Home Cronaca Aeroporto Viterbo: “Ci credevamo tutti, ma il giorno dopo è sparito dalle carte”.
Aeroporto Viterbo: “Ci credevamo tutti, ma il giorno dopo è sparito dalle carte”.

Aeroporto Viterbo: “Ci credevamo tutti, ma il giorno dopo è sparito dalle carte”.

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Viterbo – Sognare non costa nulla: e così Viterbo torna a parlare di aeroporto. Da molta politica la possibilità di accogliere a Viterbo il terzo scalo del Lazio, è vista come l’unica via per uno sviluppo infrastrutturale fermo all’età della pietra. L’argomento aeroporto torna ad essere attuale nel capoluogo della Tuscia per la bocciatura rifilata dal Ministero dell’Ambiente al raddoppio di Fiumicino, che trasformerebbe in area industriale 1300 ettari di riserva naturale. Contro tutto ciò,  si sta battendo il comitato “Fuori Pista“. La bocciatura è una vittoria, ma i responsabili del comitato temono che possa essere presentato un nuovo progetto, capace di superare i vincoli ambientali per ottenere il raddoppio di Fiumicino. Dell’aeroporto a Viterbo, e tutte le questioni connesse, si è discusso ieri grazie a un incontro organizzato da Fratelli d’Italia.C’è una certa fibrillazione da quando è stato bocciato lo scalo di Fiumicino con la Vas che ha bloccato ulteriori 1.300 ettari di sviluppo dell’attuale superficie. Ci sono anche delle limitazioni per il traffico aereo di Ciampino”, ha detto Mauro Rotelli. “Il Partito Democratico ha presentato una mozione che dà mandato al presidente Zingaretti di verificare la vicenda del blocco di Fiumicino, facendo riferimento al Fabbri di Latina”, dice Rotelli. All’incontro anche Giulio Marini che come ex sindaco fu uno dei protagonisti, anni fa, della battaglia, persa, dell’aeroporto.

“Il 21 dicembre è stato perpetrato un furto con scasso ai danni della città di Viterbo – dice Marini -. Abbiamo lavorato tantissimo già dagli anni 2000, da quando facemmo il Prust. Poi ci fu l’accelerazione con il governo Prodi e con il ministro Bianchi, e infine con il governo Berlusconi e Matteoli.  Ci credevamo tutti. I nostri alleati erano Alitalia che, nella delocalizzazione del terzo scalo a Viterbo, aveva maggior beneficio. Non si è mai visto da nessuna parte, né in Europa, né al mondo, che nell’aeroporto internazionale ci sta pure quello low cost che, invece, dovrebbe stare ad almeno 100 chilometri di distanza. Avevamo già qualche perplessità – continua Marini – che l’aeroporto fosse stato realizzato a Viterbo.  Arriviamo, poi, al  21 dicembre 2012, quando il Presidente del consiglio, non eletto, Monti, a 8 giorni della scadenza della legislatura, il 29 dicembre, firma il Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) e cancella l’aeroporto a Viterbo, dirottando i 300 milioni di euro che dovevano essere destinati al capoluogo della Tuscia, a Fiumicino. Alitalia, per tutti questi anni, ha avuto dentro casa concorrenti low cost come Rayanair ed  Easyjet. Capite che danni si creano nel nostro Paese?. – dice Marini –  Da sindaco ho dato battaglia. Ho fatto ricorso al Tar a febbraio 2013. Ad oggi, a distanza di 7 anni,  non è stato mai discusso. I poteri forti fanno i danni.  La mia grande delusione – prosegue Marini – è che il territorio non ha lottato per avere il terzo scalo del Lazio a Viterbo”. All’incontro anche il presidente del comitato “Fuori pista”,  Antonio Pellicanò: “La guerra non è finita, abbiamo vinto solo una battaglia.  Tra le concause della crisi d Alitalia c’è quella concessione data nel 1974 ad Aeroporti di Roma.  Nel 1999 sarebbe dovuta decadere, ma è stata  prorogata fino al 2044. Abbiamo chiesto di visionare gli atti, ma ancora non ci sono stati forniti.  Nel 2012 viene preparato  un accordo di programma tra Enac e Adr. In questo documento l’aeroporto di Viterbo c’è. Quando viene firmato, però, lo scalo viterbese sparisce. Poiché tutte le carte lo prevedevano, hanno dovuto fare un atto aggiuntivo per cancellarlo anche da lì”. Anche Fabio Belli di Ance sollecita per: “Far inserire nel piamo degli aeroporti anche quello di Viterbo. Dobbiamo muoverci. Nei prossimi anni avremo una crescita esponenziale del traffico aereo di merci e persone”. Una battaglia, quella sugli aeroporti del Lazio, che sta sostenendo il gruppo di Fratelli d’Italia in Parlmento.

Siamo davanti a un’enorme anomalia – dice Giovanbattista Fazzolari all’incontro a Viterbo – Cosa che in un paese normale non accade.  Una unicità a livello mondiale: avere i voli di bandiera e quelli low cost nello stesso aeroporto. Inoltre un bacino di traffico fino a 100 milioni di passeggeri tutti concentrati in un solo aeroporto nel Centro Italia. Non succede in alcuna parte del mondo. Se non funziona quell’unico aeroporto bisogna spostare i voli a Napoli e a Pescara.  A Fiumicino il 33% dei voli è low cost. A Francoforte solo il 5%. Tutti i paesi occidentali fanno fare cassa alla propria compagnia di bandiera. E, invece, da noi, Alitalia è diventata un pozzo senza fine. C’è il problema che  Fiumicino non è un hub Alitalia. Insomma il trasporto aereo dovrebbe essere organizzato che se vuoi scendere a Roma prendi Alitalia, se vuoi un volo low cost devi scendere a Viterbo”.

Ma per lo scalo a Viterbo la strada è tutta in salita, soprattutto, da quando sono stati decisi gli “aeroporti strategici” con l’ultimo piano nazionale durante la presidenza del consiglio di Matteo Renzi: ” La situazione si è un po’ complicata per Viterbo – dice Pellicanò – perché l’ultimo piamo nazionale ha individuato gli aeroporti strategici inseriti nella rete di bacini di traffico. Il primo è Bologna, il secondo Firenze-Pisa. Circostanza che non favorisce Viterbo”. Negli scopi del comitato Fuori Pista resta quello di: “Ribadire il potenziamento di Fiumicino dentro il sedime esistente. Fare il terzo aeroporto del Lazio”.

 

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.