Home Cronaca Caos carceri: detenuti in rivolta a Modena, Frosinone, Salerno, Napoli.
Caos carceri: detenuti in rivolta a Modena, Frosinone, Salerno, Napoli.

Caos carceri: detenuti in rivolta a Modena, Frosinone, Salerno, Napoli.

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Nazionale – Sabato sera la rivolta al carcere di Salerno, oggi anche a Modena, Frosinone, Napoli. A Modena i detenuti hanno fatto esplodere la rivolta dalle prime ore del pomeriggio, quando hanno iniziato la protesta per la sospensione dei colloqui “a vista” con i familiari, misure adottate in ottemperanza al decreto del governo per prevenire il contagio da coronavirus. Il personale del carcere, una ventina tra poliziotti e sanitari, hanno abbandonato la struttura. Nelle fasi più concitate due agenti sono rimasti lievemente feriti. Le forze di Polizia si sono schierate di fronte al carcere. Alcuni detenuti si sono barricati dietro la portineria. Sul posto anche il prefetto di Modena, Pierluigi Faloni. Non si sarebbero verificate evasioni. I detenuti sarebbero saliti sui muri, bruciando in alcuni casi i materassi e chiedendo  provvedimenti contro il rischio dei contagi dal coronavirus all’interno della struttura.

Un’altra protesta, per il medesimo motivo,  si è verificata al carcere di Poggioreale a Napoli. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, alcuni detenuti sarebbero saliti sui muri del ‘passeggio’, in una zona interna al penitenziario. La protesta sarebbe divampata per l’annunciata sospensione dei colloqui per contrastare il contagio da coronavirus.

Tensioni pure a Frosinone Un centinaio di detenuti, impauriti dal rischio di contagi dal Coronavirus, avrebbe chiesto provvedimenti ad hoc, uscendo dalle sezioni e spostandosi all’area passaggi, salendo sulle mura del carcere.  Al momento non ci sarebbe stata alcuna evasione e sul posto sono intervenuti il direttore del carcere e il comandante del reparto degli agenti della penitenziaria.

“Non ci sono atti di violenza contro cose e persone, né c’è in atto un’evasione”, ha detto Stefano Anastasìa, garante dei detenuti del Lazio, all’Ansa.

“Effetti di decisioni adottate senza pensare alle conseguenze, che denunciamo da anni. A partire dalle circolari DAP del 2015 che prevedono l’apertura delle camere di pernottamento con detenuti che girano liberamente per almeno 8 ore all’interno della sezione e negli spazi detentivi, venendo a contatto diretto con l’unico agente o addirittura pattuglie che devono girare per controllare centinaia di reclusi”. Lo afferma Daniele Nicastrini (USPP Lazio). “Una situazione in cui si registra anche l’attivazione delle funzioni dei garanti che di fatto non fanno nulla per sostenere le difficoltà che si hanno nel gestire soggetti che non hanno alcun rispetto delle regole penitenziarie e dei doveri di chi deve pagare una pena legata a fatti delinquenziali.  

I garanti sostengono le esigenze dei detenuti, ma bisogna anche rispettare le regole, e chi lavora in tale ambito, anziché lanciare sempre accuse, dovrebbe curarsi anche di chi ha subito atti delinquenziali dai loro assistiti.

Siamo alla fine di un percorso che ha stravolto completamente la gestione delle carceri.

Adesso bisogna dire basta, è ora che la politica inizi a pensare a come far ritornare il rispetto delle regole,  che proprio loro mettono in campo, e che poi non vengono fatte osservare.  Chi subisce tutto ciò è sempre la Polizia Penitenziaria e gli operatori che svolgono con dedizione il loro compito istituzionale a prescindere dai ruoli che si hanno”, conclude Nicastrini.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.