Quel treno che non arriva mai a Viterbo, che prima annuncia un ritardo a Tiburtina, poi imbocca la tratta lenta in prossimità della Tuscia portando Carlo Sibilia a Caffeina Polis con un’ora di ritardo, è la metafora della decadenza della politica italiana. Una discesa lenta, dapprima impercettibile, che poi diventa un capitombolo fragoroso con le amministrative di giugno 2016, segnate da un verdetto elettorale implacabile che apre un burrone sul futuro della politica tradizionale. Alla domanda perché i cittadini hanno scelto il Movimento Cinque Stelle, affermatosi in due città importantissime come Roma e Torino, Sibilia porta l’esempio di quel treno che l’ha condotto a Viterbo. “Perché i partiti arrivano in ritardo”, dice, prima di scavare un solco tra la sua opinione e quella lasciata in questi giorni da altri esponenti di spicco della politica italiana che hanno commentato il voto al Movimento 5 Stelle come un atto di protesta di cittadini esasperati dalla crisi economica. Per Sibilia non è così. Il successo del Movimento Cinque Stelle ha due fondamenti ben precisi: partecipazione e coerenza. “Ci rifiutiamo di farci chiamare onorevoli ma solo portavoce”, dice, “perché è questo che facciamo: portare all’interno dell’istituzione parlamentare la voce inascoltata dei cittadini”. L’altro ingrediente del successo penta stellato è la coerenza. “C’è molta distanza tra quello che i partiti promettono e quello che poi fanno”, dice, “noi abbiamo portato in piazza questa distanza. Quando abbiamo deciso di dimezzarci lo stipendio da parlamentari ci hanno accusato di populismo”, prosegue, “invece quella decisione ci ha permesso di creare un fondo per le imprese che ha portato a 2.200 finanziamenti e alla creazione di 4.500 posti di lavoro. È per mezzo di queste iniziative che i cittadini possono ritrovare la fiducia nella politica. Il Movimento Cinque Stelle non è nato ieri, ma viene da un lungo percorso di partecipazione. Oggi i cittadini tendono a votarlo perché sono giunti allo stremo, le città hanno perso la dignità, soffocate dagli scandali che si sommano un giorno dopo l’altro. Non si può più parlare di voto di protesta, ma di un vento di cambiamento che ormai si è alzato. Noi abbiamo il dovere di dare la speranza. Se falliamo, la gente non saprà più a che santo appellarsi”. Sulla difficile sfida che attende le due donne del Movimento Cinque Stelle, Chiara Appendino e Virginia Raggi, elette sindaco rispettivamente a Torino e a Roma, Sibilia scommette sul pieno successo. “Chiara”, dice, “è stata all’opposizione cinque anni e sa già cosa deve fare e che squadra scegliere”. Difficile la situazione romana dove le maggiori resistenze al cambiamento e all’inversione di tendenza dello scivolamento verso il degrado, secondo Sibilia, risiederebbero nella difficile gestione dell’enorme debito, non tradotto in un aumento dei servizi pubblici, e delle relazioni con gli istituti di credito, i veri “beneficiari” della politica renziana. Il premier e i suoi problemi, che non sono quelli dei cittadini: la situazione interna al Pd, la riforme elettorale, le Olimpiadi. Dall’altra parte le proposte dei Cinque Stelle: il reddito di cittadinanza, la cancellazione dell’Irap e di Equitalia, il taglio dello stipendio di parlamentari, le liste pulite. Due mondi che si collocano ai due poli della terra. Renzi, arroccato sul suo, sempre più sordo ai reali bisogni del cittadino, secondo Sibilia ha già perso senza aspettare il verdetto referendario.