Capitale europea della Cultura: riunito il comitato promotore. Si procede verso il comitato scientifico.
Viterbo, 6 febbraio 2026 – Viterbo, Capitale europea della Cultura. Il Comitato promotore si è finalmente riunito il 26 gennaio scorso. Con la firma della Regione Lazio del protocollo di intesa, il parterre dei soggetti istituzionali che sostengono il percorso di candidatura, si è completato. Si procede ora verso il secondo step: la nomina del Comitato scientifico che dovrà materialmente scrivere il dossier di candidatura. E più il processo avanza, più si concretizza quello che inizialmente appariva come un sogno, candidarsi al titolo di Capitale Europea della cultura. Il dossier dovrà essere pronto per la consegna il prossimo anno. “Il segretario generale del ministero della Cultura nel 2027 inviterà le città italiane a presentare la candidatura”, spiega Maria Chiara Giovannelli che collabora con il comune di Viterbo per gli aspetti accademici riguardanti il progetto. “Tra il 2028 e il 2029 – prosegue – si terrà la preselezione e la selezione finale”. La partita si gioca sulla capacità della città di esprimere e trasmettere “quello che vuole rappresentare nel corso degli anni, come si vuole trasformare, quale rigenerazione urbana potrà attuarsi, contando sul motore di sviluppo della cultura”. La città vincitrice otterrà un milione e mezzo di euro, il cosiddetto premio Melina Mercoury, la donna che nel suo ruolo di Ministro della Cultura della Grecia, propose la creazione delle “Città europee della Cultura nel 1985”. “Il fine era quello di dare all’Europa un’anima”, dice Giovannelli, individuando nella cultura e nelle sue differenze un valore condiviso che potesse realizzare la coesione sociale. Accanto a Regione Lazio e comune di Viterbo, c’è anche la Provincia di Viterbo, l’Università degli Studi della Tuscia, la diocesi, il consorzio biblioteche. Entro un mese si pensa di iniziare a parlare dell’individuazione del comitato scientifico che elaborerà il dossier. Si guarda a personalità di spicco, nazionali e internazionali, che abbiano già avuto un ruolo in altri percorsi simili. “Dovranno avere le caratteristiche che abbiamo già individuato con il protocollo di intesa”, dice Giovannelli. Tra gli step già fatti, c’è la open call da cui sono usciti fuori “14 progetti”,che ora passeranno nel “laboratorio di co-progettazione”. “Ogni anno l’Europa decide quale Paese può partecipare al progetto di Capitale Europea della Cultura” spiega Giovannelli. “La scelta è ricaduta sull’Italia nel 2019, quando vinse Matera”, ricorda, “ora si apre un’altra finestra nel 2033”. E da lì, Viterbo, vorrebbe affacciarsi sul mondo con il suo patrimonio identitario di storia e cultura sotto il blasone di Città d’Europa. Ma la prima a crederci dovrà essere proprio Viterbo che ha già conquistato un titolo di risonanza globale: il Riconoscimento Unesco di Patrimonio immateriale dell’Umanità del Trasporto di Santa Rosa.