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Pilastro, flop ciclabili: sbiadite e sotto l’erbaccia, nessuno le usa

Pilastro, flop ciclabili: sbiadite e sotto l’erbaccia, nessuno le usa

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Viterbo, 3 giugno 2026 – Piste ciclabili: dimenticate dai cittadini e dal Comune. Al Pilastro, all’inizio di viale Bruno Buozzi, la rastrelliera porta bici è stata divorata dall’erba infestante, mentre la Zona Trenta “nessuno la controlla”, dicono nel quartiere.

La rastrelliera porta bici sotto l’erbaccia

In gran parte sbiadite, qui le ciclabili non le utilizza praticamente nessuno. Nonostante siano presenti già da qualche anno, non avrebbero innescato cambiamenti sulle abitudini dei cittadini che continuano a spostarsi in auto, a piedi o in motorino.

A vedere che fine hanno fatto le piste al Pilastro, ci si chiede come su via della Pila, per fare l’ennesima ciclabile, non si sia esitato a stravolgere la viabilità del quartiere e le abitudini dei cittadini, con la riduzione della carreggiata da due a una corsia e l’istituzione del senso unico con conseguente dirottamento di parte del traffico su via Carlo Cattaneo già congestionata di suo, con scuole, uffici e servizi. Al Pilastro, dove sono arrivate già da qualche anno, le ciclabili sono morte ancor prima di iniziare a vivere.

Qui nessuno le usa“, dicono nel quartiere. Il rettangolo rosso indicante l’area di sosta riservata alle due ruote, così come il tracciato rosso, finiscono puntualmente sotto i pneumatici delle auto in sosta. La rastrelliera porta bici sommersa dall’erba infestante a inizio viale Bruno Buozzi: “Non la usa nessuno e nemmeno la puliscono. Non ho mai visto una bicicletta parcheggiata”, dice Giuseppe del bar. “Qui le biciclette non le utilizzano. Ci saranno due persone in tutto il quartiere che si spostano in bici”, esclama.  Su viale Bruno Buozzi c’è la zona Trenta, con la segnaletica in terra già cancellata.  Solo all’incrocio con via Alessandro Volta inizia la pista rossa, senza cordoli. La zona Trenta, a differenza della ciclabile, piace a residenti e commercianti del quartiere che lamentano l’alta velocità delle auto. Peccato, però, che “nessuno controlla”, dicono un po’ tutti.  Se arrivasse la pista rossa con i cordoli “sarebbe un handicap per il quartiere”, dice un passante, “toglierebbe spazio, soprattutto ai parcheggi”. Ad essere richiesti, qui, anziché i cordoli, sono i dossi per le auto che sfrecciano ad alta velocità. Un altro esercente su via Alessandro Volta non usa mezzi termini: “Le ciclabili a Viterbo non servivano. Questa non è una città ciclabile. Se mettessero il cordolo, finirebbero il danno che hanno iniziato”, stigmatizza. “La ciclabile non ha portato alcun beneficio”, dice Eva, titolare di un altro bar su viale Bruno Buozzi. Anche a lei piace  la zona Trenta, anche se “non la rispetta nessuno. La pista, invece, passa pure davanti al supermercato, credo che sia pericolosa per chi ci va e per chi esce dal negozio”. Ma, ad andarci, sarebbero veramente pochi: “Qui non la usa nessuno, ha solo tolto spazio e in alcuni casi rappresenta un pericolo perché passa di fronte alle abitazioni e ai negozi”, continua Eva. “Viterbo non è fatta per le ciclabili, questa cultura della bici non c’è oggi e non ci sarà in futuro”, taglia corto.  Quello che, invece, avrebbero utilizzato volentieri i cittadini sono le panchine e i marciapiedi. Peccato che, questi ultimi, un po’ in tutto il quartiere siano a tratti quasi impraticabili: sconnessi, pieni di buche e con l’erba alta. In via Alessandro Volta, di fronte al bar, l’erbaccia inizia ad ingoiare pure una panchina. Volendo scendere dal marciapiede e usare le strade, la situazione non migliora. Soprattutto le vie laterali, sembrano essere state colpite da una pioggia di meteoriti con grosse buche e il fondo sconnesso.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.