Coltivavano 160 piante di marijuana: traditi dall’autocertificazione per recarsi nel campo.
Viterbo, 15 maggio 2020 – Un campo prende fuoco, e quando i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Viterbo insieme a quelli della stazione di Grotte Santo Stefano e Bolsena, e della stazione Carabinieri Forestale di Viterbo si recano sul posto scoprono adiacente un terreno coltivato con 160 piante di marijuana. È il caso di dire che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
L’operazione antidroga è stata portata a termine ieri sera (14 maggio ndr). Ne danno notizia gli stessi carabinieri del comando provinciale di Viterbo. «A seguito di un incendio che si è sviluppato ieri pomeriggio in località poggio Musone – dicono – sono intervenuti i carabinieri della stazione di Grotte Santo Stefano e i carabinieri della stazione Forestale di Viterbo per circoscriverlo e coordinare gli interventi di spegnimento e messa in sicurezza dell’ area». Iniziate le operazioni i carabinieri hanno un’amara, quanto inattesa, sorpresa: «Nelle adiacenze» del terreno colpito dall’incendio, vengono rilevate «160 piante ben coltivate». I carabinieri hanno, così, immediatamente «interessato il Norm della compagnia di Viterbo per gli approfondimenti investigativi, volti a scoprire i proprietari, successivamente individuati in padre e figlio, residenti a Bolsena. I carabinieri del Norm, unitamente a quelli della stazione di Bolsena, li hanno raggiunti presso la loro abitazione e li hanno sottoposti a perquisizione trovando altri 500 grammi di marijuana già essiccata oltre al materiale per il confezionamento. Ma la prova che loro si erano presi cura del campo anche in tempo di restrizioni per il virus è che sono stati trovati con l’ autocertificazione giornaliera per recarsi da Bolsena a Grotte Santo Stefano ad annaffiare e prendersi cura del campo coltivato. Sono quindi stati dichiarati in arresto dai carabinieri del NORM e posti in regime di detenzione domiciliare».