Acque agitate in consiglio comunale: non si sblocca l’approvazione dell’adeguamento del regolamento di Polizia Locale alla normativa regionale, già oggetto di altre sedute di consiglio e di commissione. Il nodo principale intorno a cui ruoterebbero le perplessità dei consiglieri, sarebbe l’atto che ha assegnato i gradi di sottotenente, previsti per la categoria D, a titolo onorifico a quattro agenti di categoria C nelle more di una normativa regionale intervenuta nel 2016. All’esame del consiglio ora il recepimento della norma regionale che, una volta introdotta, comporterebbe la conversione dei gradi conferiti nell’ambito della categoria di appartenenza che per i quattro agenti è la C e non prevede il grado di sottotenente, ma uno inferiore. Secondo la minoranza la giunta dovrebbe annullare la delibera assunta che assegna i gradi a titolo onorifico e poi passare all’approvazione del regolamento, mentre la maggioranza ritiene che l’approvazione del regolamento sia un atto dovuto e indipendente dal corso dell’atto di attribuzione dei gradi. Questo almeno fino a un certo punto del consiglio comunale, quando la consigliere del Pd, Melissa Mongiardo, cita gli esempi di Civitavecchia e Roma, dove l’adeguamento del regolamento di Polizia Locale alla norma regionale sarebbe stato approvato dalla giunta. Una tesi non sposata dal segretario generale che ha ribadito essere compito del consiglio, votare la modifica di un atto espressione dello stesso organo. E, dunque, il regolamento va approvato dal consiglio comunale, secondo la figura apicale dell’organizzazione amministrativa. Ma le perplessità dei consiglieri restano, tanto che la pratica non viene votata, ma nuovamente rinviata. In questa riflessione sulla posizione da prendere da parte dei consiglieri, si inserisce il timore di un contenzioso che si potrebbe aprire tra comune e agenti. Il vero colpo a sorpresa, però, salta fuori dal cilindro di Gianluca Grancini (FDI) e semina sconcerto un po’ tra tutti. “Si può vedere l’atto con cui sono stati assegnati dal dirigente i gradi a titolo onorifico ai quattro agenti?”, chiede Grancini. E qui la sorpresa: l’atto non si trova. “Ci sono montagne di carte prodotte da quell’atto, e non si trova?”, chiede Marini? Al numero di protocollo citato nella lettera del legale dei quattro agenti corrispondono infatti: “Buoni benzina”, dice Ciorba. Un argomento nemmeno lontanamente riconducibile a quello in discussione. “Ci sarà stato sicuramente un errore”, prosegue il presidente del consiglio. A dipanare un po’ le “tenebre” ci pensa la dirigente del settore: “Non ho mai visto una determina, e nemmeno l’ho mai citata. Credo che il comandante abbia fatto una lettera o una nota”. Qualunque cosa essa sia, però, “non sta nel fascicolo”, dice ancora la dirigente che ha passato gli ultimi momenti del consiglio comunale attaccata al telefono in collegamento con gli uffici dei vigili urbani intenti a rintracciare l’atto in questione. Insomma, una vera e proprio caccia al tesoro che si è conclusa senza il suo ritrovamento. Sull’atto mancante sembra allargarsi la breccia nella convinzione della maggioranza di passare all’approvazione del regolamento, soprattutto dopo il dubbio sollevato da Mongiardo se sia competenza di consiglio o giunta, dilemma su cui un po’ tutti i consiglieri sarebbero rimasti perplessi anche dopo la spiegazione della segretaria generale. Su quella breccia l’opposizione si insinua e incalza: “Vogliamo vedere l’atto”, insistono. Michelini sottolinea l’assoluta buonafede della giunta nell’assegnare i gradi, ribadendo che “non è compito del politico entrare in merito all’atto gestionale, di natura tecnica, assunto conseguenzialmente alla delibera della giunta”. Posizione sostenuta anche dal passo riportato nella delibera 2014 e letto in aula dalla consigliera Daniela Bizzarri: “La tabella riassuntiva di attribuzione dei gradi ha vigenza provvisoria nelle more dell’emanazione della prevista normativa regionale – dice – adesso la citata normativa è arrivata. Dov’è il problema?”. Per il consiglio, però, il problema resta e dunque vota il rinvio della pratica.