Viterbo – Alcuni hanno già chiuso, altri sperano di non farlo, pure se la situazione al centro storico per i commercianti è praticamente drammatica. Intere vie, che un tempo hanno fatto da sfondo alla “passeggiata” viterbese, sono diventate interi cimiteri commerciali: saracinesche abbassate, una sequenza impressionante di cartelli con scritto “vendesi” o “affittasi” che restano lì per secoli. Qualcuno apre, ci prova, ma dopo un po’ chiude. Ha iniziato via Saffi: una dopo l’altra le attività hanno fatto scattare i lucchetti, hanno girato le chiavi nelle serrature e tanti saluti. C’è chi se n’è andato altrove. Chi ha cambiato mestiere. Oggi la strada è praticamente quasi deserta. Alcuni resistono. A fatica. Con la speranza che da un momento all’altro qualcosa possa cambiare. Ma resta tutto com’è. Se non peggio. Dopo via Saffi è toccato a via dell’Orologio Vecchio. Pure da qui se ne sono andati via quasi tutti. E ora inizia via Roma: ha già chiuso la storica pizzeria. Accanto anche la yogurteria ha preso altre direzioni. Girano voci che a breve potrebbero esserci altre clamorose chiusure. Insomma il “virus” dell’abbandono oramai ha contagiato il centro storico. Si propaga come una macchia d’olio. Per non parlare di via San Lorenzo: la celebrata introduzione della Ztl avrebbe fatto scappare diversi commercianti. E pure qui non ne erano rimasti parecchi. Ma anche da queste parti la speranza è l’ultima a morire, soprattutto per chi sta qui da secoli: come la bottega del Fornaio. Un’attività commerciale nata in quello che un tempo fu l’ospedale parrocchiale di Santa Maria Nuova, per poi diventare il primo paninocolo, vale a dire, panificio statale, che ora lotta per restare in piedi in un contesto che è radicalmente cambiato negli ultimi anni. “Dopo la pestilenza, nel 1788, da ospedale parrocchiale divenne il primo paninocolo statale – racconta l’attuale titolare Elisa Turchetti -. La prima vera proprietà privata risale al 1875″. Il Fornaio passa nei secoli attraverso le famiglie storiche di Viterbo finché arriva all’attuale titolare. “Io ce l’ho da trent’anni – prosegue Elisa -. I primi quindici anni andava bene. Per i successivi quindici è stato sempre peggio. Le prime difficoltà sono sorte con lo spostamento dell’ospedale – dice -. Poi sono stati trasferiti altri uffici. E, infine, la Zona a traffico limitato”. Politiche mosse dalla ragionevolezza di spostare la struttura sanitaria e gli uffici in luoghi più facilmente e rapidamente raggiungibili, ma che non sono state bilanciate da contromisure in grado di compensare lo spostamento inevitabile dei frequentatori di quelle strutture portate altrove. Poi è intervenuta la ZtL. In merito a tutto ciò si possono esprimere tante e diverse considerazioni. Ma la matematica, quella degli scontrini battuti in meno, non è un’opinione. “Eravamo in undici – prosegue Elisa – e siamo rimati in sette. Gli altri li abbiamo dovuti licenziare“. Insomma, per un’attività commerciale, seppure storica e conosciuta da secoli, ogni giorno è sempre più difficile restare a galla. “Io fornisco molti supermercati e negozi – prosegue la titolare – altrimenti avrei già chiuso. Se non fossero necessari degli investimenti, mi sarei già spostata, pur amando il centro storico“. Per il Fornaio un baluardo di speranza è “il riconoscimento di Bottega storica previsto nel Piano del Commercio – commenta Elisa Turchetti -. Sono mesi che aspetto. Mi auguro presto di poter avere notizia del bando“.
Tiziana Mancinelli
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