Viterbo, 25 aprile 2026 – Anche a Viterbo, come in tutta Italia, si è svolta la celebrazione del 25 aprile. Un corteo con lo striscione “80 volte antifascista”, ha sfilato per le vie del centro sulle note di “Bella ciao”. Hanno partecipato all’evento il prefetto Sergio Pomponio, i consiglieri regionali Daniele Sabatini ed Enrico Panunzi, l’assessore Emanuele Aronne, il consigliere provinciale Maurizio Paolozzi, la consigliera comunale Alessandra Troncarelli, la segretaria del Pd Manuela Benedetti. Come ogni anno, la celebrazione si è svolta al Sacrario. “Il 25 aprile è capace, oggi più che mai, di parlare a tutte le generazioni, di rinnovarsi e restare attuale sulla base dei valori che affondano le loro radici in una delle pagine più gloriose della storia: la resistenza”, ha detto Enrico Mezzetti presidente dell’Anpi che ha anche organizzato il corteo antifascista. Partito da da San Sisto, ha percorso via Garibaldi per fermarsi al liceo classico in via Carletti, dove è stato reso omaggio a Mariano Buratti, il partigiano a cui è stata intiolata la scuola.
LA SINDACA CHIARA FRONTINI
Siamo qui oggi perché 81 anni fa l’Italia ha ritrovato il battito del
proprio cuore libero, trasformando il silenzio dell’oppressione nel
rumore vibrante della partecipazione. Celebriamo la radice
profonda della nostra convivenza: quel momento in cui la nostra
comunità nazionale ha smesso di essere spettatrice del proprio
destino per diventarne l’unica, vera protagonista.
Ieri abbiamo ricordato con solennità l’insediamento del primo
Consiglio comunale democraticamente eletto, un evento che otto
decenni fa ha segnato il ritorno della sovranità popolare nelle nostre
aule e nelle nostre piazze. Fu l’istante in cui l’Italia tornava
finalmente a parlarsi e a decidere di se stessa dopo il buio e il
terrore della guerra. Ricordando quell’evento fondativo, il nostro
sguardo si è volto con profonda gratitudine a chi, per la prima volta,
esercitava pienamente il diritto di cittadinanza: le donne.
Mentre il mondo intorno era cenere e macerie, furono loro a
compiere il miracolo più silenzioso: quello di ricostruire l’umano. Da
quell’opera di custodia civile è sbocciata la nostra libertà; una
conquista che non fu solo un atto di sopravvivenza, ma il primo
grande gesto politico e civile della nostra era moderna.
In questo cammino di rinascita, il nostro pensiero più commosso e
solenne va a chi non ha potuto vedere l’alba della Liberazione: a chi
è morto per la Patria. Onoriamo oggi il sacrificio di quegli uomini e
di quelle donne che hanno offerto la vita affinché noi potessimo
ereditare un Paese libero e dignitoso. Il loro non è stato un sacrificio
vano, ma il seme stesso della nostra democrazia. Essere qui oggi
significa assumersi il dovere morale di essere custodi della loro
memoria e testimoni attivi dei valori per cui hanno combattuto.
Eppure, i fatti internazionali che osserviamo in questi mesi, in questi
giorni, in queste ore ci spingono a chiederci: è sufficiente limitarci
alla memoria? Cosa abbiamo appreso, come umanità, da quella
lezione? Inizialmente sembrava molto: la costruzione di solide
istituzionali internazionali che rappresentassero camere di
compensazione per i conflitti, il primato della diplomazia, la
sfumatura dei confini, in particolare all’interno dei paesi dell’Unione
Europea. Ma progressivamente, questo percorso si è impantanato
nei personalismi e nell’individualismo, nella primazia della rabbia
sulla ragione, del livore sulla costruzione, nell’incapacità di
comprendere che a volte fare un passo indietro significa farne due
avanti e che l’attesa e la paziente costruzione di un risultato ne
rende più solide le fondamenta. Oggi lo spettro della guerra è di
nuovo entrato prepotentemente nelle nostre vite e ci è entrato in
maniera più subdola di quanto non lo abbia fatto il secolo scorso.
