Viterbo, 6 gennaio 2023 – Vecchia, gobba e scorbutica, anche un po’ inquietante, con il volto segnato da solchi come un’antica montagna desolata: ecco la Befana delle filastrocche raccontate intorno al focolare. Se la conoscete. Scordatevela. La Befana a Viterbo è tutta un’altra storia. Ha un sorriso che rischiara la faccia, possiede l’innocente vitalità di chi non è mai uscito dai giardini dell’infanzia, si mescola volentieri alla gente ma, soprattutto, è la beniamina dei bambini che dopo il passaggio della Calza della Befana per le vie di Viterbo sperano di sentirla di notte scendere dal camino, raggomitolati sotto le coperte, immobili per non spaventarla e farla scappare, prima che abbia lasciato loro la calzetta piena di dolci.
La storia della Befana ricomincia: ieri da largo San Sisto la Calza del Centro Sociale Pilastro ha preso consistenza, gli addetti ai lavori l’hanno gonfiata e poi messa sulle 500 storiche del 500 Tuscia Club di Viterbo. Partenza alle ore 15: 30, accompagnata da uno sciame di Befane. «Siamo arrivati a 150 befane – dice Luciano Barozzi, presidente del Centro Sociale Pilastro – venti vengono da fuori Provincia, da Terni e da Roma».

Intorno alla calza si fa squadra: ci sono anche le befane sarte, Lori e Lina: «Per noi è un orgoglio aggiustare ogni anno la calza della befana – dicono -. Allegria e vitalità esplosiva quella di Sestilia la befana in campo forse più grande, 86 anni: «sono felicissima di stare qui e portare la calza. È una festa che amo tantissimo”, ha detto, esibendo due cuori disegnati sulle guance. La befana più giovane in campo, invece, è Angelica, due anni, figlia della consigliera comunale Antonella Sberna e Daniele Sabatini. «Ho provato a lasciarla a casa – dice Sberna – ma mi ha detto ‘mamma, io befana con te‘.
Intorno alla Calza si è ritrovata un’intera città con la voglia di divertirsi e stare insieme, dopo la desolazione del Covid che ha fermato la calza per due anni. E questo è stato anche il messaggio del vescovo Francesco Orazio Piazza, arrivato a Piazza del Plebiscito per salutare la calza e le sue allegre befane: «È una gioia vedervi tutti insieme a festeggiare – ha detto il vescovo -. Quando si sta insieme si fa del bene. Grazie alle associazioni che si impegnano sul tema della donazione. Più che pretendere, la cosa più bella è donare. Il mio augurio è mettere in quella calza la voglia di stare insieme. Così si costruisce il cammino, e se lo viviamo insieme, sarà un bel futuro».

Accanto al vescovo la sindaca Chiara Frontini vestita da Befana come ha sempre fatto da diversi anni prima di approdare alla guida di Palazzo dei Priori: «Questo è un trionfo della comunità», ha ribadito, fondata sulla «solidarietà e la collaborazione», rimarcando in proposito la sinergia tra le associazioni in campo: Il centro sociale Pilastro, Avis, Admo, Acli e Confartigianato.
«Un grazie sentito da parte dell’Amministrazione comunale – ha detto Frontini – per esserci e per voler tornare in piazza per la felicità dei bambini e di tutti noi. Auguri dalla sindaca befana». Quest’anno si amplia anche il gruppo degli spazzacamino: sono in quattro ma sperano di crescere negli anni successivi, senza rubare la scena alle befane. «Le aiutiamo e diamo una pulitina qua e là», dicono divertiti. La calza avanza sinuosa nelle vie cittadine, a piazza Fontana Grande la accoglie un tripudio di folla che ha letteralmente sommerso la fontana, a piazza del Plebiscito due ali di persone si aprono per consentire l’avanzata dell’esercito colorato che lancia gioia e caramelle, poi giù fino al Sacrario, lo spettacolo delle majorettes di Grotte Santo Stefano, finché la calza si ferma. Viene adagiata a terra. Duramente provata dal trasporto, in alcuni punti si sgonfia, ma il team di collaboratori tira fuori una pompa e la rigonfia. «Un pit stop così non ce l’ha nemmeno la Ferrari», dice uno di loro. La calza è come nuova e più riprendere la sua marcia trionfale, stavolta non sulle 500. La portano a mano le befane su per via Cairoli, arrivate a San Faustino la posizionano nuovamente sulle auto e tirato giù fino alla parrocchia del Sacro Cuore al Pilastro per la festa finale. Il treno colorato chiude le feste del Natale. Il lieto fine è scritto: dopo due anni di fermo, la calza è ritornata e si è ripresa la sua città.