Masterplan centro storico, l’opposizione: “A fine mandato continuano a spendere per progetti senza un euro per la loro realizzazione”
“Una buona progettazione è una buona premessa per un agire consapevole all’interno della città”, ha detto l’assessore all’urbanistica al comune di Viterbo, Raffaela Saraconi, presentando il masterplan del centro storico ieri mattina in commissione.
“Una progettazione”, però, che crea subito molte perplessità tra l’opposizione in consiglio comunale.
Per quanto riguarda la visione da cui ogni pianificazione strategica dovrebbe prendere le mosse, l’assessore ha dichiarato: “Questo è uno strumento con delle linee guida che viene monitorato nel tempo e aggiustato. È una premessa di base, uno strumento moderno e innovativo che mette Viterbo al pari di altre città che stanno facendo un percorso in una certa direzione”.
Ma in quale direzione sta andando il comune di Viterbo?
La questione l’hanno messa sul tappeto i consiglieri di opposizione.
“Ma il Comune ci crede in questo strumento? – ha domandato Luigi Buzzi (Fratelli d’Italia) – se sì, deve metterci dei fondi. E, invece, ci ha messo zero. Non so quanto sia costato questo progetto. Questa, però, è un’amministrazione che spende tantissimo sul territorio ma come progettazione non come esecuzione. Per dare attuazione ai progetti che fa, spende zero. Che possibilità c’è che su questo progetto arrivino dei soldi? È come se volessimo fare un lungo cammino, iniziamo a studiare la mappa, ma non abbiamo le scarpe. Al di là della spesa di progettazione non vedo alcuna esecuzione. Anche su Pratogiardino stesso discorso. Ho fatto un accesso agli atti per conoscere la spesa di progettazione, ma ancora non ho ricevuto risposta”.
Il punto, secondo l’opposizione, è: c’è una volontà politica a monte della progettazione effettuata?
Ma soprattutto c’è una visione della città, delle linee che scaturiscano da un percorso partecipato con tutti i gruppi politici sul campo, di maggioranza e di opposizione, nonché i vari portatori di interessi che popolano il tessuto economico sociale della città? Se sì in che misura e quali sono state le risultanze? Come “vedono” il centro storico del futuro tutti questi soggetti? Questa visione è stata incorporata nell’attività di progettazione dell’amministrazione comunale? Queste sono le condizioni necessarie, affinché una pianificazione strategica resti valida e possa compiersi nel lungo termine nonostante l’alternarsi del colore politico. Solo così potrebbe concretizzarsi la speranza espressa oggi dall’assessore Saraconi: “La progettazione della città deve essere una, chi arriva la porta avanti, aggiustandola”. Questo, però, avviene se le linee sono stabilite nella massima convergenza di tutti i gruppi politici, anche quelli di opposizione che domani potrebbero diventare maggioranza e dover dare così attuazione a quello stesso piano, oltre che dagli attori, più ampi possibili, della società. Ha messo bene a fuoco il punto il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Gianluca de Dominicis: “State portando questa visione a cinque mesi dalla scadenza del mandato elettorale. La nuova amministrazione potrebbe avere delle idee completamente diverse dalle vostre. Non ho ancora preso visione di quanto riportato nel piano. Ma dovrò essere molto fortunato per trovarmi a condividere tutti gli interventi previsti, esprimendo parere favorevole”, ha detto De Dominicis, evidenziando, quindi, un confronto che starebbe avvenendo su una proposta progettuale che appare “già confezionata” anche se “modificabile”, non si sa in quale misura.
Ha ripreso la posizione di Luigi Buzzi, il consigliere di Fratelli d’Italia, Claudio Ubertini: “Bel progetto, per riempire i cassetti del comune. Se non ci sono bandi, non ci sono finanziamenti è lì che finirà come hanno fatto gli altri”. Situazione che, secondo Ubertini, potrebbe cambiare solo con l’intercessione di qualche “santo”.
Il tecnico presente in commissione ha illustrato il progetto: “Una volta che avrete adottato questo strumento – ha detto – potreste provare a scrivere una norma tecnica di attuazione in deroga a quelle esistenti. Potreste per esempio stabilire degli interventi di sostituzione in facciata nel centro storico. Senza questo strumento sarebbe più difficile farli, perché andreste contro le norme tecniche di attuazione. Abbiamo anche individuato degli spazi liberi o unità edilizie fatiscenti: in questo elaborato stabiliamo che queste possano essere addirittura riempite da nuove cubature da destinare a nuove abitazioni.
Per le norme nei centri storici una facciata non si può toccare. Qua, per esempio – ha continuato il tecnico indicando il progetto sul tavolo – c’è scritto che per gli uffici da ristrutturare integralmente la ventilazione è una qualità ambientale da tenere conto. Ciò significa che nei tessuti a gradiente di trasformabilità più elevato è possibile pensare anche a una modifica delle bucature per migliorare la ventilazione e l’illuminazione. Bisogna rendere appetibile abitare nel centro storico. Così si può, perché siete voi che lo dite, che stabilite come vostro obiettivo migliorare la ventilazione nei tessuti che lo rendono possibile. Il nostro gruppo di ricerca parte dall’idea che anche una città storica debba essere trasformata per poter continuare a vivere. Non siamo conservatori tout court, teniamo in gran conto la conservazione, ma perché questa si attui c’è bisogno di passare attraverso quote di trasformazione che rendano appetibile vivere in centro. Deve essere possibile migliorare dal punto di vista tecnico la propria abitazione. Abbiamo mappato il centro storico secondo gradienti di trasformabilità, non di protezione. San Pellegrino è quasi tutta a gradiente di trasformabilità minimo”.
Tiziana Mancinelli
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