A Viterbo per il “No” Quagliariello, Telese, Angelilli, Augello: “La riforma costituzionale è lo Statuto Renzino”
Dalla coinvolgente ironia di Luca Telese alla puntualità storico istituzionale del Gaetano Quagliarello, passando per Andrea Augello e Roberta Angelilli, il fronte del “no” fa tappa a Viterbo, su invito del capogruppo Cuoritaliani alla Regione Lazio, Daniele Sabatini, in una sala straordinariamente piena dove si sono riuniti oltre a moltissimi cittadini, quasi tutti gli esponenti di centrodestra locali, quelli passati, quelli presenti, e chissà, anche quelli futuri, ad ascoltare perché votare no al referendum del 4 dicembre alla riforma costituzionale proposta da Renzi. L’appuntamento si è svolto ieri pomeriggio domenica 13 novembre, esauriti tutti i posti a sedere e molte persone in piedi hanno colmato ogni centimetro libero della sala. Tra i presenti molti consiglieri del Comune di Viterbo: Giulio Marini, Claudio Ubertini, Elpidio Micci, Antonella Sberna, Gianmaria Santucci, Chicco Moltoni. Numerosa anche la presenza dei comuni della Tuscia, seduto in platea il sindaco di Tuscania Fabio Bartolacci, Stefano Bigiotti della minoranza di Valentano, il sindaco di Sutri, Guido Cianti, l’assessore di Orte, Daniele Proietti, e tanti altri. Un incontro pubblico a cui si è rivista l’ex senatrice Laura Allegrini e Gabriella Grassini. Presente anche la rappresentanza di Noi con Salvini con Enrico Maria Contardo.\r\n\r\nAndrea Augello: “Renzi si è inebriato dell’odore di regime”. “Più che riforma – attacca il senatore Augello – io la definirei uno Statuto Renzino. Siamo in un paese – dice – in cui tutta la stampa quotidiana si schiera agli ordini del Presidente del consiglio e un solo direttore, Maurizio Belpietro, punta i piedi e dice che non sarà al servizio di questa campagna referendaria, posizione per cui viene cacciato dal suo posto. In nessun paese normale si cambia la Costituzione a stampa e reti unificate, pagate dai contribuenti – continua Augello -. Renzi ci dice anche che il voto alla riforma costituzionale, sarà un voto su di lui, dimostrando una grande presunzione. Noi – prosegue – siamo i partigiani della verità. Anche se il “no” ha un certo distacco sul “sì” non sottovalutiamo la partecipazione dei cittadini. Noi sentiamo già profumo di vittoria, ma bisogna battersi e portarla dentro le urne, bisogna andare a vincere questa partita, perché stanno succedendo delle cose su cui dobbiamo vigilare”. A questo punto Augello cita le lettere inviate da Renzi agli italiani all’estero sul referendum: “Queste lettere che arrivano miracolosamente con il certificato elettorale a 4 milioni di persone, e ora il Pd ci vorrebbe far credere che sono state pagate dal partito”, e tornando al significato, a suo dire, della riforma costituzionale attacca: “Renzi ha capito il momento di debolezza del paese e con la scusa della riforma costituzionale, che sarebbe necessaria per altri ragioni, sta cercando di costruire un duraturo regime intorno a un gruppo di potere. Questo paese avrà pure molti difetti, ma gli italiani non sono degli sprovveduti, che adesso arrivi questo ragazzo da Firenze e ci freghi a tutti, mi sembra improbabile. Renzi con la riforma costituzionale e la nuova legge elettorale ha pensato di creare un premio di maggioranza alla Camera e garantirsi un paracadute al Senato dove controllerebbe dei senatori, perché ci sono regioni, storicamente di sinistra, che esprimeranno sempre i propri senatori. Questo bicameralismo consente a chi controlla tre o quattro regioni di bloccare le istituzioni. Altro che abolire la navetta”, dice Augello relativamente all’iter che ora seguono le leggi per l’approvazione passando da Camera a Senato . “Qui siamo in presenza di un analfabetismo costituzionale, nella riforma di Renzi ci sono delle cose inimmaginabili. È stata, inoltre, una riforma fatta con il cronometro in mano e a colpi di maggioranza, perché doveva dare un messaggio chiaro al paese: comandiamo noi. Si sono inebriati dell’odore del regime, di non avere nessuno davanti”.\r\n\r\nLuca Telese: “Riforma fatta con i piedi”. “Oggi ci ha convocato Matteo – è la scherzosa battuta di esordio di Luca Telese – ci ha lanciato un guanto di sfida non solo alla Costituzione, ma anche alle regole, ai partiti, alle persone e all’informazione”, riprendendo una battuta di Crozza Telese dice: “gli italiani rispetto alla riforma costituzionale si dividono in due categorie quelli che votano sì e quelli che l’hanno capita. La Boschi – continua – si è arrabbiata perché hanno osato farle una domanda sulle scarpe da giaguara, ha risposto che non vuole essere giudicata per le scarpe, ma per le idee, ma ha fatto una riforma con i piedi”, sottolinea ironicamente Telese prima di passare al comico Benigni: “Ci ha fatto due scatole così con la Costituzione più bella del mondo, poi, ora, ha detto che è emendabile. Qualcuno sui social gli ha scritto che la vita è bella però è emendabile”. C’è poi il caso delle lettere inviate dal premier Matteo