Home Attualità Centro storico, chiude Calzedonia e Intimissimi, “la situazione è drammatica”, lo dice il “contapersone”.
Centro storico, chiude Calzedonia e Intimissimi, “la situazione è drammatica”, lo dice il “contapersone”.

Centro storico, chiude Calzedonia e Intimissimi, “la situazione è drammatica”, lo dice il “contapersone”.

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Viterbo, 23 marzo 2025 – Il declino del centro storico è iniziato e va avanti da oltre un decennio, ma negli ultimi anni la spirale dell’abisso pare essersi accelerata. L’addio di un marchio nazionale come Calzedonia è un brutto campanello di allarme. E non sarà l’unico. Anche Intimissimi, seppure la notizia non è ancora ufficiale, sarebbe pronto ad abbassare la saracinesche verso metà aprile e trasferirsi altrove.

Non ci sono più i numeri per stare al Corso di Viterbo“, dice un addetto ai lavori che svela alcuni particolari: “Le aziende nazionali hanno un contapersone, che rileva i passaggi sul Corso e anche gli ingressi in negozio”. E i numeri negli ultimi anni non sarebbero stati positivi. I passaggi esterni contano auto e persone tutte le volte che passano su e giù anche se sono le stesse. Sabato scorso, dalle 10 alle 20, ci sarebbero stati solo 1.600 passaggi circa.

La grande aiuola di via Marconi invasa dall’erba infestante

Dati che non rendono più attrattivo stare al Corso di Viterbo per aziende che scelgono la loro ubicazione su tutto il territorio nazionale in base al fatturato atteso. Una situazione che i commercianti viterbesi, seppur senza il contapersone, avvertono e lamentano da tempo.

Negozi chiusi al Corso

La chiusura di Calzedonia è stata un segnale forte ed è stata presa malissimo da tutti”, dice una commessa di un negozio del Corso, “girano voci che se ne andrà pure Intimissimi. La situazione è drammatica. Il passaggio non c’è, ci salviamo quelle domeniche di sole con le gite fuori porta e qualche evento, talmente raro e mal pubblicizzato, che non sposta nulla”.

Negozi chiusi a Piazza delle Erbe

Se le grandi marche decidono in base alla fredda legge dei numeri, i commercianti locali con una storia legata al territorio, si fanno guidare dal cuore, pure se alla fine i conti non tornano. Decidono, quindi, di restare anche se la ragione economica consiglierebbe di andarsene. Ha fatto così Annarita, con un negozio a via Marconi, vicino al Sacrario, che ha aperto un altro punto vendita proprio al Corso.  “Abbiamo voluto portare luce, dove c’è il buio”, dice una sua collaboratrice, mentre la titolare afferma: “Credo nel centro storico, altrimenti me ne sarei andata. Se tutti facessimo così, il centro morirebbe. Come sta avvenendo. Non c’è nessun rilancio. II sacrificio è tanto, non ci aiuta nessuno. L’utenza non c’è. Servirebbe una tavola rotonda per affrontare i problemi veri, come la sporcizia e il degrado”, esclama irritata, mentre mostra lo stato di via Marconi: nelle grosse aiuole oramai c’è solo erbaccia, mentre nella fila delle fioriere ci sono alcuni vasi rimasti senza alberelli, ovunque prospera l’erbaccia e  in alternativa le piante secche.  “Non c’è un angolo decoroso”, continua Annarita.

Via Marconi – Erba alta, fioriere senza più gli alberelli

Al Sacrario, poi, anche il problema sicurezza: “Quando chiudiamo il negozio usciamo a coppia e con il telefonino in mano. Non c’è niente di positivo. I clienti ci dicono che non si sentono più al sicuro e che la città non è più interessante. Anche i turisti termali arrivano in centro e sono assaliti dalla delusione”, sottolinea. Pure i turisti, secondo i commercianti latitano, nonostante Palazzo dei Priori sia fortemente positivo sul flusso di visitatori: “Non percepiamo assolutamente questo aumento di turisti”, dice una commessa. “Non ci sono servizi – prosegue – . I turisti ci dicono che Viterbo è bellissima, ma è abbandonata, triste e brutta come manutenzione”. In giro per negozi ci si imbatte anche con i residenti. “L’atmosfera in centro è come la giornata di oggi (ieri ndr): plumbea”, dice Luigi, abitante di via Roma da quindici anni. “Se il Comune non si dà una mossa, il centro non riprende più. L’altra sera sono tornato dal Teatro verso le 23, c’era la morte civile. Siamo tutti dubbiosi che le cose migliorino”. Anche in via Roma il malcontento è generale: “La gente non c’è”, dicono all’unisono i commercianti. “Non è un’opinione, è un dato oggettivo, basta venire qui e guardare con i propri occhi”, esclamano.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.