Mecarini – Aspromonte: “Ci si è gelato il sangue”.
Viterbo, 9 settembre 2025 – “Quando ci hanno detto cosa stava succedendo, ci si è gelato il sangue”. Il presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, insieme al capofacchino, Luigi Aspromonte, raccontano gli attimi vissuti prima del Trasporto, quando è stato comunicato loro l’arresto dei due cittadini turchi armati e il rischio di un possibile attacco durante il Trasporto. Mecarini facchino per 32 anni, è diventato il presidente del Sodalizio nel 2008: “Ne ho viste di tutti i colori”, dice, “Ho iniziato nel 1979, nel 1983 si è scoperchiato il capannone, nel 1984 c’è stato il Papa, nel 1986 la Macchina ha rischiato di cadere, nel 2015 hanno tirato un razzo. Ma quello che è accaduto questo tre settembre, le supera tutte“, esclama. “Sappiamo che la Macchina è un obiettivo sensibile, per questo i controlli sono molto serrati”.
Ma l’ombra del terrorismo, finora, non si era mai allungata su quella torcia di luce di quasi 30 metri che rischiara la notte viterbese. E seppure nei giorni seguenti è stata accantonata la pista di un possibile attentato, in quei minuti, il pensiero correva alle immagini più terribili che questa ipotesi può materializzare. Per il presidente del Sodalizio e il capofacchino, sono state ore cariche di tensione, con la responsabilità di decidere per tutti gli altri facchini. “Qualche allarme c’è sempre stato, ma mai come quest’anno, ha superato ogni previsione in senso negativo”, continua Mecarini. “Eravamo al boschetto – racconta- con Luigi, il capofacchino, quando è arrivata la chiamata che ci avrebbero prelevato e portato in Prefettura. Lì per lì abbiamo pensato a una questione legata alle sedie ma, strada facendo, ci siamo domandati come mai tutta questa urgenza. La cosa doveva essere molto più seria”.
Quando i due, così come la sindaca, vengono chiamati urgentemente in Prefettura, tutti pensano che il motivo siano le sedie collocate dai viterbesi su via Cavour e via Garibaldi, vietate dall’ordinanza sindacale, che fin dalla mattina avevano visto continui passaggi di polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale. Ne era scaturito un braccio di ferro con la popolazione, con il camioncino del Comune che era riuscito a rimuovere un centinaio di sedie, hanno riferito i presenti, in gran parte quelle collocate e poi lasciate sul percorso da parte dei proprietari. Le altre, però, erano rimaste, con la gente che le chiudeva quando arrivano i controlli, per poi riaprirle, appena passati. Una situazione che aveva generato fin dalla mattina tensioni e malcontento tra la gente. Ma mentre tutti i riflettori erano puntati sulle sedie di via Cavour e via Garibaldi, da un’altra parte si preparava una situazione ben più preoccupante, con i due cittadini turchi piazzati all’interno del BB sulla salita di Santa Rosa, si dice già dal due settembre, con una mitraglietta, una pistola e tre caricatori. Arrestati intorno alle 14:30, mentre partiva il Giro delle Sette Chiese, l’accaduto ha poi influenzato tutto lo svolgimento della festa, rischiando di far saltare il trasporto. Anche il capofacchino, quando si dirige insieme al presidente del Sodalizio in prefettura, pensa che il motivo possa essere legato alle sedie.
“Ho immaginato che potessero chiedere a me di recarmi in via Cavour e in via Garibaldi”, dice Aspromonte, “e mi preparavo a dire di no, non sarei andato contro i viterbesi”. Arrivati in Prefettura, Mecarini e Aspromonte capiscono che la cosa, invece, è molto più seria: “Abbiamo trovato lì, oltre al prefetto, il questore, la sindaca, il comandante dei carabinieri, polizia, finanza, vigili del fuoco. Abbiamo capito che non ci avevano convocato per le sedie”, dice il presidente del Sodalizio. Di lì a poco arriva la doccia fredda. A Mecarini e ad Aspromonte viene comunicato l’arresto e un’allerta terrorismo. “Ho provato un senso di svuotamento – dice Aspromonte – Non ho pensato più al trasporto, ma alle famiglie, alle persone che erano sulle vie, sulle piazze, c’erano i familiari di tutti. Alla fine, però, la scelta di far passare la Macchina, è stata quella più giusta. Per telefono ho chiesto di inquadrare i facchini fuori dal boschetto pronti per partire. Quando sono arrivato ho detto loro che per una questione legata a motivi di ordine pubblico, di sicurezza, il Trasporto sarebbe avvenuto con le luci accese“, dice Aspromonte. “Le indicazioni che provenivano dal ministero dell’Interno”, spiega Mecarini, “erano quelle di rinviare il Trasporto. Dopo un minuto di riflessione, con la sindaca che ha subito detto di essere contraria al rinvio e di voler confermare la festa, ci siamo subito uniti alla sua decisione. Rinviare il trasporto sarebbe stato, a parere mio, ma anche di altri, molto più pericoloso e, quindi, per fortuna, è stata accolta la nostra tesi e ci siamo accollati la responsabilità. Lo stato d’animo con cui siamo tornati al boschetto – continua Mecarini – era abbastanza preoccupante, quando siamo arrivati là, i ragazzi erano già schierati per la partenza. Abbiamo rivelato a grandi linee quello che era successo, quindi abbiamo detto che c’era un problema di ordine pubblico e che si doveva partire con la macchina con le luci della città accese. I ragazzi hanno dato la loro disponibilità. Un grande segno di unità ed entusiasmo, perché non vedevano l’ora di portare a termine questo trasporto, anche con quella modalità. Quindi siamo andati verso la macchina con grande determinazione, grande slancio, grande forza d’animo, forti di quell’unità che c’è sempre stata e che quest’anno è stata particolarmente sentita, proprio in virtù di quanto è accaduto”. Arrivati a San Sisto, il capofacchino comunica alle piazze che il Trasporto avverrà con le luci della città accese. Non può dire il motivo, e la città inizialmente fischia. Però, poi, Aspromonte fa la voce grossa, dice che i facchini hanno bisogno del sostegno dei cittadini, e alla fine, la città, pur ignorando quanto sta accadendo, abbraccia i suoi beniamini. Al grido “Semo tutti di un sentimento?” la voce delle piazze si unisce a quella dei facchini: “Sì!”. E parte così il Trasporto del coraggio. A piazza delle Erbe, l’allarme rientra, le luci si spengono e torna la meraviglia del “campanile che cammina”. “Quest’anno il Trasporto è stato veramente da manuale – dice Mecarini – senza sbavature, senza niente, soprattutto nei punti critici a Corso Italia, dove questa macchina così massiccia deve procedere con molta cautela. E quando si rallenta, i ragazzi sotto faticano molto di più. Però devo dire che ad ogni fermata, li ho visti uscire molto carichi, sebbene sudati, qualcuno diciamo un po’ affaticato, però hanno dimostrato una grande unità e un grande cuore”, conclude Mecarini. Il Trasporto si conclude in maniera perfetta. Era stato dedicato alla pace del mondo, e il suo arrivo sul sagrato della chiesa di Santa Rosa, è una speranza di vittoria contro il male.
Tiziana Mancinelli.