Viterbo, 28 luglio 2025 – Si parla spesso di centro storico come di un’area critica della città, con tanti problemi, certamente più numerosi rispetto a quelli di altri quartieri che non hanno, se non altro, la sentenza di “morte” appesa alla porta, decretata dallo spopolamento, con fuga di residenti e di attività commerciali. Il rischio desertificazione è la patologia principale dei centri storici di tutta Italia, che determina, poi, tutta una serie di altre problematiche riassumibili in poche parole: degrado sociale ed urbanistico, insicurezza. Ma è ovunque così? No, ci sono centri storici che stanno meglio di altri, o comunque meno peggio.
Anche a Viterbo, però, la narrativa della crisi, può contare su qualche “capitolo” diverso.
Negli ultimi anni si è registrato un progressivo spopolamento in quelle che in passato sono state le vie “blasonate” dello shopping e della passeggiata dal sabato, come il Corso, via Saffi e via dell’Orologio Vecchio. Ad oggi irriconoscibili rispetto a dieci anni fa.
Ma questo non accade dappertutto. Basta spostarsi dalle parti di Colle del Duomo, piazza della Morte, piazza del Gesù e via San Lorenzo. Zona che negli anni ha trovato la sua identità, scoprendo una vocazione spiccatamente turistica, indotta dalla presenza di un complesso storico monumentale di valore come Colle del Duomo e San Pellegrino.

Certo è che qui l’idea di spopolamento e desertificazione non è arrivata, eccetto che per le residenze che meritano un discorso a parte, e seppure in estate ci sia più fermento rispetto all’inverno. Quello però che si apre da via San Lorenzo in poi, sta diventando un “microcosmo” particolarmente vitale all’interno del quadro di generale sconforto che si respira da altre parti della città antica. Da via San Lorenzo in poi è un tumulto di vita con una fila di ristoranti, tavoli all’aperto, bar, locali che si organizzano in proprio per offrire spettacoli musicali ai clienti. Ma non è solo una via “mangereccia”, qui c’è anche una buona parte del circuito Mu.Vi (la rete museale urbana) con il museo dei portici di Piazza del Plebiscito, quello di Colle del Duomo, quello del Sodalizio dei facchini di santa Rosa. Itinerario su cui si concentrano anche le botteghe della ceramica, tipica vocazione locale, alcune pure con apertura serale, diversi negozi a carattere turistico, qualche galleria espositiva. Proseguendo a San Pellegrino, le giornate, soprattutto dopo una certa ora, si animano. Da Piazza San Carluccio fino a Piazza San Pellegrino, il quartiere si popola di tavoli all’aperto pieni di gente fino a tardi. A questo microcosmo di città che pompa linfa vitale, si aggiunge il contributo prezioso e determinante offerto dalle infrastrutture che hanno svolto un ruolo di primo piano in questa rinascita. A servizio di questa parte di centro storico c’è un grande parcheggio gratuito, quello di Valle Faul, dal quale, grazie a un ascensore, in pochi istanti si arriva dall’auto al cuore del quartiere medioevale. Quello di Colle del Duomo – San Pellegrino è un centro storico che “funziona” e che si spera non venga intaccato con scelte scellerate. Pensare, però, di spostare questo modello, così com’è, in altre parti sarebbe semplicemente banale e perfino dannoso, in quanto il centro storico di Viterbo non è tutto uguale, ma è suddiviso in aree omogenee con caratteristiche molto differenti. All’ingresso delle porte urbiche, le situazioni sono diverse. E in alcuni casi hanno trovato un proprio equilibrio. Basti pensare a quello che accade all’interno di Porta della Verità, diventata una sorta di centro commerciale all’aperto, ma senza parcheggio libero. Nel raggio di pochi metri si sono concentrate attività quali il panificio, la macelleria, la gelateria, due fruttivendoli, una formaggeria, un pastificio, un parco pubblico frequentato da mamme con i bambini, bar anche con spazi esterni. Qui non ci sono musei o palazzi storici di particolare interesse turistico, ma il prodotto tipico, artigianale e di qualità, anche all’interno di botteghe storiche, diventa la vera chicca che genere attrattiva sulla cittadinanza. Non che da queste parti non ci siano dei problemi, ma la zona ha trovato una sua identità che andrebbe supportata, anche dal punto di vista infrastrutturale. Stesso “ecosistema” si è affermato all’interno di Porta Romana. Da via Garibaldi a via Cavour, una fila di negozi consentono di approvvigionarsi un po’ su tutto, come nei supermercati, rispetto ai quali, però, si sconta l’assenza del parcheggio gratuito e si vive con lo “spettro” della chiusura di Porta Romana. Insomma segnali di rilancio in centro ci sono. Sicuramente esistono i semi su un selciato antico di un luogo che, con le giuste strategie, può rifiorire. Uno di questi semi l’ha raccolto Schenardino, il nuovo ristorante a piazza delle Erbe, che dovrebbe anticipare l’apertura di Schenardino al Corso. Operazione che potrebbe essere l’inizio della rinascita della parte attualmente più in crisi, che è quella intorno a Piazza delle Erbe. Certo è che tra tante difficoltà, ci sono anche potenzialità inespresse di una città che alla luce dei radicali e profondi cambiamenti epocali e anche globali, deve essere “reinventata”. Sta agli operatori privati, in cerca di opportunità di business, e alle istituzioni che devono assicurare un governo equilibrato e lungimirante del territorio, coglierle nella maniera giusta.
Tiziana Mancinelli.