Accoglienza, il ciclone Salvini: “Taglio dei costi da 35 a 19 euro. Accordo con i sindaci per apertura nuove strutture”.
Roma – Tagli al costo dell’accoglienza e accordo con i sindaci e le comunità locali prima di aprire un nuovo centro di accoglienza sui territori. Questi ed altri punti promettono una vera rivoluzione del sistema di accoglienza con l’approvazione del decreto sicurezza e immigrazione. A parlarne è lo stesso ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in una conferenza stampa al Viminale, durante il quale “cerchia” il 7 novembre come “una data da ricordare per gli italiani”. Accanto a lui il prefetto Pantalone illustrerà i dettagli tecnici del nuovo pacchetto di accoglienza. “I servizi restano gli stessi – dice – ma i costi diminuiscono”. Da 35 a 19 euro a migrante per le strutture più grandi, fino a un massimo di 26 euro per quelle più piccole. E, inoltre, da oggi in poi ci sarà uno schema preciso per i capitolati di gara a seconda che si tratti di strutture piccole o medie o grandi. Altro punto importante “I servizi di integrazione e inserimento nel territorio saranno previste solo per chi si vedrà riconoscere lo status di rifugiato”, spiega il Prefetto. Un cambiamento non da poco che arriva a mettere ordine in una materia finora trattata in modo molto “eterogeneo” quando addirittura “fumoso” per la mancanza di una disciplina organica, all’interno della quale, ora, Salvini chiede anche “trasparenza sulla rendicontazione dei costi”.
“Chi vedeva l’immigrazione come una mangiatoia da oggi è a dieta – tuona il ministro dell’Interno leghista – Sono convinto che molti finti volontari non parteciperanno più ai bandi. Se invece di 35 euro al giorno nei mega centri portano a casa 19 euro, non ci mangiano più camorra, mafia, andrangheta. Resteranno i volontari veri, che fanno accoglienza per spirito di vera carità cristiana e di solidarietà. Sono convinto che molta gente, molte pseudo cooperative si daranno alla macchia, quando si faranno due conti. Sono veramente contento – aggiunge Salvini – nel combinato disposto sul tema immigrazione è previsto l’allontanamento dei richiedenti asilo che commettono reati, tra cui anche il furto. Io ti apro le porte di casa mia, ti mantengo, ti do barbiere, televisione, tessera telefonica e tu vai in giro e scippi l’anziano in stazione Termini, amico mio è finita la pacchia”, dice Salvini. Non solo taglio dei costi pagati dai contribuenti per l’accoglienza, ma anche più trasparenza nella “rendicontazione di ogni centesimo di euro speso a carico degli ospiti – spiega Salvini – è giusto che ci spieghino se i soldi siano usati bene”. E, inoltre, “c’è la lista dei paesi sicuri di origine”, esclama, anticipando quella che sarà una direttrice precisa della Lega, rimarcare bene il confine tra chi ha diritto allo status di protezione internazionale e chi no, e che ha già portato a una restrizione sull’erogazione dei permessi di soggiorno. Lega impegnata non solo a riordinare la materia dell’accoglienza, ma anche a mettere in atto quello che è stato uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale: “Aiutiamoli a casa loro”. Ed ecco arrivare un piano per il Ghana, dove il ministro dell’Interno si è recato recentemente: “Ho incontrato il presidente della repubblica e il ministro dell’Interno – racconta Salvini – stiamo lavorando a un protocollo interno che entro la fine dell’anno ci permetterà di garantire studio, vitto, alloggio e avviamento al lavoro a 800 persone per un costo pro-capite di 6 euro”. A mettere fondi per due centri sperimentali di avviamento al lavoro in Ghana sarà l’Eni, annuncia Salvini. Preferisco spendere 6 euro per dare formazione, alloggio e un futuro a queste persone anziché farle imbarcare, rischiando la morte, e spendere 35 euro a testa per vederli in giro per le strade di Roma. In cinque mesi abbiamo fatto quello che altri non hanno voluto, o non sono riusciti a fare, in cinque anni per interesse o incapacità”. A chi chiede se una restrizione nella concessione dei permessi umanitari creerà più clandestini, Salvini risponde senza possibilità di equivoco: “Non per questo possiamo continuare a regalare permessi di soggiorno finti a capocchia, facendo finta che sia tutto normale. Il permesso di soggiorno per motivi umanitari spetta a chi scappa dalla guerra, dalla tortura e dalle persecuzioni. I migranti economici non possono avere questo tipo di riconoscimento”. È ovvio che, agendo contemporaneamente sui rimpatri, chi rientrerà in uno stato di clandestinità per non avere più un certo tipo di permesso umanitario, sarà evidentemente destinato a fare ritorno in patria, riducendo così il numero di presenze sul territorio, cosa che non accadrebbe permanendo il sistema di permessi finora vigente. In proposito Salvini spiega: “Sto girando mezzo mondo per fare accordi di rimpatrio che non hanno fatto quelli prima di me, o per ché non volevano o perché non ne nono stati capaci. Nell’era della comunicazione globale – dice il ministro dell’Interno in diretta in conferenza stampa – questo mio messaggio sta arrivando in tutto il mondo: in Nigeria, in Costa d’Avorio, in Senegal, in Tunisia, in Pakistan, in Bangladesh. Se capiscono che la musica è cambiata, gli scafisti cambiano mestiere”. Porte aperte, invece, per i richiedenti asilo che fuggono dai teatri di guerra: “Già oggi – dice Salvini – andrò ad accogliere in arrivo da un corridoio umanitario siriani, eritrei, sudanesi e palestinesi, 44 persone che approderanno a Roma in un quadro di legalità e non a bordo di un barcone. Chi scappa dalla guerra è mio fratello. Chi viene qui a fare casino torna al suo paese. Così faremo capire a delinquenti, scafisti e mafiosi che in Italia è finita. Spero che non comincino da altre parti. Non sono contento se il flusso andrà altrove, come in Spagna. Ma, del resto, ognuno raccoglie quel che semina”. E, infine, un altro punto critico sembra destinato a trovare soluzione: “Ci dovranno essere degli accordi con i sindaci e le comunità locali per l’apertura di nuove strutture sul territorio. Troppe volte ci sono state imposizioni calate dall’alto”, conclude Salvini.
Tiziana Mancinelli
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