Home Attualità Calenda: «D’Amato ha fatto il miglior piano vaccinale d’Italia».
Calenda: «D’Amato ha fatto il miglior piano vaccinale d’Italia».

Calenda: «D’Amato ha fatto il miglior piano vaccinale d’Italia».

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Viterbo, 26 gennaio 2023  – Carlo Calenda ieri all’auditorium di Valle Faul per tirare la voltata ai quattro candidati a consigliere regionale del Lazio: Paola Goglia, Giacomo Barelli, Barbara Assanti, Alessio Trani a sostegno di Alessio D’Amato candidato presidente per la Regione Lazio. Calenda non le risparmia a nessuno, sicuramente non a quella politica che, a suo dire, non ha capacità amministrativa gestionale, indispensabile per governare il Paese. Calenda abbatte anche gli steccati ideologici: «Se il governo propone una cosa giusta, la approviamo». Così su Nordio: «Se prima dicevamo quello che dice lui, non è che ora cambiamo perché sta con la Meloni», prosegue. «L’Italia è un paese che si sta sgretolando; al Mise ho trovato 15 mld di euro non spesi, perché nessuno sa implementare niente, in quanto non hanno competenza specifica amministrativa – gestionale. La politica ha bisogno di questo. Facciamo amministrare gente che non ha mai lavorato al di fuori della politica. I politici, quando vanno in un ministero, non si siedono con i direttori generali. Un’intera vita concentrata a fare una conferenza stampa o dibattiti se sei di destra o di sinistra. Una volta definito che sei europeista  e democratico», tutto il resto è noia per Calenda: «Per anni ci siamo impegnati a discutere tra destra e sinistra, e il Paese è peggiorato su tutti i parametri, staccandosi dagli altri paesi europei».

Chiede agli italiani di non votarlo per “prova”: «per favore – dice -non ci provate».  Poi di nuovo bordate agli avversari politici: «Se voi foste della Fiat non avreste mai messo Meloni, Salvini e Di Maio come amministratori delegati, perché non capaci. Mettiamo al governo gente che non è capace ad amministrare». Cita poco Meloni, ma il riferimento è chiaramente a lei, quando dice: «All’opposizione dicono voglio uscire dall’euro e quando vanno al governo se lo scordano, così come quando dicono che vogliono cambiare l’Europa, o tagliare le accise. Anche noi siamo all’opposizione ora, potremmo promettere, ma non lo facciamo, perché così quando vai al governo passi dal 33% al 5% e non hai costruito una classe futura dirigente. Stiamo diventando un paese da operetta, vogliamo smettere di dire idiozie, non voglio parlare di Pos ma di come ricostruire il servizio sanitario.  D’Amato ha fatto il miglior piano vaccinale d’Italia. Ha fatto uscire Lazio dal commissariamento che significa avere 12 mila medici in meno. Mi importa che sia del Pd e anche più a sinistra del Pd? No, non mi importa. Mi importa che rimetta in sesto la sanità della regione. Il Paese è al collasso. Voglio il reddito di formazione, non espongo ragazzo sotto i 30 anni a non fare niente».«Non sosterrò riforme idiote come  il presidenzialismo – prosegue – Meloni per arrivare dove siamo arrivati noi, ci ha messo il triplo del tempo. Siamo all’8%». E, per finire, una considerazione sulla Meloni: «Dice sono una madre, sono cristiana. Anche io sono un padre e sono Cristiano che vogliamo fare? Che c’è di politico?». La sala piena applaude: tra il pubblico il consigliere comunale Paolo Moricoli, l’assessore al comune di Viterbo, Elena Angiani, Maurizio Tofani, Filippo Rossi.

Filippo Rossi

L’incontro è stato introdotto dal coordinatore provinciale di Italia Viva, Felice Casini:  «Vogliamo dare vita al partito della nazione. Il Terzo Polo», è lì per «gli italiani che non possono restare schiacciati tra populisti e sovranisti. Noi possiamo fare la differenza intercettando l’elettorato  deluso da Pd e da Forza Italia». La candidata Barbara Assanti spiega: «Non mi considero un politico, sono entrata un anno fa e mi sono trovata in un bel partito dove le persone, in base alla loro esperienza, si sono riunite in gruppi tematici, io sono in quello dei trasporti.  Il nostro è un partito aperto. Sono nella direzione nazionale di Trenitalia.  Ho vissuto dieci anni fuori Viterbo, tornare e vedere la provincia  come 20 anni fa, fa male». Altra candidata donna Paola Goglia: «Vengo dalla Lega – dice –  ero nell’amministrazione comunale di Civita Castellana, vinta raccogliendo un voto di protesta che si era coagulato intorno a persona, un commercialista, che non aveva mai fatto politica. Abbiamo ottenuto dei bei risultati, poi è arrivata la pandemia, è stato un anno faticosissimo, ma anche un’esperienza bellissima, finita per conflitti interni alla maggioranza che hanno portato il sindaco a dimettersi.  Non sono d’accordo nel dire che i tecnici non possano essere dei buoni politici, poiché oggi è fondamentale la competenza, la macchina amministrativa è troppo complessa per lasciarla in mano a improvvisatori». Alessio Trani, anche lui candidato per un posto da consigliere regionale: «C’è molto da migliorare – dice – nella regione Lazio. Il nostro non sarà uno tsunami come quello degli altri, un’onda grande che quando si è ritirata ha lasciato solo danni. La nostra sarà un’onda lunga, non ci saranno muri: noi di qua e voi di là». Giacomo Barelli: «Noi siamo quelli che fanno accadere le cose. I ras delle preferenze sono quelli che si candidano da 10 anni  interrottamente e parlano ancora della Orte Civitavecchia.  Ex ospedale: Storace aveva pensato di cartolarizzarlo e ha bloccato il centro storico. Se ne vanno 131 mila giovani all’anno non pagheremo servizio sanitario né le pensioni».

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.