Home Cultura Al Teatro Unione “Lo sguardo di Rosa” di Segatori racconta il Trasporto con gli occhi del cuore.
Al Teatro Unione “Lo sguardo di Rosa” di Segatori racconta il Trasporto con gli occhi del cuore.

Al Teatro Unione “Lo sguardo di Rosa” di Segatori racconta il Trasporto con gli occhi del cuore.

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 Viterbo – “Lo sguardo di Rosa” emoziona il teatro dell’Unione. Il film documentario di Fabio Segatori proiettato ieri sera (13 dicembre ndr) in anteprima per il Sodalizio dei facchini di santa Rosa ha fatto rivivere i momenti salienti del Trasporto, ma soprattutto ha saputo ricreare le sensazioni di quella notte del tre che si ripete incessantemente ogni anno. Protagonisti i facchini, ispirati da “quella ragazzina che amano tanto e che chiamano Rosina”, spiegherà nel documentario l’antropologo Rino Galli. Protagonista la città: le sue emozioni scoperte nei ritratti di gente comune, volti colti tra la folla, che si mostrano incantati, sbalorditi, rapiti da quella spirale di luce che si avvolge su sé stessa in uno slancio verso l’alto, mentre incede lungo le vie buie, nell’atto di  riappropriarsi della sua città con una cadenza rituale. Il film di Segatori si apre con l’immagine di San Sisto, chiesa tra le più antiche di Viterbo, accanto alla quale la macchina viene montata e la sera del 3 parte per il suo cammino trionfale. È sempre in questa chiesa che i facchini si ritrovano dopo il ritiro al convento dei Cappuccini per ricevere l’articulo mortis e iniziare il Trasporto. Il film di Segatori realizza ottimamente una doverosa miscela di interviste e testimonianze con momenti del Trasporto, compresi e riconsegnati allo spettatore in tutta la loro potenza suggestiva, nella loro enorme carica di spettacolarità, che si riversa grandiosa sulla folla, trascinando con sé tutta la magia dell’eterno mistero legato alla figura mistica della giovane Santa, esaltato dall’imponenza della “macchina che cammina” sulle spalle degli uomini, incarnando essa stessa, a modo suo, il “miracolo” di un’impresa apparentemente impossibile. Nei primi momenti del documentario parla il costruttore di Gloria, Raffaele Ascenzi, da sempre innamorato del Trasporto tanto da essere stato lui stesso facchino, prima di disegnare addirittura due macchine, Ali di Luce, che ha preceduto Fiore del Cielo di Arturo Vittori, e quella che l’ha seguita, Gloria in Excelsis attualmente “in carica”. Nel film c’è anche il contributo del calciatore, Leonardo Bonucci, personaggio noto del mondo sportivo, ma anche lui viterbese, e dunque “vittima” designata della magia di Rosa. Quelli di Bonucci sono ricordi di bambino che guardava con stupore “questi uomini forzuti” sollevare come d’incanto quella gigantesca struttura e sognare di diventare forte come loro.  Il facchino, in effetti, nel passato era un ruolo ricoperto soprattutto da uomini che lavoravano nei campi o comunque abituati alla fatica. La figura nei tempi è, poi, mutata. In particolare “Dal 1984, con l’arrivo di Papa Giovanni Paolo II  – racconta il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini nel filmato – c’è stato un netto cambiamento e si è scatenata una vera corsa a fare il facchino che ha contagiato soprattutto i giovani. Sono circa una cinquantina quelli che tutti gli anni si candidano per la prova di portata”. Ma chi era veramente Rosa?Di lei sappiamo poco e niente”, dice il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, anche lui intervistato nel film documentario, spiegando il periodo di Rosa più conosciuto che è quello della manifestazione della sua fede religiosa. Un particolare che dice tutto su di Lei lo riporta l’antropologo Rino Galli. E fa pensare. “Soffriva di una malformazione per cui era senza lo sterno, eppure si narra di Lei che lanciava pietre dalle mura sugli eserciti nemici. Una cosa incredibile”. La stessa che avviene la sera del 3 settembre, quando i facchini, uno legato all’altro, sollevano sulle loro spalle quella gigantesca struttura, e la loro devozione moltiplica la loro forza, ma soprattutto, il peso di quella macchina, ogni anno, si rivela il cemento del Sodalizio, ed è la lezione immanente che solo la  fratellanza, il cammino insieme, passo dopo passo, uno accanto all’altro,  all’unisono del cuore, può realizzare un’impresa altrimenti impossibile per “l’uomo solo”. Lo stare uniti come fratelli è il tratto distintivo della comunità che si ritrova nell’esperienza di Rosa e identifica la città.  La macchina è il segno tangibile di un legame antico, così arcaico che si smarrisce la visuale della sua origine, custodita da Santa Rosa, figura per molti versi ancora avvolta nel mistero, in una dimensione mistica a tratti imperscrutabile, come è giusto che sia. Ma è proprio in quel frangente del passaggio della macchina che quell’arcano mistero sembra aprirsi e comunicare con un linguaggio solo suo con il mondo terreno, che solo per un attimo può appena sfiorarlo, in quello  spazio di tempo fulgido che il fascio di luce della macchina appare e scompare dietro la sagoma buia della città, dei suoi alti edifici moderni, toccati, per un istante fuggevole dall’eterno. Nel film documentario di Segatori viene dato ampio spazio ai protagonisti di questa straordinaria tradizione, ai facchini, ai familiari, ma anche alla gente comune che si raccoglie intorno a questo miracolo di meraviglia che così può manifestarsi. Un affresco ben dipinto di umanità, nel suo universo di emozioni, dove si staglia un’anima collettiva che è ciò che più di qualsiasi altra cosa può spiegare e riassumere la magia di Rosa e del suo intramontabile destino.