Perchè è quest’era di contrazione dell’empatia, anche uccidere con
un drone non è come andare con le baionette al fronte, e guardare
negli occhi morire le persone. Su questo dobbiamo riflettere questo
25 Aprile, su una Costituzione che non solo ripudia la guerra come
strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, ma come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali; ci si sofferma
spesso sulla prima parte, strumento di offesa, e mi pare ovvio, ma
l’art. 11 va oltre. “Come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali” e oltre ancora “consente, in condizioni di parità
con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.
Dobbiamo chiederci, in questo 25 Aprile, con onestà intellettuale,
cosa significhi davvero difendere la libertà. Essa non è un semplice
spazio vuoto in cui muoversi senza regole, né il diritto di ignorare il
destino comune. La libertà è, nel suo senso più alto, l’esercizio del
dovere. Come intuito dai grandi pensatori della nostra civiltà, essa
vive solo nella misura in cui siamo capaci di scegliere il bene
comune rispetto all’interesse particolare, e questo vale su scala
globale. La storia non è un museo di cera da contemplare, ma un
passaggio di testimone tra generazioni che si riconoscono negli
stessi valori fondanti, magari attualizzati, ma non negoziabili nelle
loro fondamenta. Ogni diritto che oggi esercitiamo con naturalezza
il voto, la parola, la partecipazione, è un dono che è costato il
silenzio di chi non c’è più. Questo ci insegna che la democrazia non
è un sistema perfetto che funziona da solo, ma un equilibrio morale
che richiede la manutenzione quotidiana del nostro carattere e della
nostra integrità. Questo significa comprendere che le istituzioni, le
leggi, il nostro stesso Comune, non sono altro che macchine
inanimate se non vengono alimentate dal calore del nostro
sentimento civico. Senza cittadini attivi, disposti a servire la
comunità con rettitudine, le norme diventano gusci vuoti e la
democrazia rischia di scivolare nell’indifferenza. La vera difesa della
nostra libertà avviene nelle scelte di ogni giorno, nella capacità di
restare fedeli a un’etica della responsabilità che mette il “noi”
davanti all’ “io”. La manutenzione del nostro carattere civile è l’unica
garanzia affinché quel patrimonio di diritti non sbiadisca, ma
continui a essere sostanza viva nella nostra pelle e nelle nostre
azioni.
Qui risuonano le parole necessarie di Giorgio Gaber, quando ci
ammoniva che “la libertà non è uno spazio libero, libertà è
partecipazione”. Gaber ci svela una verità scomoda ma vitale: la
libertà non è una condizione statica, non è un giardino recintato
dove esercitare il proprio arbitrio in solitudine. È, al contrario, un
moto perpetuo, un’energia che si sprigiona solo quando usciamo
dal nostro isolamento per “sporcarci le mani” con la realtà degli altri.
Gaber ci insegna che non siamo liberi perché nessuno ci ostacola,
ma siamo liberi quando decidiamo di esserci, di contare, di abitare i
luoghi delle decisioni e del confronto. La libertà senza
partecipazione è solo un guscio vuoto, una “libertà di plastica” che
ci illude di essere padroni di noi stessi mentre diventiamo
indifferenti a ciò che ci circonda. Essere liberi significa passare
dall’essere individui che occupano uno spazio all’essere cittadini
che costruiscono un destino condiviso.
E quindi questa celebrazione sia l’occasione per parlare con forza a
chi ha in mano il compito di continuare quella costruzione: i giovani.
Troppo spesso, con una superficialità che ferisce, sentiamo
descrivere le nuove generazioni come smidollate, distratte o
inadatte alle sfide del presente. Si dice che manchi loro la tempra di
un tempo, che anni facili come quelli di cui sono figli i nostri padri
generino persone deboli. Niente di più falso. È un pregiudizio pigro,
figlio di chi ha smesso di sapervi ascoltare.
