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“San Pellegrino e Pianoscarano rischiano di morire del loro stesso successo”

“San Pellegrino e Pianoscarano rischiano di morire del loro stesso successo”

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Viterbo, 27 maggio 2026 –  “San Pellegrino e Pianoscarano rischiano di morire del loro stesso successo”. Il professor Orazio Carpenzano, oggi in Sala Regia per presentare Piano attuativo di recupero del centro storico di Viterbo, mette in guardia dalla “Turistificazione”, ossia il processo di trasformazione urbana e sociale in cui un quartiere o un’intera città viene stravolta dal turismo di massa. Non che il turismo sia qualcosa di negativo, ma se non gestito, può diventarlo.

Tra le criticità del centro storico di Viterbo, alla narrazione consolidata dei centri commerciali sorti a due passi dalle mura, si aggiunge ora un altro elemento di cui finora poco si è parlato,  anche se, i comitati di quartiere lo urlano a gran voce da anni: il progressivo cambiamento di alcune parti del centro storico a misura di turista e non di residente. Oggi l’avvertimento arriva dall’autorevole voce del responsabile scientifico del Dipartimento di Architettura e Progetto  della Sapienza Università di Roma che ha diretto il gruppo di lavoro per la redazione del piano attuativo. Presenti in Sala Regia anche la sindaca Chiara Frontini, l’assessore alla qualità degli spazi urbani Emanuele Aronne e il dirigente del settore VII Stefano Peruzzo. A causa della “Turistificazione”, parti del centro storico stanno subendo uno svuotamento abitativo e una frammetazione del patrimonio immobiliare. Pianoscarano e San Pellegrino sono “trasformati in gusci scenografici svuotati dai negozi di prossimità, dai legami di vicinato”, più simili a “un parco a tema, un piccolo presepe”, ha continuato il professor Carpenzano, avvertendo che “Il centro storico così finisce e muore definitivamente”. “C’è un nomento in cui c’è una tale  turistificazione tale che diventa incompatibile con la vita quotidiana, un po’ per i ritmi, un po’ anche per gli inquinamenti acustici che si producono e un po’ anche per la riduzione degli spazi pubblici, perché molto spesso questi vengono offerti, legittimamente, a strutture commerciali” che “non devono essere demonizzate”, ma che raggiungono, a volte, “percentuali in esubero rispetto a quella che deve essere la preservazione di acuni standard di abitabilità, di sostenibilita dello spazio pubblico.

La città ha bisogno di equilibri tra funzioni, quando una è troppo preminente rispetto a un’altra, rischia di soffocare quella minoritaria. Quando a diventare tale è quella abitativa, il centro si svuota, perde la sua anima che sono gli abitanti. Quelli che dovrebbero allevare i bambini, andare a lavorare, vivere la casa, il giardinetto, lo spazio pubblico“, ha detto ancora Carpenzano. Cosa fare, dunque, per salvare il centro storico dalla morte? La risposta della “tecnica” coincide con quella del buonsenso e della logica che più volte in questi anni ha parlato: riportare i residenti. “Incentivare il riuso abitativo a lungo termine, proteggere i negozi storici e di prossimità“, ha detto ancora il docente. Attenzione anche alla “demonizzazione delle auto”.“E’ chiaro che un centro storico non puo essere invaso dall’automobile, ma devono esistere sistemi attraverso i quali la sua accessibilità sia garantita con soluzioni efficienti  le persone devono essere messe in condizioni di potersi muovere”. Certamente a invogliare i residenti a tornare in centro c’è anche la possibilità di adeguare le case per migliorarne l’abitabilità. E qui si inserisce il Piano attuativo con un sistema di regole “alcune di vincoli, altre di possibilità“, norme che permetteranno di effettuare interventi finora impensabili, proprio perché mancava la disciplina. Fare un ascensore in una casa storica, tenuto conto di certi criteri, non sarà più un tabù.  Un sistema di vincoli soffocante è certamente tra le cause dell’abbandono delle case in centro. “Buona parte delle criticità del centro storico sono dovute all’assenza di questo documento”, ha detto la sindaca Chiara Frontini.

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.