Per la Liberatrice: “Sollevate e fermi”. I facchini danno la spalla alla Madonna della Trinità
VITERBO – Fede immutata, ma qualcosa cambia nella lunga tradizione della processione in onore di Maria SS. Liberatrice: ieri, per la prima volta nella storia, il baldacchino della Vergine è stato sollevato a piazza del
Comune e trasportato fino al Sacrario da un gruppo di facchini di santa Rosa, per poi cederlo ai portatori della Liberatrice che lo hanno accompagnato in spalla fino alla chiesa della Trinità. La presenza del Sodalizio dei facchini sancisce così un legame esplicito tra le icone “celesti” della città. Anche il culto della Liberatrice è antico di secoli, la sua origine risale al 1320, quando la popolazione viterbese confida nella Madonna per essere liberata dalla peste.
L’origine del culto della Liberatrice è raccontato, oggi, con enfasi mitologica e leggendaria, con riferimento a quello che probabilmente fu un evento atmosferico di particolare violenza, per cui la città, spaventata dall’assalto di “corvi e demoni”, corre alla Trinità per essere difesa dalla Vergine che accoglie la loro preghiera, sancendo ufficialmente il patto con la città. Come da tradizione, ieri, prima di iniziare la processione il saluto delle autorità ecclesiastiche e civili. Presente il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, la vice Luisa Ciambella (Pd), il senatore Umberto Fusco (Lega), consiglieri comunali uscenti e aspiranti, con molto candidati alle elezioni che si sono intravisti tra la folla, veramente numerosa.
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