Renzi agli italiani all’estero che sta facendo molto discutere: “Una cosa molto grave – dice Telese – come detto da Mentana sta cercando un rapporto unilaterale con gli elettori italiani all’estero. Persone abbandonate dall’Italia da vent’anni che oggi si vedono recapitare una lettera per votare e un’altra con Renzi che dice loro come votare. Esempio straordinario di rispetto delle regole. Ve lo immaginate, all’inizio delle partite di serie A, l’arbitro stringe la mano ai calcatori e poi gli dà i biglietti con scritto forza Roma. Insomma – prosegue Telese – c’è qualcosa che non va. Renzi voleva arrivare a questo referendum con tutti i telegiornali e tutti i giornali schierati per il sì. Quando a Belpietro è stato chiesto di cambiare la linea editoriale in tal senso, per il periodo della campagna elettorale, ha detto no. Ci siamo licenziati, abbiamo abbandonato stipendi e salari, e abbiamo fatto un altro giornale. Se in questo paese c’è ancora gente che ragiona con la propria testa non ci sarà partita sul referendum”.\r\n\r\nGaetano Quagliariello: “Il Renzismo costruisce una realtà virtuale”. Ricostruisce un po’ la genesi della riforma costituzionale targata Renzi-Boschi il senatore Gaetano Quagliarello: “Quella del 2013 è stata una grande svolta che ha sancito la fine del bipolarismo. Il partito più votato è stato il Movimento Cinque Stelle, mai stato prima nelle istituzioni, che ha dato vita, di fatto al quadri polarismo. Bersani fece di tutto per riportare il Cinque Stelle a una logica bipolare, voleva fare il governo con loro, ma non ci è riuscito. Si doveva eleggere il Presidente della Repubblica, dopo la bocciatura di Marini e di Prodi ci si rese conto che non c’erano i voti necessari. Le istituzioni si stavano bloccando e si diede mandato nuovamente al precedente presidente. Da qui nacque l’idea di fare un governo di salvezza nazionale che avrebbe dovuto riscrivere le regole con il contributo di tutti, in un momento cruciale per l’Italia, siamo al nono anno di crisi economica e stiamo vivendo un esodo mai visto nella storia, ma anche per l’Europa che ha perso la fiducia nei suoi valori e non sa come fare per affrontare molti dei problemi di oggi. In questo contesto abbiamo provato a riscrivere le regole, a rinnovare le istituzioni e a dare più coesione a questo paese. Ci stavamo provando, poi a un certo punto è arrivato Renzi e siamo entrati in una nuova fase della vicenda costituzionale, dove si sarebbe aggiornato il manuale di diritto costituzionale”, afferma ironicamente Quagliarello in merito all’azione riformatrice avviata da Renzi. “Abbiamo cercato di fare diga in tutti i modi”, spiega, prima di commentare, anche in questo caso facendo ricorso all’ironia il “comportamento moderato” di Renzi, citando alcune sue dichiarazioni: “Con la riforma spianerò e farò fuori le opposizioni, risolverò il problema con un lanciafiamme. Queste – dice Quagliariello – sono le dichiarazioni tipiche di un padre costituzionale del 1948, di qualcuno che vuole avere un approccio moderato”. “Quello di Renzi – prosegue – è un progetto di forte centralizzazione per cui il paese bisogna guidarlo dall’alto attraverso l’occupazione di tutti gli spazi di potere con un totale controllo su tutto. iSe noi del centrodestra avessimo fatto anche solo il 20% di quello che sta facendo Renzi, avremmo avuto in piazza il popolo viola, i girotondi, la mobilitazione nazionale. Il Renzismo sarebbe da studiare, riesce quasi a creare una realtà virtuale. Si è andati avanti come un rullo compressore perché il problema non era riformare, ma avere una legittimazione, con questo tipo di costruzione politica centralistica”. Quagliarello chiude il suo intervento citando alcune “promesse” di Renzi: “ il 19 dicembre 2015 ‘se perdo il referendum considero fallita la mia esperienza politica, il 25 gennaio ‘se sulle riforme gli italiani diranno no, prendo la borsettina e torno a casa’, mentre il 20 marzo del 2016 ‘se perdo il referendum vado via subito e non mi vedete più’ e qua i sondaggi devo dire sono iniziati a cambiare”, dice Quagliariello, finendo con il citare la dichiarazione “dell’otto maggio 2016 dell’attuale premier italiano ‘se io perdo, ma con che faccia rimango non vado a casa smetto di fare politica”\r\n\r\nRoberta Angelilli “La riforma di Renzi un disegno di potere”. “La riforma un atto di arroganza”. Un no convinto alla riforma elettorale viene anche da Roberta Angelilli, seduta al tavolo dei relatori: ” È un disegno di potere più che una riforma”, dice, sostenendo che tra i motivi per non votarla c’è: “che è anti democratica, divide il paese, produrrà un appesantimento burocratico, toglierà voce ai territori. La più grande bugia è che sarà eliminato il Senato, ad essere cancellata sarà solo l sovranità popolare. È una riforma portata avanti a colpi di maggioranza, e quindi nel segno dell’arroganza di chi sta vivendo un delirio di onnipotenza che l’ha condotto portato al punto di dire che il sì o il no alla riforma sarà un voto anche su di lui”