Home Attualità Prosciolti Frontini – Cavini, per Micci e Marini: “La gravità politica delle frasi dette, resta”.
Prosciolti Frontini – Cavini, per Micci e Marini: “La gravità politica delle frasi dette, resta”.

Prosciolti Frontini – Cavini, per Micci e Marini: “La gravità politica delle frasi dette, resta”.

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Viterbo, 23 novembre 2024 – Proscioglimento con formula piena per Chiara Frontini e il marito dall’accusa di “Minacce a corpo politico in concorso”. Si chiude così il cerchio, iniziato con un esposto querela da parte del consigliere comunale Marco Bruzziches, a seguito di quella che è stata rinominata la cena dei veleni, un incontro conviviale a casa dello stesso consigliere, al quale avrebbe partecipato anche la moglie, con  coniugi Frontini – Cavini.  Bruzziches riferì di alcune frasi, che sarebbero state pronunciate verso di lui e la sua famiglia, e che hanno dato il via a un’indagine per il reato contestato. Vicenda che si conclude in questi giorni con la sentenza del GUP, il giudice per l’udienza preliminare, che assolve Frontini – Cavini.  “Il fatto non sussiste” è  il succo  del verdetto finale emesso dai giudici. Ma se la questione giudiziaria finisce qui, quella politica continua.  “Il fatto giudiziario non risolve i problemi politici”, dice Giulio Marini,  “Analizza e interpreta gli accadimenti secondo la legge. Quelle parole che sono state pronunciate quella sera, restano. È un fatto che, chi doveva fare un’analisi giuridica, non ha valutato rilevante. Ma è una questione istituzionale e politica. Che siano state dette certe parole in presenza del sindaco, desta, a mio avviso, preoccupazione. Parole che nella mia storia politica trentennale non mi è mai capitato di sentire. Per il resto analizzo gli atti di questa amministrazione e sovente sono discutibili. Giudicheranno, poi,  i cittadini l’operato”, conclude l’ex sindaco che un giudizio però lo dà: “Sto passando a piazza del Plebiscito e stanno montando la giostra e devo dire che non mi dispiace”. Posizione analoga quella del consigliere Andrea Micci (Lega): “Ribadisco quello che ho già detto in consiglio comunale. Non è la vicenda giudiziaria a interessarmi, ma il fatto che le espressioni pronunciate durante quella cena, manifestano sul piano politico un atteggiamento assolutamente non idoneo e non confacente a un sindaco della città capoluogo. Manifestano un modo di amministrare non consono. Ho chiesto le dimissioni del sindaco Frontini per i pensieri espressi, non per il fatto che fossero o meno reato”, conclude Micci. Taglia corto, invece, Luisa Ciambella: “La mia cultura politica è abituata a rispettare le sentenze e non a commentarle”, dice. Poche parole pure da parte di Letizia Chiatti:mi riservo di leggere le motivazioni della sentenza”, afferma. Dai banchi della maggioranza, il vice sindaco Alfonso Antoniozzi che nell’ultima seduta di consiglio comunale aveva annunciato che il Comune non si sarebbe costituito parte civile anche per “l’assenza di prove del reato contestato”, oggi ribadisce: “Sono particolarmente felice che questa vicenda si sia conclusa in questo modo, perché aderisce pienamente alla sindaca che io conosco. In un paese civile ci si inchina alle decisioni dei poteri preposti. È sempre corretto tenere un basso profilo e aspettare che la magistratura si pronunci. Io avevo già detto che avrei valutato solo a fatto concluso”, commenta Antoniozzi. Vicenda che, invece, poco interessa ad Ugo Poggi: “Fatti che riguardano loro, noi continuiamo a fare i consiglieri comunali”, dice.

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.