All’Unione, dove è stata proiettata l’anteprima del film, in collaborazione con il Tuscia Film Fest, seduti tra il pubblico il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, il presidente del consiglio, Marco Ciorba, l’assessore allo Sviluppo Economico, Sonia Perà, l’ex assessore alla Cultura Giacomo Barelli, il Prefetto Giovanni Bruno, il presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, il capofacchino Sandro Rossi, gli architetti Raffaele Ascenzi, ideatore di Gloria in Excelsis e Damiano Amatore, responsabile del cantiere della macchina, don Alfredo Cento, cappellano dei facchini per lungo tempo, suor Francesca insieme alle suore Alcantarine che attualmente si occupano del monastero di santa Rosa. “La cosa che mi impressiona – ha detto il regista Fabio Segatori prima della proiezione – è che riordinando la mole di documenti su questo lavoro, ho ritrovato il primo soggetto scritto su questo documentario datato 1991: ‘Santa Rosa dei viterbesi’. Era questo il titolo. È, quindi, un progetto che pensavo di realizzare da molti anni. Sono molto contento di presentarlo all’Unione, dove ho fatto delle prove di uno spettacolo nel 1981 che poi non ha mai visto la luce. Sono andato via da Viterbo 35 anni fa, ho lavorato in tutto il mondo, negli Stati Uniti, in Canada, in Inghilterra, ma non ho mai abbandonato l’idea di questo progetto. Ho sempre pensato che a Viterbo c’era questa cosa fantastica che è la macchina di santa Rosa, e volevo raccontarla, come mai è stato fatto, e cioè con l’emozione con cui la vedo io, da viterbese. Ringrazio l’amministrazione Michelini, ma anche tutta la classe politica che si è unita, affinché questo progetto vedesse la luce – dice Segatori prima di rivolgere un monito alla politica viterbese (Leggi l’articolo) -. Con la vendita del dvd contiamo di rientrare dell’investimento fatto – prosegue Segatori – Nonostante la contribuzione importante del Comune, infatti, è stata coperta solo parte del costo. È un’operazione che si regge sulle sue gambe. Non abbiamo santi in Paradiso. Abbiamo bisogno che la gente lo compri e magari lo regali per Natale”. Il dvd sarà diffuso anche in lingua inglese, mentre una copia è stata distribuita a tutti i facchini.

Santa Rosa è bella proprio quando è progettata, filmata, interpretata, trasportata dai viterbesi – dice il sindaco Leonardo Michelini – La bellezza del Trasporto, anche agli occhi dei turisti, è la sua autenticità, cosa che possono darle solo i viterbesi. Lo dico da uno che non è viterbese di origine”.

“Ho visto un lavoro di Fabio Segatori ‘I gladiatori del Calcio’ molto bello – dice Massimo Mecarini – sono convinto, quindi, che lo sarà anche Lo sguardo di Rosa, anche perché ci ha messo il cuore”.

Il film sarà diffuso da Conad, Coop, le librerie di Viterbo, Underground, l’ufficio turistico del Sacrario a un prezzo di 14,90 euro.

 

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.