Home Cronaca Il pianto del Poggino: parla un imprenditore

Il pianto del Poggino: parla un imprenditore

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Una landa polverosa tagliata da due larghe lingue di asfalto che sfrecciano verso l’orizzonte e che richiamano alla mente quei tipici paesaggi dell’Arizona dove una strada solitaria si allontana rettilinea sotto il cielo perdendosi nel deserto. Peccato che non siamo in America bensì al Poggino, l’area dove si concentrano le attività economico produttive della città di Viterbo, che dovrebbe offrire ben altro alla vista.\r\n\r\nLo sconforto e la diffidenza dimostrata dal mondo imprenditoriale verso il Comune parte da qui. Da questa rampa di asfalto che corre fino in fondo al Poggino e poi torna indietro dando vita a due corsie separate da una striscia polverosa di terra. Non ci sono marciapiedi, né limitazioni della strada che si presta a manovre spericolate degli automobilisti più frettolosi o semplicemente indisciplinati che improvvisano poco canoniche manovre di inversione di marcia, passando da una corsia all’altra attraverso questa lingua di terra che le separa. Intorno aziende e campagna. L’abbandono del Poggino parte da lontano.\r\n\r\n“Sono più di vent’anni che abbiamo chiesto al Comune di permetterci di sfruttare questa lingua di terra incolta – dice Antonio di Pietro titolare di un’attività commerciale in questa zona – tanto tempo fa avevamo proposto di sistemarla, pulirla e prendercene cura, in cambio dell’installazione di cartelloni pubblicitari, ma la nostra idea è caduta nel vuoto e a distanza di tanti anni quel tratto che divide le due corsie di strada è rimasto tale e quale. Completamente incustodito, polveroso, non c’è nemmeno il limite che lo divide dalla strada, pertanto capita che alcune macchine che ti stanno davanti, all’improvviso taglino per questa lingua di terra per andare sull’altra corsia e invertire il senso di marcia.  Il Poggino è una giungla. Strade colabrodo, segnaletica verticale e orizzontale assente o che non si legge più. Tutti quei dipendenti che stanno negli uffici comunali perché non prendono la macchina, che paghiamo tutti noi contribuenti, e non se ne vanno a fare un giretto per vedere ciò che non va in città? Il Poggino non è mio è della città. Come imprenditore – prosegue – mi trovo spesso a ricevere persone che vengono da fuori, da tutta Italia, e sinceramente quando vengono qui mi vergogno per la situazione che si prospetta ai loro occhi. Questa è una zona del tutto abbandonata. Abbiamo le fogne per le acque nere, ma non per le acque bianche. Quando piove si allaga tutto, serve la barca per spostarsi. La fermata del pullman, poi, si trova in mezzo all’erba. Se qualcuno prende il mezzo pubblico per venire al Poggino, quando scende non trova nemmeno il marciapiede, per cui deve camminare o in mezzo alla vegetazione o lungo la strada con il rischio di essere investito. So che i marciapiedi costano, ma se fossero stati spesi diecimila euro per fare un pezzo di marciapiede all’anno, in trent’anni avremmo risolto il problema”.\r\n\r\nIl disagio degli imprenditori sarebbe aumentato recentemente per la presenza della sede di Viterbo Ambiente: “si trova in un tratto a senso unico – dice Di Pietro – il divieto di transito non si legge quasi più, quindi, o per ignoranza o per negligenza, c’è un via vai di gente contro mano che creano una situazione di pericolosità”.\r\n\r\nOra il bando Apea potrebbe offrire una via di uscita a questa situazione di abbandono del Poggino.  “Al riguardo siamo estremamente positivi – commenta Di Pietro – cercheremo di stimolare e convincere chi è un po’ scettico, della bontà di questa opportunità. Noi vogliamo salire su questo treno”.\r\n\r\n \r\n\r\n 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.