Home Cultura Bagnaia, la fiamma dell’amicizia accende il Fuoco Sacro di Sant’Antonio e illumina la città.
Bagnaia, la fiamma dell’amicizia accende il Fuoco Sacro di Sant’Antonio e illumina la città.

Bagnaia, la fiamma dell’amicizia accende il Fuoco Sacro di Sant’Antonio e illumina la città.

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Viterbo – L’amicizia. È come quella porta che si accende nel buio, ai piedi del gigantesco castello di legno. Che arde. Sulla piazza principale di Bagnaia. Intorno la folla. Da quella cavità aperta alla base della monumentale piramide di tronchi, si appicca il fuoco di Sant’Antonio. Lì arde la fiamma.  E quello sembra proprio un varco aperto nella notte fonda. Una luce che squarcia l’oscurità. Una speranza nel buio che a volte avvolge la vita. Da lì il fuoco si propaga. Sale verso l’alto e a poco a poco cancella le ombre spalmate su quella montagna scura di tronchi. Un grande rogo divampa. Un inno alla vita, dopo il sonno dell’inverno. Il cammino delle stagioni: dall’ombra, che arretra, verso la luce, che avanza, che promette. Il risveglio della Natura.  Lo ricorda anche il vescovo Lino Fumagalli poco prima della benedizione del focarone: «La luce vince la notte. Il Signore vince il buio. I nostri padri accendevano i fuochi per la benedizione dei campi e del bestiame, invocando la protezione di sant’Antonio su di essi.  Ringraziamo i giovani, i giovanissimi, che si sono impegnati nella costruzione del fuoco. Quando ci si mette insieme si riesce a fare cose belle, al contrario, quando non ci si mette insieme, distruggiamo anche quello che abbiamo». I fuochi esorcizzano: la paura, la morte. Ma i fuochi cementano. Intorno a quelli di Sant’Antonio si ritrovavano le comunità. Lo stare insieme. L’amicizia. È essa il vero carburante del grande fuoco che danza nella piazza principale di Bagnaia, in questa notte del 16 gennaio, fino alle prime luci dell’alba. Finché il sole sarà tornato. I ragazzi del focarone lo sanno. L’amicizia: con le sue ombre e le sue luci, è l’anima del fuoco.  «Il fuoco di Sant’Antonio lo dedico all’amicizia – dice Elisa la presidente del Comitato – senza di voi – dice rivolgendosi a tutti i focaroli schierati davanti alla gigantesca catasta di legno – stasera non saremmo qui. Grazie all’amicizia, io oggi sono una persona migliore». L’amicizia: si litiga, si strilla, ci si ritrova, ci si abbraccia, davanti a quel grande fuoco che sale fino al cielo, così in alto che in quelle fiamme che si allungano riesce a prendere  per mano anche chi non c’è più, e lo unisce ai suoi amici che gridano, cantano, esultano intorno al rogo, in una catena che abbatte il tempo, le distanze tra una vita e l’altra, tra essa e la morte. «Questo fuoco lo dedico a una persona che si è sempre divertita in questa festa, e sono sicura che da lassù si divertirà anche stasera. Ciao Emiliano». I focaroli salutano tutti in coro l’amico scomparso. E insieme alle scintille del fuoco, brillano qua e là  lacrime furtive sui visi. All’accensione del focarone anche l’amministrazione comunale. E il sindaco Giovanni Arena, commosso, promette: «Dal prossimo anno il Comune sarà più presente. Spesso diamo contributi ad associazioni che fanno delle cose per la città. Prendo l’impegno per la prossima volta a dare un sostegno sostanziale a questa iniziativa. Per ora grazie a questi ragazzi. Hanno fatto tutto da soli». Al Sacro Fuoco ha assistito anche il prefetto Giovanni Bruno.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.