La verità è che non siete affatto inadatti; siete, al contrario, gli unici
davvero pronti a leggere un mondo che cambia a una velocità che
spesso spaventa chi è venuto prima di voi. Ottantuno anni fa, l’Italia
fu ricostruita da ragazzi e ragazze che avevano la vostra età,
persone che non avevano Google maps ma possedevano una
bussola interiore fatta di speranza. Oggi, io vedo in voi quella
stessa tenacia. Vedo giovani che non accettano compromessi sulla
dignità umana, che si battono per la giustizia e che sanno guardare
oltre i confini.
La vostra capacità di indignarvi di fronte all’ingiustizia e la vostra
naturale propensione allo stare insieme sono esattamente le qualità
di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. La libertà si misura sì dai
confini che potete superare, ma anche dalle responsabilità che
decidete di assumervi. Essere liberi significa avere la forza di dire
“no” all’indifferenza e “sì” all’impegno verso la propria comunità.
E allora che questo 25 Aprile, per lo scenario mondiale che si sta
componendo e per la salute stessa della nostra partecipazione sia
un’occasione non di celebrare un rito stanco, ma per rinnovare
insieme il coraggio di guardare avanti. A noi, che abitiamo questo
tempo, spetta il compito di camminare con passo fermo,
riscoprendo ogni giorno la strada attraverso l’impegno e la
partecipazione. Facciamo in modo che la nostra passione sia il
motore di un’Italia che non teme il futuro, perché quel futuro lo
stiamo costruendo noi, insieme, con la coerenza delle nostre scelte.
Per il coraggio di chi fu, per la responsabilità di chi è, per la
promessa dell’Italia che siamo.
Buon 25 Aprile a tutti.
ALESSANDRO ROMOLI – Presidente della Provincia di Viterbo
Il 25 aprile è il giorno in cui l’Italia ha riconquistato la libertà e ha ritrovato il coraggio di ricostruire sé stessa sulle macerie della guerra e della dittatura. Una data che ci ricorda il sacrificio di donne e uomini che, con coraggio e senso di giustizia, hanno scelto di opporsi all’oppressione, restituendo al nostro Paese dignità, democrazia e speranza.
A distanza di ottantuno anni, questa ricorrenza conserva intatto il suo valore. Non è soltanto un momento di memoria, ma anche un’occasione per riflettere sull’importanza dei principi su cui si fonda la nostra Repubblica: la libertà, la pace, la giustizia e il rispetto delle istituzioni.
Il 25 aprile ci richiama alla responsabilità di custodire questi valori ogni giorno, attraverso l’impegno civile, il rispetto reciproco e la partecipazione alla vita democratica.
Come presidente della provincia di Viterbo, rivolgo un pensiero riconoscente a tutti coloro che hanno lottato per un’Italia libera e democratica.
Nel celebrare questa importante ricorrenza, rinnovo il mio impegno, e quello dell’amministrazione provinciale, nel promuovere i valori della libertà e della democrazia, patrimonio di tutti da difendere e tramandare alle future generazioni.
FRANCESCO BATTISTONI – deputato di Forza Italia e Segretario di Presidenza della Camera.
“Il 25 aprile porta con sè due significati fondamentali: la libertà conquistata, la costruzione della democrazia dopo l’incubo nazifascista. È una ricorrenza che ci richiama, oggi più che mai, al valore concreto e non scontato della libertà, soprattutto in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, anche alle porte dell’Europa. Rendiamo omaggio a tutte le donne e gli uomini che, provenendo da storie e culture diverse, seppero unirsi per restituire al nostro Paese dignità e futuro. Il loro sacrificio ci affida una responsabilità precisa: custodire ogni giorno la democrazia e renderla ancora più forte con il rispetto nelle differenze, il dialogo e il senso delle istituzioni”.
