Come nel 1250: santa Rosa torna a casa. Ma prima di farlo, ripercorre ancora una volta le strade di quella città che fu testimone della sua ascesa divina, dalla terra al cielo, lasciando per sempre impresso nella storia di questi luoghi l’impronta del suo breve e determinante passaggio,il cui messaggio è ora veicolato in tutto il mondo dall’esempio di vita di chi la segue e dal rito che è diventato tradizione, così sentita e radicata nei viterbesi, da meritarsi nel corso del tempo il Riconoscimento Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.\r\n\r\nIn tutto ciò che si vive intorno a quella sera del tre settembre c’è tutto ciò che conta. Ci sono i valori fondamentali dell’uomo. La fratellanza, la carità, la fede, il coraggio, il sacrificio. Il dono. Ribaditi con forza, la stessa con cui i facchini sollevano a spalla e trasportano una struttura di trenta metri del peso di più di 50 quintali. C’è l’attaccamento alla terra. Così forte, che quando vedi sfilare i personaggi del Medioevo di fronte al Duomo per la processione del due settembre, ti chiedi se quei figuranti non siano stati veramente in passato ciò che oggi rappresentano. Ritornati attraverso quel varco di ricongiunzione alla memoria cittadina per essere nuovamente chi erano, e che solo una tradizione con un’anima può aprire, rendendo possibile la sovrapposizione tra realtà e ricordo. E la tradizione di santa Rosa un’anima ce l’ha, è nata dalla fede di una città che mai come in questi giorni è un universo collettivo, unico, di emozioni e sentimenti, per una Santa che negli attimi più salienti del rito è tutti loro.\r\n\r\nE anche ieri, due settembre, sono tutti lì. Assiepati in quelle strade intrise di memoria ad aspettare di vedere il corpo incorrotto di Rosa portato a spalla dai facchini per essere ricondotto nel suo santuario, dopo essere rimasto due giorni nella cattedrale cittadina per la celebrazione del Giubileo dei facchini.\r\n\r\nTutta la città si è riversata in strada per assistere al passaggio della Santa. Il suo corpo è esposto tutto l’anno presso il santuario. Sempre visibile. Eppure la gente è accorsa in massa per vedere Rosa camminare ancora nella sua città. È questa la forza del rito. Il fascino irresistibile di una storia parallela al presente, che ora però, nel momento in cui la Santa torna nelle vie in cui è stata, lo supera, addirittura, facendo diventare reale il passato.\r\n\r\nQuesto è ciò che ha vissuto la gente ieri, durante la processione che ha riportato a casa Rosa. Oltre a un momento di altissima celebrazione della fede, chiunque, ieri, è corso in strada per sentire, anche solo per un momento, la sensazione di camminare a fianco dell’esile, e straordinaria fanciulla, di condividere con lei i suoi stessi passi sulla loro stessa terra. \r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n
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