignorandone le motivazioni, e ha sostenuto i suoi beniamini.   Ma su tutti c’è il coraggio del titolate del B&B che ha alzato il telefono e ha allertato la polizia. “Ci siamo sentiti – dice Frontini a distanza di giorni –  ma avevo già espresso l’intenzione di tributargli un encomio o una civica benemerenza, nei prossimi giorni vedremo, perché se non ci fosse stata la segnalazione, tutto questo non si sarebbe saputo, permettendo, poi,  a chi di dovere di operare.Questa è veramente la dimostrazione che se i cittadini si fidano delle istituzioni, ognuno, anche una singola persona, può fare la differenza. In questo caso “uno solo” ha fatto la differenza, e in odo determinante”, conclude Frontini.

Tiziana Mancinelli.

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.