ENRICO PANUNZI – Vice presidente del consiglio regionale del Lazio –
Il 25 aprile non è una ricorrenza da vivere in modo automatico e meramente celebrativo. È una data che ogni anno ci chiede uno sguardo onesto sul presente, oltre che sul passato. È il suggello di una lotta durata anni, ma anche un punto di partenza. Da lì prende forma una trilogia inscindibile di date fondamentali per la nostra storia, da cui non si può prescindere: il 25 aprile 1945, il 2 giugno 1946 e il 27 dicembre del 1947, giorno in cui è stata promulgata la Costituzione italiana, entrata poi in vigore il primo gennaio del 1948. Quella stessa Costituzione che siamo stati chiamati recentemente a difendere, e il popolo italiano lo ha fatto con un risultato al referendum dello scorso 22 e 23 marzo, chiaro e inequivocabile. Un segnale importante, che dimostra come i valori fondanti della nostra Repubblica siano ancora vivi e condivisi.
La Liberazione è stata una scelta di coraggio, compiuta in un tempo difficile, quando nulla era scontato. E proprio quel passaggio storico avrebbe dovuto avere la forza di debellare conflitti bellici, di creare anticorpi contro la guerra. Eppure oggi ci troviamo davanti a uno scenario internazionale segnato da tensioni e guerre diffuse, dall’Ucraina al Medio Oriente, fino a Gaza, in un contesto in cui i conflitti nel mondo sono decine.
Il rischio più grande non è solo la distanza geografica di queste guerre, ma una lenta e pericolosa assuefazione, come se il dolore degli altri potesse diventare normale, come se la guerra fosse una presenza inevitabile. È proprio qui che il 25 aprile torna ad avere un valore attuale. Ci ricorda che nulla è inevitabile, che anche nei momenti più difficili è possibile scegliere una strada diversa. Non è semplice, richiede impegno, responsabilità e anche la capacità di non cedere al cinismo.
Credo che oggi il compito più importante sia questo: non smettere di credere nella possibilità della pace e continuare a costruirla, giorno dopo giorno, anche nei piccoli gesti e nelle scelte quotidiane. La memoria non serve solo a ricordare ciò che è stato, ma a tenere aperta una prospettiva. Ed è dentro quella prospettiva che dobbiamo continuare a trovare, insieme, ragioni di speranza.
GRUPPO COMUNALE PD VITERBO
25 Aprile: memoria, libertà, responsabilità
In occasione della Festa della Liberazione, il 25 aprile rappresenta per l’Italia un momento fondativo della nostra democrazia. È il giorno in cui ricordiamo la fine dell’oppressione nazifascista e rendiamo omaggio a tutte le donne e gli uomini che, con coraggio e sacrificio, hanno contribuito a restituire al nostro Paese libertà, dignità e diritti.
Non si tratta soltanto di una ricorrenza storica, ma di un patrimonio vivo che continua a interrogarci. I valori della Resistenza, libertà, giustizia sociale, partecipazione, sono ancora oggi il fondamento della nostra convivenza civile e trovano piena espressione nella
Costituzione repubblicana.
Celebrare il 25 aprile significa rinnovare un impegno: difendere ogni giorno le istituzioni democratiche, contrastare ogni forma di intolleranza e autoritarismo, promuovere una società più giusta e inclusiva. Significa anche trasmettere alle nuove generazioni il senso
profondo di quella stagione, affinché la memoria non sia mai solo commemorazione, ma consapevolezza attiva.
In un tempo segnato da tensioni e cambiamenti, il messaggio del 25 aprile resta più attuale che mai: la libertà non è mai acquisita una volta per tutte, ma va custodita e alimentata attraverso la responsabilità individuale e collettiva.
Per questo, oggi più che mai, siamo chiamati a essere all’altezza di quella eredità.
Buon 25 aprile a tutte e a tutti.
Gruppo Pd comune di Viterbo
Alvaro Ricci
Alessandra Troncarelli
Lina Delle Monache
Francesca Sanna